Se il tasso di rivalutazione fosse fissato al 2,8%, l’aumento partirebbe dal 1° gennaio 2027. L’Inps lo inserirebbe automaticamente nel primo assegno dell’anno, senza richiedere una domanda al pensionato.
Pensioni 2027, da quale mese partirebbe la rivalutazione
La perequazione delle pensioni viene applicata all’inizio di ogni anno per adeguare gli assegni alla variazione dei prezzi registrata nell’anno precedente. Seguendo la procedura ordinaria, il tasso provvisorio del 2027 dovrebbe essere definito con un decreto del ministero dell’Economia e del ministero del Lavoro pubblicato verso la fine del 2026.
Un indice del 2,8% avrebbe decorrenza dal 1° gennaio 2027. L’aumento riguarderebbe tutte le mensilità successive e concorrerebbe anche alla determinazione della tredicesima.
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L’adeguamento sarebbe automatico. L’Inps ricalcolerebbe le pensioni già in pagamento al 31 dicembre 2026 e riporterebbe il nuovo importo nel cedolino di gennaio. La stessa procedura è stata adottata per il rinnovo delle pensioni 2026, che ha interessato oltre 20 milioni di posizioni previdenziali e assistenziali.
Chi riceve più pensioni non avrebbe un aumento pieno su ciascun trattamento preso separatamente. L’Istituto sommerebbe gli assegni presenti nel Casellario centrale, applicherebbe le percentuali previste alle diverse fasce e distribuirebbe la rivalutazione tra le pensioni interessate.
Pensioni rivalutazione 2027: quando arriverebbe il pagamento di gennaio
La data esatta dell’accredito dipenderà dal calendario bancario del 2027. Le pensioni vengono pagate normalmente nel primo giorno bancabile del mese. Per gennaio è prevista una disciplina specifica, legata all’avvio del nuovo esercizio finanziario e ai giorni festivi.
L’aumento resterebbe comunque riferito all’intero mese di gennaio, anche se la disponibilità delle somme sul conto corrente dovesse slittare di alcuni giorni. La data del bonifico non cambia la decorrenza giuridica della perequazione.
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Il pensionato potrà verificare il ricalcolo attraverso il servizio “Cedolino della pensione” nell’area personale del sito Inps. Nel documento vengono indicati l’importo lordo rivalutato, le ritenute Irpef, le addizionali regionali e comunali e le eventuali operazioni di conguaglio.
Un aumento lordo del 2,8% non produce necessariamente una crescita identica dell’accredito netto. Le trattenute fiscali possono assorbire parte della differenza, soprattutto nei mesi in cui vengono recuperate le addizionali o effettuati conguagli.
Pensioni rivalutazione 2027: quando potrebbero essere pagati gli arretrati
Il primo indice applicato a gennaio è normalmente provvisorio. Il valore definitivo viene stabilito sulla base dell’inflazione effettivamente registrata e può risultare superiore, uguale o inferiore alla stima iniziale.
Se il tasso definitivo superasse il 2,8%, ai pensionati spetterebbe la differenza maturata dal 1° gennaio. Il recupero avverrebbe attraverso un conguaglio disposto dall’Inps secondo le scadenze fissate dalla normativa.
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Con un valore definitivo uguale al 2,8% non ci sarebbero arretrati. Un dato inferiore potrebbe invece comportare un adeguamento dei calcoli, secondo le modalità indicate nel provvedimento ministeriale.
L’ipotesi resta esposta all’andamento dei prezzi nella seconda metà del 2026. A giugno l’inflazione annua italiana risultava pari al 3%, mentre le previsioni Istat indicano un rallentamento medio nel 2027.

