Come tutte le crisi, anche in questa legata allo stretto di Hormuz e all’impennata dei prezzi del petrolio, c’è chi ci guadagna e pure tanto. In testa a questa classifica c’è il colosso energetico saudita Aramco. Il primo trimestre è stato da record per il gigante energetico. Aramco ha registrato utili netti per oltre 32 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 25%, grazie all’impennata del greggio dopo la crisi nello Stretto di Hormuz e alla piena operatività dell’oleodotto East-West verso il Mar Rosso. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha fatto schizzare il prezzo del petrolio fino a oltre i 100 dollari al barile già nel mese di marzo, generando profitti straordinari per le grandi compagnie petrolifere e statali.
Secondo un’analisi esclusiva condotta da Global Witness su dati di Rystad Energy e ripresa dal Guardian, le prime 100 aziende del settore hanno incassato oltre 30 milioni di dollari l’ora di profitti non guadagnati in quel solo mese, per un totale di 23 miliardi. Se il prezzo si stabilizzerà attorno a quella cifra, il guadagno complessivo per l’anno potrebbe arrivare a 234 miliardi di dollari. Saudi Aramco è di gran lunga la grande vincitrice: potrebbe incassare 25,5 miliardi di dollari extra nel 2026 a prezzo costante di 100 dollari. La compagnia saudita, controllata dallo Stato, ha peraltro già accumulato profitti enormi negli ultimi anni.

