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Economia
bancarotta

I vostri incubi sono popolati dall’Agenzia delle Entrate? Non riuscite più a tollerare un prelievo pari, in media, al 44% del Pil (ma a dicembre scorso si è toccata una punta del 52% come ricordato di recente dal premier in carica Mario Monti) e che rischia di aumentare anche quest’anno visto che il Pil dovrebbe calare mentre alcune tasse aumenteranno?

Un tempo la soluzione sarebbe stata semplice: per sfuggire alla voracità del fisco sarebbe bastato portare la vostra azienda o i vostri capitali personali all’estero. “Bei tempi” passati, che probabilmente non torneranno più, dopo che la Svizzera ha iniziato a collaborare con le autorità fiscali degli Stati Uniti e di molti paesi europei, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia comprese, e dopo che il “crack” di Cipro ha di fatto obbligato Nicosia a sacrificare la propria industria finanziaria “offshore” pur di ricevere gli indispensabili aiuti comunitari. Se qualcuno si era illuso che almeno il Lussemburgo potesse costituire un “rifugio sicuro” per tutti i contribuenti infedeli d’Europa, ebbene è di oggi la notizia che anche il Granducato è pronto ad abrogare il segreto bancario dal primo gennaio 2015, come ha annunciato ufficialmente il premier Jean-Claude Juncker.

Secondo Juncker, del resto, Vaduz non dipenderebbe “in modo esistenziale dal segreto bancario. La nostra piazza finanziaria non vive né di denaro sporco, né di evasione fiscale”. Una excusatio non petita che sembra manifestare il crescente disagio delle autorità lussemburghesi a fronte di un pressing molto forte da parte della Germania e di altri stati membri dell’area dell’euro perché si chiudano le ultime falle nella rete anti-evasori e anti-riciclaggio che già la direttiva Ue sulla collaborazione amministrativa, varata nel 2005, aveva steso prevedendo regole sullo scambio automatico di informazioni riguardo in particolare le cinque principali categorie di reddito e capitale (redditi professionali, gettoni di presenza, prodotti di assicurazione vita, pensioni, proprietà e rendite immobiliari). In realtà di paesi con “fiscalità privilegiata” in grado di attirare capitali di origine non proprio cristallina ne restano al momento diversi, tutti peraltro inseriti in una “black list” del Tesoro italiano. Ne fanno parte “paradisi” tradizionali come Panama o il Principato di Monaco (Montecarlo), paesi medio orientali come il Bahrein e gli Emirati arabi uniti, “porti franchi” asiatici come Singapore. E poi, per vari aspetti, Angola, Antigua, Costa Rica, Dominica, Ecuador, Giamaica, Kenia, le isole Mauritius, Portorico, l’Uruguay e la Svizzera stessa (per quanto riguarda le sole società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le holding, le società ausiliarie e quelle “di domicilio”).

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paradiso fiscalelussemburgobanche
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