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Ora rischio Pil anche sul 2016. Spaventa il confronto con Berlino

Ora rischio Pil anche sul 2016. Spaventa il confronto con Berlino
renzi merkel
Nel commentare il dato sul Pil dell’ultimo trimestre del 2015 e dell’intero anno, gli economisti di Intesa Sanpaolo parlano di “rallentammento in atto” e di “aumento dei rischi verso il basso sulla previsione di crescita del Pil 2016”, già bassa all’1,2%. Il motivo? Oltre al contesto internazionale, ancora la mancanza di investimenti. Scenario che complica il percorso di analisi della legge di Stabilità italiana in Europa e la trattativa di Renzi sulla flessibilità…

In primavera, proiezioni alla mano e dati sull’andamento del Pil e del deficit-Pil contenuti nel Documento di economia e finanza (Def), sarà il momento della verità per valutare la congruità (a giudizio della Commissione europea) della legge di Stabilità da 30 miliardi con gli obiettivi di finanza pubblica, da cui dipenderà il colore del semaforo che Bruxelles accenderà sulla nostra manovra. Il problema è che come conferma il dato sul Pil del 2015 diffuso oggi dall’Istat (0,7%) zavorrato dal rallentamento dell’ultimo trimestre (+0,1% che lo ha situato nella parte bassa della forchetta di previsioni del Governo prima allo 0,9%), la crescita del 2016 rischia di essere molto distante dal +1,6% di incremento di Pil stimato per il 2016 da Palazzo Chigi e da cui dipende tutto l’impanto della ex-Finanziaria.

La nota dell’ufficio studi di Intesa-Sanpaolo diffusa stamattina con cui Paolo Mameli, senior economist del gruppo guidato da Carlo Messina, ha commentato il dato del quarto trimestre non lascia intravedere niente di buono su questo fronte. “La ripresa continua ma ha perso slancio nel corso del 2015. Il Pil italiano, rileva l’economista, “è cresciuto di appena lo 0,1% nel quarto trimestre 2015 rispetto al trimestre precedente. Il dato è risultato inferiore alle aspettative di consenso (0,3%) e anche alla nostra più cauta previsione (0,2%, sul quale peraltro segnalavamo rischi verso il basso dopo l’uscita del dato di dicembre sulla produzione industriale)”. In prospettiva, sottolinea Mameli, “pensiamo che nel 2016 la crescita possa essere più simile allo schema visto nei primi tre trimestri del 2015 che nell’ultima parte dell’anno: ci attendiamo una ripresa ancora guidata dalla domanda interna, anche se verosimilmente più dai consumi che dagli investimenti“.

Infatti, rileva il senior economist di Intesa Sanpaolo, “degli shock esogeni il più efficace sembra ancora essere quello sul prezzo dell’energia, che ha innescato già nel 2015 un visibile recupero di potere d’acquisto per le famiglie (dopo 7 anni consecutivi di contrazione), atteso anzi rafforzarsi nel 2016″. Viceversa, aggiunge Mameli, “ci aspettiamo un rallentamento per l’export, sulla scia della minore domanda dai Paesi extra-Ue. Le maggiori incognite riguardano la ripresa degli investimenti: le imprese hanno visto nel 2015 un miglioramento dei margini (grazie alla ripresa della domanda finale), ma rimangono assai caute nelle loro decisioni di investimento a causa delle crescenti incertezze sullo scenario (non tanto domestico quanto internazionale)”. Per Mameli, “occorrerà una riduzione di tale incertezza, oltre al rafforzamento degli incipienti segnali di ripresa nel settore delle costruzioni, per innescare un vero recupero per gli investimenti“.

In questo contesto, conclude, “sono in aumento i rischi verso il basso sulla nostra previsione di crescita del Pil 2016 (che, all’1,2%, è già da tempo nella parte bassa delle aspettative di consenso e al di sotto delle principali stime ufficiali sull’economia italiana)”. Le parole di Mameli preoccupano ancora di più alla luce dell’analisi dell’andamento della crescita tedesca (abbastanza robusta, del +1,4%) e della sua composizione. Gli esperti di Moody’s Analytics hanno infatti spiegato che “la situazione domestica in Germania è solida grazie al robusto consumo privato e a una graduale, seppur debole, ripresa degli investimenti“. Proprio quella voce che, secondo l’economisti di Intesa-Sanpaolo, è stata assente nel 2015 e da cui anche nel 2016 probabilmente arriverà un contributo nullo o quasi. La sforzo di Renzi in Europa si fa sempre più titanico.