La rivalutazione delle pensioni cambia nel 2027 e per una parte dei pensionati potrebbe tradursi in aumenti più contenuti rispetto a quelli previsti dall’attuale meccanismo. La Manovra interviene infatti sul sistema di perequazione automatica, lo strumento che ogni anno adegua gli assegni all’inflazione per tutelare il potere d’acquisto. L’obiettivo è contenere la spesa previdenziale, ma la revisione rischia di penalizzare soprattutto chi percepisce trattamenti medio-alti e alti. La novità principale riguarda il passaggio dal sistema per scaglioni a quello per fasce, con percentuali di rivalutazione differenziate in base all’importo complessivo della pensione. In questo modo, superate determinate soglie, la percentuale di adeguamento si riduce e l’incremento riconosciuto risulta inferiore.
Pensioni, ecco chi rischia di perdere fino a 1000 euro
Le conseguenze maggiori riguarderebbero i pensionati con assegni più elevati. Secondo le stime riportate, chi percepisce una pensione lorda mensile compresa tra 2.500 e 3.000 euro potrebbe perdere circa 100 euro all’anno rispetto al meccanismo attuale. Per i trattamenti superiori ai 6.000 euro lordi mensili, la riduzione potrebbe arrivare fino a 1.000 euro annui. La perdita aumenterebbe progressivamente al crescere dell’importo dell’assegno. Al contrario, non sarebbero penalizzati i pensionati con trattamenti fino a 2.000 euro lordi al mese, per i quali resterebbe il riconoscimento del 100% dell’inflazione. In questo caso, gli aumenti mensili potrebbero attestarsi indicativamente tra 45 e 60 euro, in base al tasso di rivalutazione applicato.
Pensioni, il sistema attuale e le nuove percentuali
Attualmente la rivalutazione delle pensioni prevede tre diverse aliquote, calcolate per scaglioni: il 100% dell’inflazione per la quota di assegno fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, il 90% per la parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% per la quota superiore a cinque volte. La Legge di Bilancio per il 2027 introduce invece cinque fasce, con percentuali di adeguamento progressivamente decrescenti. La rivalutazione piena, al 100%, viene riconosciuta per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, indicato in 611,85 euro, e quindi fino a 2.447,40 euro lordi mensili.
Per le pensioni superiori a questa soglia cambia il quadro. Nel dettaglio, le nuove percentuali previste sono:
- 100% per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, pari a 2.447,40 euro;
- 85% per i trattamenti superiori a quattro e fino a cinque volte il minimo, pari a 3.059,25 euro;
- 53% per gli assegni superiori a cinque e fino a sei volte il minimo, fino a 3.671,10 euro;
- 47% per le pensioni superiori a sei e fino a otto volte il minimo, fino a 4.894,80 euro;
- 37% per i trattamenti superiori a otto e fino a dieci volte il minimo, fino a 6.118,50 euro;
- 32% per gli assegni superiori a dieci volte il trattamento minimo.
Il nuovo sistema riduce quindi la percentuale di rivalutazione riconosciuta ai trattamenti più elevati, con un impatto crescente al salire dell’importo della pensione. Il confronto con il meccanismo attuale dovrà comunque tenere conto delle modalità di applicazione delle nuove fasce e dei valori definitivi dell’inflazione.
Pensioni, nuovo fondo da 850 milioni. Ipotesi di uscita a 64 anni
La Manovra 2027 interviene anche sul fronte delle pensioni anticipate. È previsto un fondo da 850 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029, destinato a finanziare misure di accompagnamento all’uscita dal mercato del lavoro. Il fondo dovrebbe sostenere interventi rivolti anche a specifiche categorie di lavoratori in difficoltà e prevedere eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali. Le modalità operative saranno definite con un successivo provvedimento legislativo. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe una nuova versione di Quota 100, con la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni, a condizione di aver maturato almeno 36 anni di contributi. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che dovrà essere tradotta in una disciplina concreta: non è ancora una misura di pensionamento direttamente accessibile.
Pensioni, Ape sociale confermata anche nel 2027
Tra le misure previdenziali viene confermata anche per il 2027 l’Ape sociale, lo strumento che consente ad alcune categorie di lavoratori di anticipare l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni e sei mesi. La misura è destinata a disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, caregiver che assistono familiari con disabilità, persone con invalidità e lavoratori impegnati in mansioni gravose. Per il rifinanziamento sono previsti 180 milioni di euro aggiuntivi nel 2027 e 370 milioni per il 2028, con stanziamenti programmati anche negli anni successivi, fino al 2032. Resta confermato il divieto di cumulare l’indennità con redditi da lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione il lavoro autonomo occasionale, consentito entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
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