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Economia
PopBari, Jacobini arrestato: 5,6 milioni trasferiti alle mogli a poco dal crac

Popolare di Bari, Jacobini arrestato insieme al figlio: l'ex presidente avrebbe trasferito illecitamente 5,6 milioni di euro a poche ore dal commissariamento di Pop Bari

Trasferimenti illeciti (5,6 milioni di euro) di denaro dai loro conti correnti, cointestati alle rispettive mogli, a poche ore dal commissariamento di Banca d'Italia. Scattano gli arresti domiciliari per gli Jacobini, l'ex presidente Marco Jacobini (padre del vice dg) e il figlio Gianluca. Stamattina la Guardia di Finanza di Bari ha notificato un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dell'amministratore di fatto della Banca Popolare di Bari e il secondo vice direttore generale e direttore generale di fatto dell'istituto di credito barese. Agli indagati sono contestati a vario titolo i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza. 

I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Bari nell'ambito dell'inchiesta sulla Popolare di Bari, istituto commissariato dalla Banca d'Italia e finito nel mirino dei magistrati per manipolazione del mercato, falso in bilancio e falso in prospetto, ostacolo all'autorità di Vigilanza. La Procura contesta agli indagati "condotte fraudolente finalizzate alla esposizione nei bilanci di esercizio relativi alle annualità 2014, 2015, 2016, 2017 e nella semestrale 2018 di dati non veritieri al fine di occultare perdite di rilevante entità subite dall'Istituto bancario così da gonfiare artificiosamente il patrimonio della banca e trarre in inganno i soci ed il pubblico sulla reale situazione dell'Istituto di Credito". 

L'inchiesta ruota attorno alle figure di Jacobini, storico patron dell'istituto fondato nel 1960 dal padre Luigi, e dell'ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis, banchiere con precedenti in Banca 121, Monte dei Paschi di Siena e Deutsche Bank Italia e per cui è stata disposta l'interdizione ad esercitare per 12 mesi l'attività di dirigente di istituti bancari e di uffici direttivi di imprese per un episodio di falso in bilancio e di falso in prospetto

L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai pm Federico Perrone Capano e Savina Toscani. Agli arresti domiciliari è finito anche Elia Circelli, accusato di un episodio di falso in bilancio e falso in prospetto, tuttora responsabile della Funzione Bilancio e Amministrazione della Direzione Operations della Popolare di Bari, "pertanto è presumibile - ritiene il gip Francesco Pellecchia, che ha firmato il provvedimento cautelare - che cercherà di nascondere i dati contabili al fine di evitare che emerga la falsità dei precedenti bilanci". 

ll fascicolo conta complessivamente nove persone. Oltre ai quattro destinatari delle misure cautelari - Marco e Gianluca Jacobini, Circelli e De Bustis Figarola (interdetto per 12 mesi) - ci sono Luigi Jacobini, altro figlio di Marco Jacobini, vice direttore generale dell'istituto di credito; Giorgio Papa, amministratore delegato dal 2015 al 2018, prima di De Bustis Figarola; Roberto Pirola e Alberto Longo, presidenti del collegio sindacale della banca: il primo dal 2011 al 2018 e il secondo dal 2018 al commissariamento; e Giuseppe Marella, responsabile dell'Internal Audit della banca dal 2013.

Contestualmente alla notifica della misura, sono in corso 17 perquisizioni presso le abitazioni e gli uffici di Bari, Roma, Milano e Bergamo dei quattro destinatari della misura e di altri sei responsabili dell'Istituto di credito, di cui quattro indagati nello stesso procedimento. La Gdf sta perquisendo anche la direzione della Banca Popolare di Bari dove risultano alcune cassette di sicurezza nella disponibilità dell'ex presidente Marco Jacobini. 

Da quanto risulta dagli atti, il trasferimento dei fondi dagli Jacobini alle rispettive mogli sarebbe avvenuto il 12 e il 13 dicembre scorsi, quando è avvenuto il commissariamento. I commissari straordinari Enrico Ajello e Antonio Blandini, che il 13 dicembre hanno preso in mano la gestione dell'istituto di credito, hanno depositato il 18 dicembre in Procura note della "Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia".

