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Paolo Rotelli, dal San Raffaele a “McPao”: chi è il rapper più ricco d’Italia

Ha guidato per tredici anni il più grande gruppo ospedaliero privato d’Italia, poi ha scelto le felpe oversize, le catene d’oro e il rap francese. Ritratto di Paolo Rotelli, che oggi si fa chiamare MC Pao.

Paolo Rotelli, dal San Raffaele a “McPao”: chi è il rapper più ricco d’Italia

Paolo Rotelli, dal San Raffaele alla musica contro le tasse

Per anni Milano lo ha visto in giacca e cravatta, davanti all’ingresso del San Raffaele o in prima fila ai convegni sulla sanità. Oggi lo si trova in un videoclip generato con l’intelligenza artificiale in cui la presidente della Commissione europea diventa un vampiro e lui, sopra la base, scandisce l’elenco delle tasse che gli stanno strette.

Ma lui è sempre la stessa persona: Paolo Rotelli, erede di uno degli imperi della medicina privata più grandi d’Europa, ora rapper e produttore discografico in Francia con il nome d’arte di MC Pao.

L’erede

Classe 1989, Paolo è figlio di Giuseppe Rotelli, l’uomo che ha trasformato il Gruppo San Donato in un colosso della sanità privata. Quando il padre muore, nel 2013, lui ha 24 anni e si ritrova alla presidenza. Il peso dell’eredità è enorme, ma i numeri dicono che lo ha retto: in tredici anni il fatturato passa da 1,3 a circa 2,7 miliardi di euro.

Il suo segno, rivendica, è stato soprattutto quello di dare un volto unico a un arcipelago. Quando arrivò, pochi sapevano che il San Raffaele, il Galeazzi, il Policlinico San Donato e la Madonnina, insieme ad altre sedici strutture accreditate, facessero parte dello stesso gruppo. Sotto la sua guida arrivano il rebranding, la modernizzazione digitale e un’identità pensata per un pubblico internazionale. Nel frattempo assume anche la presidenza dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

La prova del Covid

Lo spartiacque, nel suo racconto, è la pandemia. In due settimane il gruppo mette a punto protocolli di cura per una malattia ancora sconosciuta e li condivide con il resto d’Europa; in tre settimane converte i propri ospedali in strutture dedicate quasi solo al Covid. Un’esperienza drammatica che conferma la solidità della macchina e che per Rotelli chiude un ciclo: quello che restava da fare, spiega, era lavorare bene sull’ordinaria amministrazione. E lui aveva voglia di esprimersi in altro.

Nove canzoni in tre giorni

L’occasione arriva quasi per caso. Nel 2022 si ritrova con più tempo libero di quanto sia abituato a gestire e riprende a suonare con un amico dei tempi dell’università, Antoine De Clos. A ottobre di quell’anno è a Los Angeles quando si libera all’ultimo momento uno studio negli spazi della Paramount, già pagato da chi l’aveva disdetto. I due ci entrano e ne escono tre giorni dopo con nove brani. Da quelle sessioni nasce Tractopelle Musik: tractopelle, in francese, è la ruspa, che per Rotelli abbatte il vecchio per far posto al nuovo.

Il gioco diventa presto un progetto industriale. Nel marzo 2025 chiede al suo avvocato di aiutarlo ad aprire un’etichetta, la Tractolabel, con cui oggi produce una decina di artisti. Alcuni sono nomi di una generazione fa che, secondo lui, faticano a raggiungere il pubblico giovane perché penalizzati dagli algoritmi delle piattaforme.

Lasciare il gruppo di famiglia

La decisione di uscire dal Gruppo San Donato la annuncia in primavera, in un’intervista al Corriere della Sera: il gruppo e l’università, dice, sono per lui “due missioni compiute”. La governance costruita negli ultimi anni non richiede più la sua presenza quotidiana, e c’è anche una ragione di opportunità: gli sembrava inopportuno accostare all’azienda di famiglia la sua nuova immagine di artista. Alla vicepresidenza gli subentra il fratello Marco, mentre per la guida dell’università è stata scelta l’ex ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Quanto al padre, Rotelli è convinto che gli avrebbe ripetuto il consiglio di sempre: “fai quello che vuoi, ma fallo al massimo delle tue capacità”.

Il personaggio MC Pao

Oggi vive in Francia, tra Parigi e le sessioni negli studi di Los Angeles. Il guardaroba è cambiato quanto il mestiere: cappellini da basket, felpe larghe, occhiali scuri, gioielli vistosi. I testi mescolano visioni libertarie e un’insofferenza dichiarata verso il fisco e la burocrazia europea: nel brano Vampaieur i politici di Bruxelles diventano vampiri assetati di tributi, e il ritornello elenca una tassa dopo l’altra, dallo stipendio all’eredità.

I videoclip, costruiti con immagini generate dall’IA, giocano con un immaginario pop e volutamente sopra le righe; nella biografia Instagram campeggia una parodia dello slogan trumpiano riferita alla Riviera, che lui liquida come una battuta.

Dietro la provocazione, Rotelli rivendica un’idea precisa del genere: il rap non è più soltanto la musica dei ghetti, ma quella più ascoltata al mondo, capace di attraversare le classi sociali. Accanto al gangster rap, sostiene, esiste un rap ironico e narrativo che, come il rock prima di lui, parla di ribellione, successo e identità. Nel suo caso, racconta, il tema è una società ultracapitalista che sta smarrendo i propri valori.

Un miliardario nel rap francese

A differenza di tanti progetti nati per gioco, Tractopelle ha i mezzi per farsi notare. Il collettivo ha annunciato un lavoro comune con un veterano della scena come Alkpote ed è approdato a Planète Rap, storica trasmissione di Skyrock. Un ingresso così rapido in un ambiente molto codificato ha suscitato diffidenza: lo streamer Ilies, schierato a sinistra, gli ha dedicato un’inchiesta in diretta molto critica, e parte della stampa francese ha accostato l’estetica dei suoi video a quella della galassia trumpiana, pur riconoscendo che nulla dimostra davvero una sua vicinanza all’estrema destra.

Rotelli respinge le accuse. Ricorda di aver collaborato con un think tank dell’area socialdemocratica e sottolinea che la maggior parte degli artisti della sua etichetta proviene da famiglie di origine immigrata: difficile, sostiene, conciliare l’etichetta di fascista con chi investe su di loro lasciandoli liberi di dire ciò che vogliono. Sul piano economico fa i conti senza romanticismi: lanciare un artista costa tra i 100 e i 300 mila euro, una cifra che in pochi anni si può rientrare e che, nel peggiore dei casi, diventerà mecenatismo. E fa notare di non essere il primo miliardario a mettere le mani su una casa discografica.

Ricominciare da zero

Se la musica di MC Pao convincerà il pubblico è ancora da vedere: la critica francese non è stata tenera. Ma il ritratto che emerge è quello di un uomo che, a meno di quarant’anni e con un impero alle spalle, ha scelto di rimettersi in gioco in un territorio dove il cognome conta poco e i like contano molto. L’immagine che ha scelto per sé, del resto, è proprio quella della ruspa: demolire una vita già scritta per costruirne un’altra.

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