Pensione di reversibilità, cambiano soglie e importi: chi rischia i tagli e a quanto ammontano - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 13:18

Pensione di reversibilità, cambiano soglie e importi: chi rischia i tagli e a quanto ammontano

Alla morte del coniuge al marito/moglie ancora in vita e ai figli spetta una parte della pensione del defunto

di Matteo Posci

Pensione di reversibilità nel 2026 cambiano le soglie e importi anche a causa della rivalutazione Istat

Nel 2026 cambiano le regole per la pensione di reversibilità che spetta alla morte di un coniuge con differenze più nette tra i beneficiari. Le soglie di reddito, basate sulla composizione del nucleo familiare e la ripartizione tra moglie/marito ancora in vita e figli, sono state riviste. Con gli adeguamenti Istat, poi, un aumento delle entrate può portare all'ingresso in una fascia più alta e quindi ad un assegno meno ricco.

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La pensione di reversibilità è innanzitutto legata all'assegno minimo, il cui nuovo importo è intorno ai 611 euro al mese. Quanto quest'ultimo cresce, in automatico si aggiornano le soglie di reddito entro cui la reversibilità è cumulabile senza tagli. Le fasce di riduzione restano tre ma con valori aggiornati:

  • oltre 23.862,15 euro all'anno è prevista una diminuzione del 25%
  • oltre 31.816,20 euro all'anno è prevista una diminuzione del 40%
  • oltre 39.769,25 euro all'anno è prevista una diminuzione del 50%

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Sono al sicuro dai tagli chi nel proprio nucleo familiare include figli minorenni, studenti ancora a carico o soggetti con disabilità. In questi casi l'assegno resta totalmente cumulabile e non scattano le decurtazioni. In ogni caso la legge stabilisce che la trattenuta non può superare l'ammontare dei redditi che hanno generato il taglio.

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Parlando di adeguamenti Istat, invece, nel 2026 è prevista una rivalutazione dell'1,4% per gli importi fino a 4 volte il minimo, che si abbassa del 90% tra 4-5 volte il minimo e al 75% per le fasce superiori. Per la pensione di reversibilità, però, l'adeguamento non si applica direttamente sulla percentuale spettante al coniuge ancora in vita. Prima si interviene sulla pensione del titolare deceduto e solo dopo l'importo viene ripartito tra i beneficiari. Al coniuge spetta il 60% della pensione, che sale all'80% in presenza di un figlio e al 100% con due figli. In assenza del coniuge, un figlio ha diritto al 70% della pensione, due figli all'80% e tre o più al 100%.

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