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Nucleare, l’IA entra nel decommissioning: robot, droni e gemelli digitali per smantellare gli impianti

Dai minirobot ai gemelli digitali, Sogin e Nucleco sperimentano nuove tecnologie per rendere più sicuro lo smantellamento delle centrali

Nucleare, l’IA entra nel decommissioning: robot, droni e gemelli digitali per smantellare gli impianti
Intelligenza Artificiale

IA e nucleare, la nuova sfida: così l’intelligenza artificiale può custodire la memoria degli impianti

Nel decommissioning le tecnologie digitali sono già al lavoro. Sogin e Nucleco (società gruppo Sogin) usano veicoli comandati a distanza, minirobot e droni dotati di telecamere ad alta risoluzione, sistemi LIDAR per la ricostruzione tridimensionale in tempo reale e strumenti di misura radiologica. Nel progetto europeo CLEANDEM una piattaforma robotica con sensori innovativi è stata provata nella zona controllata dell’impianto Eurex di Saluggia (VERCELLI), e i risultati sono stati presentati attraverso il gemello digitale dell’area.

Nucleco ha sviluppato Andromeda, un sistema che crea una copia digitale in 3D di un impianto con le sue informazioni fisiche e radiologiche. Per l’edificio reattore di Caorso, Sogin ha realizzato un programma interattivo che collega dati storici e misure sul campo alle immagini digitali.

L’intelligenza artificiale è il passo successivo, e forse quello più delicato. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ne indica le applicazioni più promettenti: trasformare le scansioni 3D in modelli informativi intelligenti, stimare i campi di radiazione prima che un operatore entri in un locale, pianificare le sequenze di smontaggio, ordinare decenni di documentazione tecnica. In un settore in cui una parte della memoria degli impianti è affidata a disegni ingialliti e a tecnici vicini alla pensione, un sistema capace di leggere, collegare e interrogare quell’archivio ha un valore evidente. Per questo si può dire, senza enfasi, che l’IA può aiutare a custodire la memoria atomica del Paese.

C’è però una condizione, e la pone la stessa AIEA. Al simposio su intelligenza artificiale ed energia nucleare del dicembre 2025 la conclusione è stata netta: la decisione finale deve restare all’essere umano, e questo principio non è negoziabile. Lo scopo della tecnologia è potenziare la competenza umana, non sostituirla. Sogin ha adottato un’impostazione simile. Nel 2024 ha avviato un percorso strutturato sull’IA generativa e ha emanato linee guida per un uso “responsabile, consapevole ed etico”. Fra i rischi principali indica la riservatezza delle informazioni, l’affidabilità dei risultati e l’uso improprio. È la stessa impostazione della legge italiana sull’intelligenza artificiale, la n. 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025.

Il rapporto funziona anche nella direzione opposta. L’intelligenza artificiale consuma molta energia e i data center cercano elettricità stabile e priva di emissioni: nella formula dell’AIEA, “nucleare per l’IA e IA per il nucleare”. Non a caso a Latina, attorno all’ex centrale di Borgo Sabotino, è nata la proposta CIRENE per un polo nazionale dedicato a intelligenza artificiale, supercalcolo e quantum computing, e Gianluca Artizzu (amministratore delegato di Sogin) l’ha sostenuta. La stessa Sogin, del resto, ha indicato data center, sistemi di accumulo e reattori modulari di nuova generazione come possibili utilizzi futuri dei siti in dismissione, invece del semplice ritorno al “prato verde”.

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