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Economia
Il trend era in atto da un po', visto che sui mercati i trader attendevano prima o poi l'annuncio della exit strategy nella politica monetaria espansiva da parte della Federal Reserve. Ma le parole di Bernanke di mercoledì sera hanno fatto crollare il prezzo dell'oro sotto i 1.300 dollari all'oncia, per la prima volta dal settembre del 2010. Evidentemente però i mercati, compresi quelli delle materie prime, avevano atteso fino all’ultimo secondo prima di reagire negativamente.
 
In poche ore il metallo giallo è sceso a 1.287 dollari, con un calo di quasi il 7% dai 1.380 del giorno precedente. Un'inflazione controllata che non è esplosa e i timori per la carenza di liquidità dopo il progressivo stop degli acquisti di 85 miliardi di dollari di titoli da parte della banca centrale Usa hanno fatto scattare le vendite sul mercato delle commodity. Secondo gli analisti di Ubs il calo potrebbe continuare fino a 1.150 dollari all'oncia.

L’indice Standard & Poor’s Gsci, che prende in considerazione i prezzi di 24 materie prime, ha ceduto in poche ore il 2,8% e nessun prodotto si è mosso controcorrente. L’argento ha perso più del 9%, il rame ha accentuato la scivolata in atto da un paio di settimane e il nickel ha corretto i minimi quadriennali. Anche il petrolio ha accusato il colpo, complice il buon livello delle scorte commerciali americane di greggio e derivati. Gli interrogativi sulla liquidità e sulla solidità della crescita economica non hanno escluso la Cina, il primo consumatore di molte commodities.

Oro

Il risultato è evidente nei listini dei mercati a termine, che denunciano il clima improvvisamente negativo delle sale di trading. Evidente anche la disaffezione per gli Etf, gli strumenti che replicano le quotazioni della materia prima sottostante e che si scambiano come titoli azionari. Verso gli Etf auriferi si indirizzava, fino all’inverno scorso, una piccola parte degli 85 miliardi di dollari che la banca centrale Usa gettava ogni mese sui mercati grazie al riacquisto di titoli di stato. La prospettiva che questo fiume si inaridisca sta causando una forte contrazione degli acquisti e un altrettanto forte aumento dei riscatti. Dopo le parole di Bernanke, la situazione può anche peggiorare, secondo il parere di diversi analisti. Sta di fatto che la più recente valutazione sul principale degli Exchange Traded Fund auriferi, l’Spdr Gold Trust, parla di controvalori inferiori a 1000 tonnellate, il minimo da quattro anni a questa parte.

Nel settembre del 2011 l’oro aveva toccato valori record superiori a 1920 dollari per oncia, proprio nella sensazione che i programmi di quantitative easing avrebbero fatto impennare l’inflazione. Che l’inflazione finora non si sia manifestata ha dato negli ultimi due mesi un fiero colpo ai sostenitori del bene rifugio e adesso la prospettiva di un minor apporto di liquidità rischia di portare a un virtuale ko.

 

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