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Economia
Giù il petrolio? Non è una manna. Mina la crescita mondiale.Ecco perché

In attesa che si tenga il vertice dell’Opec il prossimo 27 novembre, le quotazioni del greggio si mantengono poco sopra gli 85 dollari al barile, in rialzo dai minimi toccati la settimana scorsa, ma ben al di sotto dei 106 dollari della media dell’ultimo quadriennio. L’Organizzazione con sede a Vienna produce il 40% del petrolio mondiale e a settembre ha incrementato l’output a 30,66 milioni di barili al giorno, il livello più alto degli ultimi 13 mesi.

Contrariamente alle attese, l’Arabia Saudita, che produce 9,65 milioni di barili al giorno e che ha un potenziale fino a 12,5 milioni, non ha tagliato più la produzione, anche perché ritiene di avere già fatto la sua parte in questi anni di crisi e in agosto aveva abbassato ancora di 400 mila barili.

Ma il prezzo del petrolio quanto potrà scendere ancora senza che molti si facciano male? Già, perché contrariamente a quanto pensano in molti e cioè che un prezzo del petrolio in calo sia un toccasana per le economie occidentali energivore, soprattutto europee, prive di materie prime, un livello troppo basso del costo del barile finisce per penalizzare la crescita del Pil mondiale.

Secondo gli analisti finanziari di Convictions AM, società di gestione del risparmio, un prezzo del petrolio, sceso del 25% da metà giugno, sotto gli 80 dollari intraprenderebbe una traiettoria pericolosa per le grandi economie esportatrici di greggio. Non solo quella russa, dove creerebbe contraccolpi evidenti, visto che il 46% delle entrate fiscali deriva dalla vendita di gas e greggio (per tenere in pareggio il bilancio, Mosca avrebbe bisogno di una quotazione a 100 dollari al barile e per ogni dollaro in meno, lo Stato perderebbe 2 miliardi di dollari di entrate), ma anche quella americana. 

Un improvviso calo nel business del petrolio sta penalizzando anche gli Stati Uniti che, grazie allo shale gas e allo shale oil, stanno esportando combustibili e che hanno bisogno di un prezzo alto per sostenere lo sviluppo del business legato alle nuove tecniche esplorative. Cali del valore dei flussi di esportazione che potrebbero minare la crescita Usa, locomotiva mondiale assieme alla Cina. Inoltre, spiegano gli esperti di Convictions AM, una diminuzione dei ricavi da vendita del petrolio avrebbe anche un effetto destabilizzante in molti paesi produttori mediorientali, rinfocolando le tensioni politiche  nell'area e promuovendo la penetrazione di jihadisti in Medio Oriente.

 

 



 

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