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Economia
Morando (Economia): no al taglio del 10% alle pensioni retributive


Domanda secca: ci sarà un taglio del 10% alle pensioni calcolate con il metodo retributivo superiori ai 3.500 euro al mese? "La mia risposta è no. Abbiamo delle priorità, che sono le riforme strutturali. Mi dedicherei a questo", afferma ad Affaritaliani.it Enrico Morando, viceministro dell'Economia.

LE INDISCREZIONI

Pensioni, taglio del 10% sulle retributive: l’asticella del consigliere di Renzi. Dopo l’intervista del ministro del Welfare Giuliano Poletti, dove non si esclude anzi si riprende il tema di un taglio delle pensioni più alte, si cerca di capire a che livello sia da fissare l’”asticella” evocata dal ministro e che già suscita apprensioni nella vasta platea dei pensionati e gli inevitabili malumori di maggioranza. Dipende da dove si fissa, dice il ministro.
 
Nel senso che se il cosiddetto contributo di solidarietà insisterà sulle cosiddette pensioni d’oro, o comunque di importo molto elevato, la misura non sarà impopolare ma raccoglierà briciole dal lato del risparmio, se invece si abbasserà troppo, di fatto si qualificherà come una ulteriore bastonata fiscale al ceto medio esteso (“Lasciate stare il ceto medio”, suggerisce Dario Di Vico sul Corriere della Sera). In assenza di altre precisazioni, La Stampa ricorda come Yoram Gutgeld, il consigliere economico di Matteo Renzi (quindi un punto di vista privilegiato all’interno della cabina di regia economica del governo) fissa l’ormai famigerata asticella al 10% delle pensioni calcolate con il metodo retributivo (cioè l’assegno previdenziale uguale all’ultima busta paga e non come risultato dei contributi effettivamente versati).
 
L’ipotesi, tuttora in piedi, è di chiedere un contributo di solidarietà del dieci per cento e un blocco della indicizzazione biennale a coloro i quali percepiscono una pensione con il sistema retributivo superiore ai 3.500 euro al mese. La ratio della proposta è semplice: questi pensionati ricevono una pensione ben più alta di quella percepita da chi è andato in pensione dopo la riforma Dini del 1996, che ha progressivamente eliminato quel tipo di trattamenti.

Il sistema retributivo permetteva di ottenere una pensione sulla base dell’ultima busta paga; di qui il malcostume, allora in voga in ministeri e uffici pubblici, di concedere scatti di carriera a pochi giorni dall’uscita dal lavoro. Oggi, con il sistema contributivo, il calcolo della pensione viene fatto tenendo conto dei contributi effettivamente versati. Ma la stortura generazionale causata dai generosi assegni di una volta è intatta. Ancora oggi – lo ricordavano pochi mesi fa su lavoce.info Fabrizio e Stefano Patriarca – al cinque per cento dei pensionati più ricchi (800mila su un totale di 16 milioni) va più del 16 per cento del totale della spesa per pensioni: 43 miliardi su 270.

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