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Pensioni minime, assegni più alti nel 2026: ecco chi ci guadagna

Per oltre 2,2 milioni di pensionati scattano gli aumenti previsti dalla rivalutazione e dalla Legge di Bilancio. Tutte le novità, dai requisiti agli scenari per il 2027

Pensioni minime, assegni più alti nel 2026: ecco chi ci guadagna
anziani

Pensioni minime, doppio aumento nel 2026: ecco come cambiano gli assegni

Per chi percepisce una pensione minima il 2026 è iniziato con un assegno più consistente. L’aumento non dipende da un’unica misura: da una parte c’è la rivalutazione automatica legata all’inflazione, dall’altra la maggiorazione straordinaria confermata dal governo nell’ultima Legge di Bilancio. Il risultato è un incremento che interessa circa 2,2 milioni di pensionati.

Quanto vale oggi la pensione minima

Da gennaio il trattamento minimo è salito a 619,80 euro al mese per tredici mensilità, circa otto euro in più rispetto al 2025 grazie alla rivalutazione dell’1,4%, calcolata sulla base dell’inflazione registrata lo scorso anno dall’Istat.

A questo incremento si aggiunge poi la maggiorazione prevista dalla Manovra, pari all’1,3%, che vale circa 20 euro mensili ed è destinata esclusivamente ai titolari delle pensioni minime.

Chi può ricevere l’integrazione

La pensione minima è un’integrazione economica riconosciuta dall’Inps a chi, pur avendo maturato il diritto alla pensione, percepisce un assegno inferiore alla soglia fissata dalla legge. Possono beneficiarne anche alcuni titolari di pensione di reversibilità, purché rispettino i limiti di reddito previsti.

Per ottenere l’integrazione è necessario risiedere in Italia e possedere i requisiti richiesti. In linea generale servono almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi. Per chi ha compiuto 71 anni, invece, bastano cinque anni di contribuzione, a condizione di rientrare nelle soglie reddituali stabilite.

Come funziona la rivalutazione

Ogni anno gli assegni pensionistici vengono adeguati all’andamento dell’inflazione per limitare gli effetti dell’aumento del costo della vita. Il meccanismo, però, non si applica nello stesso modo a tutte le pensioni.

Gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo ricevono la rivalutazione piena, pari quest’anno all’1,4%. Tra quattro e cinque volte il minimo l’adeguamento viene riconosciuto al 90%, mentre per gli importi superiori scende al 75%.

Serve fare domanda?

Nella maggior parte dei casi no. L’Inps riconosce automaticamente l’integrazione quando liquida la pensione. Solo se la situazione reddituale non risulta aggiornata o cambia nel tempo può essere necessario presentare la documentazione attraverso i servizi online dell’Istituto oppure rivolgendosi a un patronato.

Che cosa può succedere nel 2027

Il prossimo anno gli assegni potrebbero aumentare ancora. Nel Documento programmatico di bilancio il governo ha stimato per il 2026 un’inflazione del 2,8%. Se il dato verrà confermato, anche la rivalutazione delle pensioni nel 2027 potrebbe attestarsi sulla stessa percentuale.

Secondo alcune simulazioni, la pensione minima arriverebbe così a circa 628,98 euro al mese, con un incremento di poco superiore agli 11 euro rispetto agli importi attuali.

Resta però un’incognita: la maggiorazione straordinaria introdotta dalla Legge di Bilancio scade il 31 dicembre 2026 e, per essere confermata, dovrà essere rifinanziata nella prossima Manovra.

Ad agosto alcuni assegni saranno più bassi

Per una parte dei pensionati, invece, da agosto scatterà una riduzione dell’importo. L’Inps ha concluso i controlli sulla quattordicesima e sul bonus aggiuntivo da 154,94 euro collegati ai redditi del 2021. Chi non ha inviato entro il 19 settembre 2025 la dichiarazione reddituale richiesta perderà definitivamente questi benefici e dovrà restituire le somme eventualmente percepite senza averne diritto.

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