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Economia

La Francia ritocca il sistema pensionistico. L'Assemblea nazionale ha infatti dato il via libera alla riforma della previdenza, dopo un gesto in extremis del governo Ayrault in favore degli assegni più bassi, con una maggioranza più consistente (291 voti a favore e 243 contrari).

Il progetto di legge prevede un nuovo allungamento del periodo contributivo e crea un indice di calcolo per i lavori usuranti. Nel dettaglio,  il periodo di contributi necessario per ottenere una riforma a tasso pieno sarà gradualmente allungato a partire dai nati nel 1958, nella misura di un trimestre ogni 3 anni, fino a 43 anni nel 2035. Questa misura dovrebbe far risparmiare 2,7 miliardi di euro, ma soltanto all'orizzonte 2030.

L'età legale per andare in pensione resta fissata a 62 anni, quella per beneficiare di una pensione piena, a prescindere dalla durata di contribuzione, a 67 anni. Il previsto aumento dei contributi salariali e padronali, di +0,15 punti nel 2014 poi di 0,05 punti all'anno fino al 2017, è stato iscritto non nel testo della riforma pensionistica ma nel bilancio della Sécurité Sociale 2014.

Tale aumento dovrebbe fruttare 4,4 miliardi nel 2020, a fronte di un deficit dei regimi di base valutato in 7,6 miliardi per quella data. Infine, è stato creato il "conto lavori usuranti" in base al quale ogni dipendente che sia stato esposto a uno dei 10 criteri inseriti in uno speciale elenco (lavoro notturno, temperature estreme, rumore, ecc.) accumula 'punti'.

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