Il petrolio è crollato di quasi l’8%, ma questo non significa che il prezzo della benzina alla pompa scenderà della stessa percentuale. Se il ribasso del greggio dovesse consolidarsi, l’effetto potrebbe tradursi nell’ordine di alcuni centesimi al litro, con tempi e dimensioni legati alle quotazioni dei prodotti raffinati, al cambio euro-dollaro e alle decisioni delle compagnie. Il Brent ha chiuso la giornata del 2 novembre in calo del 7,9% a 104,5 dollari al barile, mentre il Wti è sceso del 7,3% a 96,55 dollari. A spingere verso il basso le quotazioni sono state soprattutto le notizie sulla ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Perché un petrolio a -8% non significa benzina a -8%
Il prezzo pagato dall’automobilista non dipende soltanto dal costo del greggio. Alla pompa entrano infatti il prezzo internazionale del prodotto raffinato, i costi della distribuzione, i margini degli operatori, le accise e l’Iva.
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Le accise sono una componente fissa per litro: se il petrolio scende, quella parte del prezzo non cambia. L’Iva viene invece applicata anche alle altre componenti. Di conseguenza un calo dell’8% del Brent ha un’incidenza percentuale molto più ridotta sul prezzo finale. Il 3 novembre la benzina self service viaggiava in Italia attorno a 2,010 euro al litro, mentre il gasolio si attestava a circa 2,240 euro.
Carburanti, quanto potrebbe scendere la benzina
Tra il livello precedente al crollo e i 104,5 dollari raggiunti lunedì il Brent ha perso circa 9 dollari al barile. Considerando che un barile contiene circa 159 litri, il ribasso del solo greggio equivale in termini puramente aritmetici a poco più di 5 centesimi di dollaro per litro.
Se il movimento fosse interamente trasferito lungo la filiera, con cambio euro-dollaro stabile e senza variazioni dei margini di raffinazione, l’effetto finale potrebbe essere nell’ordine di 5-6 centesimi al litro considerando anche l’Iva. È però una simulazione, non una previsione: la benzina è un prodotto raffinato e le sue quotazioni possono muoversi diversamente rispetto al Brent. Un calo di 5 centesimi porterebbe, per esempio, una media self da 2,010 a circa 1,96 euro al litro, con un risparmio di 2,50 euro su un pieno da 50 litri.
Carburanti, quando il ribasso arriva ai distributori
Le variazioni del greggio non vengono trasferite immediatamente ai prezzi esposti sulle pompe. Le compagnie acquistano e raffinano prodotto con tempistiche differenti e il riferimento più diretto per i listini italiani sono le quotazioni internazionali di benzina e gasolio raffinati nel Mediterraneo.
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Lo dimostra anche quanto accaduto recentemente con il gasolio: nonostante il taglio delle accise di 4,88 centesimi Iva compresa, Assoutenti aveva segnalato che nella prima giornata il prezzo medio alla pompa era rimasto invariato. Il calo del petrolio rappresenta quindi una condizione favorevole, ma affinché la benzina scenda sensibilmente deve durare nel tempo ed essere accompagnato da un ribasso delle quotazioni dei prodotti raffinati.
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