Le pensioni previdenziali delle donne sono più basse del 34% rispetto a quelle degli uomini. Nel 2025 l’assegno medio femminile si è fermato a 1.491,7 euro al mese, contro i 2.260,6 euro degli uomini. Secondo il Rendiconto sociale Inps, le prestazioni considerate sono quelle di invalidità, vecchiaia e superstiti. La media complessiva delle pensioni previdenziali è pari a 1.876,1 euro mensili, ma il confronto tra uomini e donne mostra una distanza ancora ampia.
Pensioni donne, quanto vale il divario negli assegni
Il dato Inps porta il divario pensionistico dentro la vita quotidiana di milioni di persone. Una pensionata incassa in media quasi 769 euro al mese in meno rispetto a un pensionato. Su base annua significa oltre 9mila euro lordi di differenza.
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La distanza non riguarda una sola categoria. RaiNews, riprendendo i dati Inps, segnala che nelle pensioni di vecchiaia dei dipendenti privati la differenza sfiora il 45%. In questo caso il divario accumulato durante la carriera lavorativa arriva direttamente sull’assegno mensile.
Nel 2025 i pensionati sono quasi 15,5 milioni. Le donne sono il 51,9% del totale, gli uomini il 48,1%. Pur essendo più numerose, le donne ricevono importi medi inferiori. La differenza nasce da retribuzioni più basse, carriere discontinue, part-time involontario, periodi di cura familiare e minore presenza nei ruoli meglio pagati.
Pensioni donne: il divario nasce da salari più bassi e carriere spezzate
La pensione contributiva riflette quanto è stato versato durante la vita lavorativa. Chi guadagna meno versa meno contributi. Chi interrompe il lavoro per assistere figli o familiari accumula meno anni utili. Chi resta a lungo nel part-time si ritrova con una base pensionistica più fragile.
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Il Rendiconto di genere Inps 2025 collega il divario pensionistico alla condizione femminile nel mercato del lavoro. Nella fascia 35-49 anni, il tasso di occupazione femminile risulta al 67%, contro l’87,4% degli uomini. La distanza nell’occupazione si somma al differenziale retributivo e produce effetti anche dopo l’uscita dal lavoro.
Il problema non si chiude quindi con il pensionamento. L’assegno più basso riduce la capacità di sostenere spese sanitarie, affitto, bollette e assistenza personale. Per molte donne sole o vedove, la pensione diventa l’unica entrata stabile del mese.
Pensioni donne: perché il divario resta alto anche nel 2025
Il 34% indicato dall’Inps non misura soltanto la differenza tra due assegni. Racconta anni di stipendi più bassi, contratti meno continui e minori avanzamenti di carriera. Le pensioni di oggi dipendono dalle condizioni di lavoro di ieri.
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Le misure di sostegno alla genitorialità e alla cura incidono solo se accompagnate da occupazione stabile e salari adeguati. Senza una maggiore continuità lavorativa femminile, il divario resta incorporato nel sistema previdenziale.

