Il petrolio torna a correre dopo i minimi delle ultime due settimane. Il Wti sfiora quota 90 dollari e il Brent sale sopra 93, mentre resta incerto il negoziato tra Stati Uniti e Iran sul cessate il fuoco e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il negoziato del weekend non chiarisce tempi e riapertura dello Stretto di Hormuz
Il petrolio torna a salire dopo i minimi delle ultime due settimane. I mercati guardano ancora al negoziato tra Stati Uniti e Iran, dove resta incerta la possibilità di arrivare a un accordo per prolungare il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz.
Il Brent avanza dell’1,42% a 93,36 dollari al barile. Il Wti sale del 2,87% e arriva a 89,87 dollari, a un passo da quota 90. Il movimento arriva dopo un mese in cui il greggio aveva rallentato, proprio sull’aspettativa di un’intesa capace di sbloccare i flussi energetici attraverso Hormuz.
Nel fine settimana Washington e Teheran si sono scambiate messaggi su alcune modifiche alla bozza di accordo. Il testo dovrebbe prolungare la tregua e riaprire il passaggio marittimo, ma non è ancora chiaro se le due parti abbiano fatto passi avanti reali.
Il Brent resta comunque sopra di oltre un quarto rispetto ai livelli precedenti all’inizio della guerra, scoppiata alla fine di febbraio. La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito una delle rotte più sensibili per l’energia mondiale e ha alimentato forti oscillazioni sui prezzi del greggio.
Sale anche il gas. Ad Amsterdam il prezzo registra un progresso del 3% a 47,40 euro al Megawattora. Sulle altre materie prime, invece, l’oro spot arretra dello 0,48% a 4.515 dollari l’oncia, mentre l’argento guadagna lo 0,59% a 75,75 dollari.

