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Pensioni 2027, buone notizie? Rivalutazione verso il 2,9%: ecco quanto potrebbero aumentare gli assegni

La perequazione definitiva arriverà a novembre: con una stima del 2,9% gli aumenti lordi vanno da 29 a oltre 100 euro al mese

Pensioni 2027, buone notizie? Rivalutazione verso il 2,9%: ecco quanto potrebbero aumentare gli assegni

L’inflazione spinge verso l’alto le stime sulla rivalutazione delle pensioni 2027. Con un’ipotesi del 2,9%, gli assegni fino alle prime fasce potrebbero salire di decine di euro al mese.

Pensioni 2027, il 2,9% è ancora una stima: gli importi possibili fascia per fascia

Quanto aumenteranno le pensioni nel 2027? Dopo il forte rialzo dell’inflazione di settembre, le simulazioni sulla prossima perequazione si sono spostate verso il 2,9%, ma è indispensabile mettere subito un punto fermo: non è ancora la percentuale ufficiale.

L’Istat ha stimato per settembre un’inflazione generale del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto. Per la rivalutazione delle pensioni conta però il FOI senza tabacchi e il dato definitivo di settembre sarà pubblicato il 16 ottobre. La percentuale provvisoria da applicare agli assegni dal gennaio 2027 sarà poi definita dal Ministero dell’Economia attraverso il consueto decreto autunnale.

Pensioni 2027, quanto aumenterebbero con una rivalutazione del 2,9%

Prendendo come scenario centrale il 2,9%, per gli importi interamente coperti dalla rivalutazione piena i conti sono immediati.

Una pensione lorda di 1.000 euro aumenterebbe di circa 29 euro al mese, arrivando a 1.029 euro. Con 1.500 euro si passerebbe a circa 1.543,50 euro, quindi 43,50 euro in più. Un assegno da 2.000 euro guadagnerebbe circa 58 euro lordi al mese.

Salendo di importo, il calcolo cambia perché entrano in gioco le diverse fasce di perequazione. Nello scenario al 2,9%, le simulazioni indicano circa 80,18 euro in più per una pensione da 2.800 euro, 96,53 euro su 3.500 euro e 107,41 euro su 4.000 euro.

Perché gli aumenti non sono uguali per tutti

Se il meccanismo attuale verrà confermato, la rivalutazione è piena fino a quattro volte il trattamento minimo, scende al 90% per la quota successiva e al 75% per quella ancora superiore. Questo significa che non basta moltiplicare qualsiasi pensione per il 2,9%.

Anche sulla pensione minima serve cautela. La sola perequazione porterebbe l’importo base da circa 611,85 a 629,59 euro, ma nel 2026 è presente anche una maggiorazione aggiuntiva dell’1,3% che, senza un nuovo intervento legislativo, scade alla fine dell’anno.

Quando sapremo l’aumento definitivo delle pensioni

Il prossimo passaggio utile arriverà il 16 ottobre, quando l’Istat pubblicherà i dati definitivi di settembre, compreso il FOI.

La percentuale utilizzata per le pensioni di gennaio sarà fissata successivamente dal Mef, sulla base dell’andamento medio dei prezzi. Fino a quel momento, quindi, 2,9% deve rimanere accompagnato dalla parola “stima”.

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