Consolidare la propria presenza sui mercati emergenti, riducendo ove possibile i rischi e la leva finanziaria, rafforzando la redditività su quelli sviluppati. Sembra questa la strategia con cui Vodafone vuole affrontare quest’anno, almeno a giudicare dalle ultime mosse in India e in Italia. In India, in particolare, Vodafone Group e Idea Cellular hanno annunciato di voler fondere le rispettive attività dando vita a una joint-venture da 23 miliardi di dollari che sarà con quasi 400 milioni di clienti il nuovo leader della telefonia indiana, in questi mesi alle prese con una nuova guerra di prezzi.
Nel nostro paese la mossa è di segno investo: dopo gli aumenti già decisi da Tim nelle scorse settimane, anche Vodafone ha fatto la sua mossa e dal prossimo 28 aprile aumenterà il canone base di 0,49 centesimi di euro in più ogni settimana. Un aumento motivato ufficialmente dall’attivazione “gratuita” (si fa per dire) dell’opzione Sunday che consente di utilizzare 2 GB in più di traffico dati in 4G in aggiunta a quanto si ha da piano stipulato e minuti illimitati da utilizzare però nell’arco esclusivamente delle domeniche.
Fortunatamente tutti coloro che non sentiranno la necessità di questa opzione potranno evitare la “rimodulazione contrattuale” chiamando il numero 42593 e seguendo la procedura che sarà fornita, così da passare (gratuitamente fino al prossimo 15 aprile) ad un altro piano base, Vodafone 25, per il quale lo scatto alla risposta di ogni chiamata resta 25 centesimi, mentre i costi, ugualmente invariati, sono pari a 25 centesimi al minuto per le chiamate e 29 centesimi ad Sms. Una strategia divergente che si spiega con quanto sta accadendo nei due mercati: se in Italia si è vissuta la fusione Wind-3 Italia ed in attesa che arrivi (da novembre) Iliad col marchio Free si sta vivendo una fase di consolidamento dopo anni di battaglie di prezzo, in India lo scorso anno si è assistito al lancio della rete 4G di Reliance Jio Infocomm, un investimento costato oltre 20 miliardi di dollari fortemente voluto dal più ricco uomo d’affari indiano, Mukesh Ambani, che ha poi dato il là ad una aggressiva campagna di acquisizione di clienti a colpi di sconti e tariffe promozionali.
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La decisione di Vittorio Colao di procedere ad una joint-venture in India non convince del tutto gli analisti: alcuni notano che le joint-venture possono essere un “male necessario” ma il loro successo dipende dalla volontà di entrambi i soci di fare la propria parte. In qualche modo è uno scambio, accettato dal numero uno del gruppo telefonico inglese, tra il rischio industriale rappresentato dall’operare sul mercato indiano e il rischio “diplomatico” rappresentato dal dover avere a che fare con una governante paritetica che vedrà Vodafone (che possiederà il 45,1% della nuova entità che emergerà dalla fusione) rappresentata da 3 consiglieri nel Cda. Cda in cui siederanno anche 3 uomini di Aditya Birla Group (finora azionista di maggioranza di Idea), che del nuovo gruppo avrà il 26% del capitale, più 6 consiglieri indipendenti.
Da notare che nel capitale saranno rappresentati anche altri azionisti col rimanente 28,9%. Con questo accordo Colao riesce a ridurre l’indebitamento netto di Vodafone di circa 8,2 miliardi di dollari, ma il mercato non sembra entusiasta della mossa, che pure dovrebbe contribuire a ridurre le difficoltà e la leva finanziaria necessaria ad operare su un mercato che rappresenta oltre il 10% dei ricavi del gruppo, tanto che il titolo ha chiuso stasera in calo dello 0,43% a 210,5 pence per azione a Londra. L’accordo, che non dispiace agli analisti di Berenberg visto che valuta a premio le attività del grupo britannico e “apre la porta a sinergie significativamente più ampie di quanto ci attendevamo”, non include il 42% che Vodafone possiede in Indus Towers, altra joint-venture tra il gruppo inglese e una divisione di Bharti Airteland Idea.
Ma sia Vodafone sia Idea hanno già fatto sapere che intendono ridurre la loro esposizione al mercato delle torri di trasmissioni, valutando anche un’eventuale cessione delle loro quote nella join-venture. In Italia il gruppo Vodafone ha circa 11.500 torri di trasmissioni e per il momento non sembra intenzionata a cederle, nonostante un consolidamento che potrebbe ripartire se, come riferiscono alcuni rumor, tornasse d’attualità l’ipotesi di una fusione Rai Way-Ei Towers che già due anni fa fu tentata senza successo su iniziativa del gruppo Mediaset ed ora potrebbe prendere le mosse dalla Rai. Ma poiché la strategia di Colao sembra essere molto legata allo scenario di mercato, non è detto che le cose non possano cambiare.
Luca Spoldi

