Il blocco di Hormuz continua e le preoccupazioni sul fronte internazionale aumentano. Nessuno nega più la crisi energetica, ma adesso ci sono i primi veri e concreti segnali che il problema riguarda anche chi questa guerra con l’Iran l’ha causata: gli Stati Uniti di Trump. I dati dell’Agenzia Usa di informazione sull’energia (Eia) hanno evidenziato un calo delle scorte commerciali di petrolio degli Stati Uniti, che sono diminuite nella settimana chiusa il 10 aprile addirittura di oltre 910 mila barili rispetto alla settimana precedente. Gli analisti si aspettavano un aumento. Nella stessa settimana dalle riserve strategiche sono stati prelevati circa 4,1 milioni di barili e le scorte di benzina sono crollate di 6,328 milioni di barili.
Anche la Ue si prepara a dover affrontare una crisi energetica che potrebbe prolungarsi per molto tempo. La Commissione ha dichiarato di valutare due scenari principali. Se il cessate il fuoco dovesse reggere e il blocco Usa dello Stretto fosse revocato, i flussi di petrolio e gas tornerebbero alla normalità in pochi mesi e i prezzi dovrebbero diminuire. Se però le tensioni dovessero protrarsi, i mercati energetici andrebbero incontro a uno choc di approvvigionamento prolungato e a picchi estremi dei prezzi e l’Europa potrebbe avere difficoltà a riempire gli stoccaggi di gas per l’inverno.
Nelle prime settimane di aprile il livello degli stoccaggi italiani di gas ha sfiorato il 44%. L’obiettivo in vista di ottobre fissato dall’Ue è l’80%, ma ci si spinge anche al 90% (vedi proprio l’Italia) vista la gravità della crisi in atto. Ma il momento però è quello più sfavorevole per il riempimento degli stoccaggi. Il prezzo del gas adesso è a 45 euro per megawattora in Europa. Al Ttf, hub di riferimento europeo, i future del gas naturale sono scambiati a 44,8 euro per megawattora (-3%). Prezzi alti ma non ancora altissimi, però l’incertezza rischia di far schizzare i costi.

