La pensione del futuro si potrebbe cominciare a costruire molto prima di entrare nel mondo del lavoro. È l’idea alla base della proposta lanciata dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, che dal Meeting di Rimini ha parlato della possibilità di affidare proprio all’Istituto la gestione di un nuovo “terzo pilastro” previdenziale. “La proposta principale che ho formulato, e sulla quale c’è concordanza, riguarda la gestione di questo terzo pilastro da parte dell’Istituto”, ha spiegato Fava, aggiungendo di aver “letto con grande piacere” che il ministro del Lavoro Marina Calderone ha «raccolto favorevolmente la proposta”. Ma che cosa significa, concretamente?
Oggi il sistema si basa principalmente su due livelli: da una parte c’è la pensione pubblica, costruita attraverso i contributi versati durante la vita lavorativa; dall’altra c’è la previdenza complementare, cioè fondi pensione e altri strumenti con cui il lavoratore può mettere da parte risorse aggiuntive. Il terzo pilastro immaginato da Fava sarebbe qualcosa di ulteriore: una sorta di “salvadanaio previdenziale” destinato soprattutto ai giovani, che potrebbe essere aperto molto presto e alimentato nel corso della vita. L’idea è che lo Stato possa contribuire all’avvio, mentre successivamente potrebbero aggiungersi versamenti della famiglia e della stessa persona. Le somme verrebbero poi gestite a capitalizzazione, cioè investite con l’obiettivo di farle crescere nel lungo periodo, per ottenere alla fine una rendita o comunque una disponibilità aggiuntiva rispetto alla pensione pubblica.
Il motivo per cui si guarda soprattutto ai giovani è semplice: chi oggi ha venti o trent’anni rischia di arrivare alla pensione dopo una carriera molto diversa da quella delle generazioni precedenti. Il sistema contributivo lega infatti l’importo futuro ai contributi effettivamente accumulati. Carriere discontinue, periodi di disoccupazione, ingresso tardivo nel mercato del lavoro e salari bassi possono quindi tradursi in un assegno più contenuto. L’obiettivo del nuovo strumento sarebbe proprio quello di iniziare ad affrontare il problema con largo anticipo, costruendo una seconda riserva economica destinata alla vecchiaia.
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Attenzione, però: non si tratta di una nuova pensione già approvata, né di una modifica immediata dell’età pensionabile. È una proposta che dovrebbe essere trasformata in legge e poi definita nei dettagli. Restano da stabilire, tra le altre cose, quanto dovrebbe versare lo Stato, chi avrebbe diritto al contributo iniziale, come potrebbero partecipare le famiglie e con quali regole verrebbero investiti i soldi. Fava ha comunque chiarito che l’Inps è pronto a mettersi al lavoro “non appena avremo il via libera”, sottolineando che si tratterebbe di «un lavoro di squadra con istituzioni, legislatore e governo».
Il tema si inserisce nel problema più ampio della sostenibilità delle pensioni nei prossimi decenni. L’Italia ha sempre meno giovani e una popolazione anziana sempre più numerosa: per questo, accanto alle regole sull’età di uscita e sui contributi, il dibattito si sta spostando anche su come permettere alle nuove generazioni di costruirsi per tempo una maggiore sicurezza economica. Il “terzo pilastro” dell’Inps, se mai arriverà, andrebbe proprio in questa direzione: non sostituire la pensione pubblica, ma affiancarla con un capitale costruito lentamente nel corso della vita.

