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Economia
Salviamo 10 milioni di italiani senza futuro

Di Corrado Passera*

Scrivo questi appunti, su invito di Elisabetta Sgarbi, per riannodare volentieri i fili di una serata speciale come quella della Milanesiana, ospitata per la prima volta in un’aula dello storico Politecnico, un centro di eccellenza tra i più vitali in Italia. E’ stata davvero una occasione importante, impreziosita dal pianoforte di Michela Leone, per dialogare di futuro del Paese, insieme a Edoardo Nesi e Piergaetano Marchetti, figure che certo non hanno bisogno della mia presentazione

La prolusione di Vittorio Gregotti mi ha molto colpito. Ha detto cose bellissime sul dovere civile dell’architetto, un pioniere che si fa avanguardia contro l’uniformismo e che cerca nel mondo sempre  vera innovazione. E’ la visione di società alla quale mi ispiro e che è anche alla base di questa nuova “fase” della mia vita, quella che mi ha portato a fondare un movimento politico, Italia Unica a scrivere in libro che proprio oggi fa il suo esordio nelle librerie (e, lo ammetto, c’è una certa emozione), a immaginare, insomma un futuro dove si cercano, come dice Gregotti, le cose nuove che mancano.

E c’è bisogno di società nuova, quella che Edoardo Nesi ha sintetizzato nella società civile  durante il dibattito, esperienza a cui lui stesso appartiene. Ma bisogna andare oltre, immaginare che il meglio della società sappia servire il Paese e poi magari tornare alla propria attività in modo “normale”, come avviene in altri Paesi. A me è successo nella vita professionale, alternando esperienze nel mondo pubblico e privato, dalle Poste a Banca Intesa, fino all’esperienza di ministro. E credo nell’intersezione virtuosa tra questi due mondi

Scherzosamente l’amico Piergaetano ha immaginato che io fin da piccolo volessi fare il politico, visto il caleidoscopio di esperienze ai vertici che ho avuto il privilegio di vivere. Ovviamente non si può programmare il futuro,  ma è vero però che ho sempre sentito questa spinta e oggi sento il dovere di mettere a disposizione questo sentirsi “parte” della comunità per servirla in politica, perché di politica buona c’è bisogno. Tutti dicono che è impresa impossibile e sono consapevole dei rischi e delle difficoltà, ma mi chiedo il motivo perché non farlo, specie vedendo intorno a me crescere entusiasmo e vedendo unirsi competenze ed esperienze.

E’ proprio questa logica collettiva che mi ha convinto a titolare il libro “Io siamo”, perché così come Italia Unica racchiude l' amore per il nostro Paese, l’unicità, l’essere speciale e straordinariamente bello dell’Italia, anche il senso del movimento è l’unicità di un insieme. L’esperienza che ho avuto alle Poste e al Ministero mi ha convinto che, da una parte si debba rispettare ciò che è pubblico e le sua peculiarità, ma che  si possa, dall'altra,  portare nel pubblico, le regole migliori del privato:  dalla formazione all’investimento tecnologico. Serve una vera scossa positiva per rimettere in moto economia ed occupazione: non solo provocatoriamente parlo di mobilitare quei 500 miliardi di risorse che sono alla base del nostro programma. E di valutare la politica sul numero di posti di lavoro creati.

Non è mai successo che 10 milioni di persone non abbiano lavoro o non vivano con quello che hanno. Significa che metà del Paese ha paura, che non vede futuro. Eppure abbiamo straordinarie forze imprenditoriali e umane, ottime università come il Politecnico, anche se poi ci dimentichiamo che – come ha ricordato Marchetti – i nostri docenti sono pagati poco e spesso senza riferimenti al merito.  E lo stesso vale per medici o altri servitori dello Stato. Anche questo va cambiato, profondamente, perché l’economia di un Paese è nei grandi numeri che servono a rilanciarla e nelle misure piccole ma altrettanto importanti, che toccano le persone, le famiglie, le imprese.

Mi è piaciuta la passione con cui Nesi ha parlato della sua Prato, della difficoltà di fare impresa e della necessità di tornare lì, sul territorio, per fare politica. E’ una lezione preziosa (e gli aneddoti sulle infinite prove colore di tessuto per clienti esigenti ne sono sorridente conferma), preziosa di quanta arte ci sia nel nostro Paese, di quanta voglia ci sia di farcela. Lo scoramento diffuso può essere battuto liberando il dinamismo oggi in mille modi bloccato e risentendoci parte di un progetto collettivo vincente. E’ chiaro che per fare questo si debba capire che il mondo è cambiato, non è più quello degli anni ’70 che Edoardo sta iniziando a tratteggiare nel suo prossimo romanzo, ma non per questo bisogna considerarci in un inevitabile declino.

Il mix di cultura e politica, musica ed economia, racconto e visione che la serata della Milanesiana mi e ci ha offerto è un po’ la sintesi di quello di cui abbiamo bisogno e che l’Italia può avere come freccie vincente nella sua faretra. Siamo un Paese speciale e il nostro destino dipenderà da quello che, insieme, sapremo fare.

*Testo scritto da Corrado Passera sui temi e contenuti trattati nel corso dell'appuntamento della Milanesiana (diretta da Elisabetta Sgarbi) che lo ha visto in dialogo con Piergaetano Marchetti ed Edoardo Nesi

 

                                                                                 

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