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Economia
Padoan all'Economia, Renzi trova la quadra non solo con la Troika

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni
 

Mette d'accordo tutti. L'Unione Europea e la Bce, che in Italia hanno avuto come sherpa d'eccezione il Quirinale e la Banca d'Italia. Gli Stati Uniti di Barack Obama che non perdono occasione per suggerire agli alleati europei che una ricetta economica basata soltanto sull'austerity e non sulla crescita è concettualmente sbagliata. I poteri forti italiani, da Confindustria a De Benedetti, ma anche i sindacati visto che il suo pallino, in materia fiscale, è quello di preferire uno swap del prelievo dal lavoro ai patrimoni e agli immobili. Addirittura un mantra nella Commissione di Bruxelles. In più, grazie al suo corposo curriculum vitae che lo ha visto anche consigliere dei governi di Massimo D'Alema, di Giuliano Amato nonché direttore della Fondazione Italianieuropei, un think-tank politico che si occupa di temi economici e sociali, accontenta anche Matteo Renzi. Il neo presidente del Consiglio che fino all'ultimo ha sperato in una figura politica.

Il capo economista e vicesegretario dell'Ocse, Pier Carlo Padoan, il nuovo ministro dell'Economia, è la chiave di volta che consente al governo Renzi di dare le risposte ai numerosi stakeholders che in questo momento stanno guardando alle vicende politiche della quarta economia europea come un punto di svolta per un Vecchio Continente che si appresta al difficile test delle elezioni di maggio. Elezioni minacciate dallo spettro dell'euroscetticismo.

Il suo esser stato  consulente presso la Banca Mondiale, la Commissione Europea e l'Eurotower, ma anche rappresentante dell’Ocse al G20 Finanza e direttore esecutivo per l’Italia del Fondo monetario internazionale rappresenta una garanzia per le elevate aspettative che gli attori internazionali hanno nei confronti del nostro Paese e del governo del "fanciullo del Caravaggio" (così il New York Times ha appena definito Matteo Renzi). Aspettative non solo in termini di svolta per la crescita, ma anche in termini di rigore e continuità con la linea del suo predecessore al Tesoro, quel Fabrizio Saccomanni che è riuscito a continuare l'opera dell'esecutivo Monti e a terminare il lavoro sui conti pubblici dell'Italia in osservanza ai dettami di Maastricht.

Le condizioni per fare bene ci sono. Padoan deve ora solamente mettere a frutto la sua convinzione che più che l'elevato debito, il vero problema dell'Italia è il suo basso livello di crescita (è dagli anni '80 che è così!). Nel nostro Paese la pensano tutti così. Oltralpe bisogna convincere la Merkel.

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