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di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Ma quale legge di Stabilità ultraespansiva, manovrona che, nelle stime del governo Renzi contenute nel Documento di economia e finanza (Def), dovrebbe spingere il Pil italiano del 2015 verso l’alto di uno 0,6%. Ad aiutare in maniera considerevole Palazzo Chigi nella quasi titanica impresa di far tornare la ripresa economica nel nostro Paese e a chiudere in nero i conti con Bruxelles sarà invece, secondo gli economisti di Intesa-Sanpaolo, il petrolio.
Già, perché per la direzione Studi e Ricerche del gruppo guidato da Carlo Messina che ha appena pubblicato l’edizione di dicembre dello Scenario macroeconomico, saranno proprio “l’ampio ribasso delle quotazioni petrolifere verificatosi a fine 2014” (Brent ora sotto i 60 dollari al barile) e il conseguente risparmio energetico che ne deriverà a far aumentare il Pil del prossimo anno di uno 0,4%.
Gli economisti di Intesa lo scrivono chiaramente: “Il risparmio energetico andrà a compensare un andamento ancora negativo dei dati economici a fine 2014, che avrebbe altrimenti giustificato tagli alle proiezioni di crescita del prossimo anno (stima mantenuta a un +0,4%, ndr)“.
“L’Italia – aggiungono – rimarrà indietro rispetto agli altri grandi paesi dell’Eurozona, in particolare Germania, Spagna e Olanda. Tuttavia, diversi fattori dovrebbero sostenere la ripresa: il cambio euro-dollaro più debole (1,20-1,17), l’accelerazione della domanda interna in altri paesi dell’Eurozona, la liberazione di potere d’acquisto dovuta al calo dei prezzi energetici, l’orientamento marginalmente espansivo della politica fiscale e il miglioramento delle condizioni finanziarie“, ma il contributo più importante per una decisa inversione del ciclo arriverà proprio dalle scaramucce all’interno dell’Opec e dalla strategia dei Paesi arabi. Paesi che vogliono mettere fuori gioco gli Stati Uniti della rivoluzione dello shale oil, non tagliando l’offerta di petrolio e spingendo quindi verso il basso il prezzo del barile. Altro che riforme (del mercato del lavoro) o tagli dell’Irap o, ancora, conferma del bonus Irpef.
Allargando lo sguardo fuori dal nostro Paese, gli economisti di Banca Intesa stimano che “l’andamento del greggio (stime prudenti, perché basate su un prezzo medio del barile di 72 dollari contro i circa 60 attuali) si tradurrà in un beneficio per l’economia europea nell’ordine dello 0,3% del Pil, con probabili ricadute che si estenderanno al 2016″.
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Riguardo allo scenario macroeconomico internazionale, “l’ampio ribasso delle quotazioni petrolifere verificatosi alla fine del 2014 ridurrà di almeno 400 miliardi di dollari i trasferimenti annuali di risorse finanziarie dai Paesi consumatori a quelli produttori e inciderà sull’andamento dell’economia globale nel 2015 più di quanto si immagini”. “L’impatto più immediato – spiegano poi gli esperti di Ca’ de Sass – ed evidente sarà quello sull’inflazione, destinata a scendere temporaneamente a livelli negativi nell’Eurozona e negli Stati Uniti a inizio 2015. Conseguenze che innescheranno “miglioramenti delle bilance commerciali dei Paesi consumatori, aumenti dei margini di profitto delle imprese e del potere di acquisto delle famiglie”.
“L’impatto sarà più forte negli Stati Uniti, a motivo della minore pressione fiscale sui carburanti, ma la rilevanza sarà maggiore nell’Eurozona, dove la velocità di fondo dell’economia a fine 2014 è più bassa”. “Lo shock petrolifero rafforzerà poi il ruolo trainante degli Usa per l’economia globale”, la cui “crescita è stimata in aumento del 3,6%, contro l’1,1% dell’Eurozona e lo 0,8% del Giappone”.
Riguardo alle implicazioni per le politiche monetarie, secondo il rapporto “negli Usa, dove la ripresa è solida e matura, l’effetto di stimolo alla domanda interna prevarrà su quello di temporanea riduzione dell’inflazione, e rafforzerà la prospettiva che la Federal Reserve inizi ad aumentare i tassi ufficiali a meta’ 2015″.”In Europa, invece, nonostante l’aiuto del petrolio la Bce avrà bisogno di rafforzare una ripresa ancora fragile e incapace di reggersi da sola. Ci sono segnali che nei primi mesi del prossimo anno sarà finalmente avviato un grosso programma di acquisto di titoli di stato da parte della Bce”.
Gli economisti di Intesa stimano, come dimensione minima ipotizzabile, acquisti di bond sovrani da parte dell’Eurotower per “300-350 miliardi, ma tale cifra è sufficiente soltanto se si ipotizza un grande successo degli altri programmi già annunciati e se saranno acquistati anche corporate bonds per volumi elevati (70 miliardi di euro). Probabile, perciò, che sia più ampio. Anche se non si ritiene che il programma possa avere effetti rivoluzionari sulle prospettive di ripresa, si tratterà di un passo molto utile per rinforzare la crescita, sostenere il clima di fiducia, tenere sotto controllo l’avversione al rischio e agevolare la sostenibilità del debito pubblico”.
