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Partita Iva, lavorare non basta: quasi un autonomo su cinque rischia la povertà. E la flat tax a 100mila euro aiuta pochi

La Cgia: “Rischio povertà al 18,8% tra gli autonomi, contro il 7,9% dei dipendenti”. Forfettari a 17mila euro di reddito medio, flat tax per pochi

Partita Iva, lavorare non basta: quasi un autonomo su cinque rischia la povertà. E la flat tax a 100mila euro aiuta pochi
Immagine generata dall’IA

Lavorare in proprio significa maggiore libertà, ma anche meno garanzie economiche. Secondo la Cgia di Mestre, il rischio povertà tra gli autonomi è più che doppio rispetto ai dipendenti e nel Mezzogiorno riguarda quasi un lavoratore su tre. Intanto la manovra punta ad allargare il regime forfettario a 100mila euro, una misura che potrebbe interessare appena 41mila partite Iva.

Partite Iva, il 18,8% degli autonomi è a rischio povertà: nel Mezzogiorno si arriva al 31,6%

Quasi un lavoratore autonomo su cinque in Italia è a rischio povertà. Una percentuale più che doppia rispetto a quella dei dipendenti, nonostante entrambi abbiano un’occupazione. A fotografare la situazione è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che su dati riferiti al 2025 rileva un’incidenza del 18,8% tra gli autonomi, contro il 7,9% dei lavoratori dipendenti. Il divario diventa ancora più marcato nel Mezzogiorno. Al Sud il rischio povertà riguarda il 31,6% degli autonomi, praticamente uno su tre, mentre tra i dipendenti si ferma al 15,1%.

Dietro queste percentuali ci sono le condizioni di lavoro di milioni di persone. In Italia i titolari di partita Iva che presentano una dichiarazione dei redditi sfiorano i quattro milioni, tra artigiani, commercianti, professionisti e piccoli imprenditori. La possibilità di organizzare autonomamente l’attività comporta anche una maggiore esposizione alle difficoltà economiche. Ferie retribuite, tredicesima, Tfr e ammortizzatori sociali non sono garantiti ai lavoratori autonomi nelle stesse forme previste per i dipendenti. Le tutele per malattia e perdita di reddito dipendono invece dalla categoria professionale, dalla gestione previdenziale e dal possesso di specifici requisiti.

Per alcuni lavoratori iscritti alla Gestione Separata esiste l’Iscro, un sostegno economico destinato a chi subisce una forte riduzione del reddito. La misura, però, ha requisiti di accesso più restrittivi rispetto agli strumenti ordinari previsti per il lavoro dipendente. Secondo la Cgia, gli autonomi “operano in una condizione di fragilita’ strutturale, che si fa sentire soprattutto nei periodi di incertezza economica. Per questo cresce la richiesta di un sistema di welfare piu’ inclusivo, capace di riconoscere diritti e sostegni anche a chi lavora in proprio, senza penalizzare l’autonomia professionale”.

Forfettari, quasi due milioni di partite Iva: il reddito medio dichiarato è di circa 17mila euro

In Italia i contribuenti che utilizzano il regime forfettario sono ormai quasi due milioni, una platea composta prevalentemente da professionisti e piccoli operatori economici con ricavi contenuti. Il regime agevolato, introdotto nel 2015, prevede un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% nei primi cinque anni per le nuove attività che rispettano determinati requisiti. Attualmente la soglia ordinaria di accesso è fissata a 85mila euro di ricavi o compensi annui.

Secondo i dati riportati dalla Cgia, il reddito medio annuo dichiarato dai forfettari è di circa 17.190 euro. Una cifra che mostra quanto questa categoria sia diversa dall’immagine, spesso associata alle partite Iva, di professionisti con guadagni elevati. Tra le attività più rappresentate figurano quelle della sanità privata, come psicologi, medici e fisioterapisti, seguite dai professionisti del settore tecnico-edilizio, dagli studi legali e dalla consulenza aziendale.

La Lombardia è la regione con il maggior numero di forfettari, circa 356.500. Seguono il Lazio, con oltre 231mila contribuenti, e la Campania, con più di 177mila. La classifica cambia considerando il reddito medio dichiarato. In testa c’è la Provincia autonoma di Bolzano, con 20.450 euro annui, seguita da Trento, con 19.280 euro, e dalla Lombardia, con 19.260 euro.

All’ultimo posto si trova la Calabria, dove il reddito medio dichiarato dai forfettari si ferma a 14.070 euro.

Flat tax a 100mila euro nella manovra 2027: per la Cgia i beneficiari sarebbero soltanto 41mila

Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede di innalzare da 85mila a 100mila euro la soglia di ricavi e compensi per il regime forfettario, limitatamente alle imposte sui redditi. La proposta introduce anche un nuovo limite per la fuoriuscita immediata dal regime, fissato a 115mila euro ai fini delle imposte dirette. Per l’esonero dall’Iva, invece, resterebbe la soglia di 85mila euro, con uscita in corso d’anno oltre i 100mila.

La misura non è ancora definitiva, perché il disegno di legge deve completare l’iter parlamentare. Secondo la Cgia, però, l’estensione del regime avrebbe un impatto assai limitato sulla platea complessiva dei lavoratori autonomi. I potenziali beneficiari sarebbero infatti circa 41mila, a fronte di 1.996.469 contribuenti forfettari già esistenti. Un aumento della platea di appena il 2%.

L’associazione osserva: “Pur non convincendo del tutto nemmeno noi – segnalano dall’Ufficio studi della Cgia – e’ doveroso sottolineare che la portata del provvedimento e’ contenutissima. Secondo la Relazione tecnica la misura prevede una spesa annua di 260 milioni di euro. Non sono pochi soldi, ma incidono sul valore complessivo della manovra per appena l’1 per cento. Quanti soggetti potrebbero beneficiare di questa riduzione di aliquota? Sempre secondo i tecnici ministeriali, circa 41.000 partite Iva. Significa che l’attuale platea dei forfettari, pari a 1.996.469 contribuenti, aumenterebbe del 2 per cento: praticamente di pochissimo”.

La Cgia richiama anche un altro dato. L’82% dei forfettari ha ricavi inferiori a 50mila euro, una soglia molto distante dai 100mila euro al centro della proposta: “Ricordiamo inoltre che a oggi, fatto 100 il totale dei forfettari, 82 hanno ricavi inferiori ai 50.000 euro. Insomma, tanto rumore per una bolla di sapone. L’opposizione strilla contro il nulla, mentre al Governo, data la portata trascurabile della misura, c’e’ il sospetto che non abbiano colto che l’effetto sul popolo delle partite Iva sara’ pressoche’ insignificante”.

La proposta fiscale ha suscitato critiche da parte di sindacati e opposizioni, che contestano la differenza di trattamento rispetto ai dipendenti con redditi equivalenti. La Cgia invita invece a considerare la platea effettiva dei beneficiari.

La maggioranza dei forfettari dichiara ricavi inferiori a 50mila euro, mentre il rischio povertà riguarda una quota molto più ampia dell’intero lavoro autonomo. La modifica prevista dalla manovra interesserebbe quindi soltanto una piccola parte dei contribuenti.

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