Accise sui carburanti, Vatiero: “Utili ma temporanee, rischiano di pesare sui conti pubblici. Serve una riforma strutturale”
Con il prezzo dei carburanti tornato al centro del dibattito e il governo che valuta il ricorso alle accise mobili per contenere gli effetti dei rincari, si riaccende il confronto sull’efficacia degli strumenti a disposizione per alleggerire il peso del caro benzina su famiglie e imprese. Da una parte c’è l’esigenza di intervenire rapidamente per limitare gli aumenti alla pompa, dall’altra resta aperto il nodo di una riforma strutturale della fiscalità sui carburanti, in un Paese che continua ad avere una delle tassazioni più elevate d’Europa.
Le accise mobili possono davvero rappresentare una soluzione efficace o rischiano di essere soltanto un intervento temporaneo destinato a spostare il costo sui conti pubblici? E quali misure sarebbero davvero in grado di ridurre in modo duraturo l’impatto del caro carburanti senza compromettere gli equilibri di bilancio dello Stato? A rispondere è Massimiliano Vatiero, docente del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, che ad Affaritaliani analizza vantaggi e limiti delle misure allo studio del governo e indica le possibili riforme per affrontare il problema alla radice.
Il governo punta sulle accise mobili per contenere il caro carburanti. È una misura realmente efficace o rappresenta soltanto un intervento tampone destinato ad avere effetti limitati?
“Le accise mobili rappresentano un meccanismo di stabilizzazione automatica: l’aliquota si riduce quando il prezzo dei carburanti supera una soglia prestabilita e torna al livello ordinario quando i prezzi rientrano, attenuando gli effetti degli aumenti senza dover ricorrere ogni volta a un decreto ad hoc. Il principale vantaggio è la rapidità di attivazione e la prevedibilità della misura.
Il limite, però, è che il mancato gettito grava comunque sul bilancio pubblico, trasferendo l’onere dal consumatore alla fiscalità generale. Inoltre, lo strumento interviene esclusivamente sul prezzo finale, senza incidere sulle cause dell’aumento, come l’andamento delle quotazioni internazionali del greggio, i margini di raffinazione o le tensioni geopolitiche. Per questo motivo si tratta di una misura essenzialmente temporanea, che rischia anche di alimentare aspettative distorte se il mercato finisce per dare per scontato un intervento pubblico a ogni rialzo dei prezzi”.
Quali potrebbero essere, a suo giudizio, strumenti più strutturali ed efficaci per ridurre il peso del caro carburanti su famiglie e imprese senza compromettere i conti pubblici?
“A mio avviso, la priorità è intervenire sulle distorsioni che amplificano gli aumenti dei prezzi lungo la filiera. Anzitutto, occorre rafforzare la trasparenza, rendendo più efficace la pubblicità dei prezzi praticati dai distributori, così da favorire una maggiore concorrenza. Parallelamente, è opportuno intensificare il monitoraggio dell’AGCM nei territori caratterizzati da una minore pressione competitiva, dove il rischio di allineamenti taciti dei prezzi è più elevato.
Inoltre, l’Italia continua a dipendere in misura significativa dal trasporto su strada, sia per le merci sia per le persone, ed è proprio questa modalità a essere maggiormente esposta alle oscillazioni del costo dei carburanti. Per ridurre tale vulnerabilità servono politiche di lungo periodo: potenziare il trasporto ferroviario delle merci, sviluppare il cabotaggio, investire nel trasporto pubblico locale e regionale e favorire una logistica sempre più intermodale.
Sono interventi meno immediati di un taglio delle accise, ma affrontano le cause strutturali del problema, anziché limitarne temporaneamente gli effetti”.
L’Italia ha una tassazione sui carburanti tra le più elevate d’Europa. Ritiene che sia arrivato il momento di ripensare in modo permanente il sistema delle accise o una riduzione stabile sarebbe insostenibile per le finanze dello Stato?
“Più che a una riduzione generalizzata delle accise, ritengo opportuno avviare una riforma orientata a maggiore semplicità, trasparenza e coerenza con gli obiettivi della politica energetica e ambientale. In questa prospettiva, sarebbe auspicabile un graduale riallineamento della tassazione tra benzina, diesel e carburanti alternativi, oggi non sempre coerente con il loro effettivo impatto ambientale.
Tuttavia, poiché le accise rappresentano una componente rilevante delle entrate pubbliche, qualsiasi riduzione strutturale richiede coperture finanziarie certe e sostenibili. La soluzione più equilibrata è quindi una revisione selettiva, graduale e programmata nel tempo, piuttosto che interventi generalizzati dettati dall’emergenza”.