Nelle note si evidenziano cinque segnalazioni di operazioni sospette del 12 e 13 dicembre, relative al trasferimento verso Banca Sella "di ingenti fondi detenuti presso la Popolare di Bari" con decine di assegni circolari e bonifici intestati a familiari o a società a loro riconducibili, un'agenzia Allianz e la Società Agricola Masseria Donna Giulia srl. "Trattasi di operazioni poste in essere nella imminenza della formalizzazione del commissariamento (e tutt'ora in corso) - si legge negli atti - che dimostrano l'intenzione di sottrarre i profitti illeciti ad eventuali operazioni di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria".

Negli atti si evidenzia, inoltre, che "i dirigenti, benché dimessisi o rimossi da precedenti incarichi di vertice presso la Banca Popolare di Bari a causa delle evidenti responsabilità emerse a loro carico, risultano tutti ricoprire, a vario titolo, numerose cariche o rappresentanze in diversi soggetti giuridici operanti nel settore bancario, assicurativo e dei servizi a sostegno delle imprese".

In particolare emerge il ruolo di procuratore della Allianz Spa ricoperto da Marco Jacobini, rappresentante legale anche di altre due banche fuse per incorporazione vent'anni fa nella BpB, e quelli di Gianluca Jacobini ed Elia Circelli nella Cassa di risparmio di Orvieto spa, banca appartenente al gruppo PopBari. "Tale situazione - si legge nell'ordinanza - pone gli indagati non solo in condizione di poter potenzialmente reiterare i reati contestati, ma anche di poter eventualmente porre in essere condotte tese ad un inquinamento probatorio”.

"Marco Jacobini governava la banca con lo sguardo". E' una delle rivelazioni fatte agli inquirenti della Procura di Bari da Benedetto Maggi (vice responsabile della Direzione Crediti). Sentito il 17 dicembre 2019, il testimone ha spiegato "l'attuale potere di fatto della famiglia Jacobini". Stralci delle sue dichiarazioni sono riportati nell'ordinanza di arresti domiciliari notificata oggi a Marco e Gianluca Jacobini.

"Appare evidente - si legge negli atti - che la struttura della banca è ancora sottoposta al controllo di fatto della famiglia Jacobini. Appare pertanto necessario e urgente impedire che tale potere illecito impedisca il risanamento della Banca con i devastanti effetti sull'economia meridionale. In particolare il potere di fatto della struttura imprenditoriale impedirebbe l'emersione dei dati contabili necessari per identificare le cifra necessarie per il risanamento della banca".

In particolare Maggi ha spiegato che "i rapporti con il più grande cliente della banca (il gruppo Fusillo, per il cui fallimento alcuni ex dirigenti della Popolare di Bari sono indagati per bancarotta), "con un impressionante esposizione debitoria di centinaia di milioni", "veniva gestito da Gianluca Jacobini privo dei poteri che lo legittimavano al contatto con il cliente".

E ancora ha rivelato che "Marco Jacobini, pur non avendone alcun titolo, partecipava al comitato crediti", le cui verbalizzazioni "erano falsificate per non far emergere la presenza della famiglia Jacobini non legittimata a essere presente". Ha ribadito che "vi era un potere assoluto del duo Marco e Gianluca Jacobini" e che "l'intera rete dei capi distretto è stata decisa come esercizio di potere di fatto" da Gianluca Jacobini, il quale avrebbe anche "provato a contattare Maggi dopo le sue dichiarazioni alla Banca d'Italia". 

E' l'ex chief risck officer Luca Sabetta, il testimone chiave dell'inchiesta della procura di Bari. La sua denuncia e' stata presentata nel luglio 2016 e corredata da documenti medici che hanno accertato un forte stato di stress, conseguente a "condizioni di lavoro stressanti, dalla coercizione organizzativa subi'ta, dagli atti persecutori protrattisi nel tempo e dal trauma del licenziamento".

Sabetta, con ventennale esperienza in campo bancario, fu assunto dalla Popolare nell'ottobre del 2013 in qualita' di direttore centrale con sede di lavoro a Bari. ll suo compito era dare risposte alle ripetute sollecitazioni della Banca d'Italia, che aveva evidenziato l'urgenza di trovare un soggetto competente per ricoprire la funzione di controllo. Negli anni successivi, pero', lo stesso Sabetta sarebbe stato demansionato e ridotto all'inattivita'. A sostegno delle sue affermazioni, l'ex dirigente ha portato agli inquirenti una mole consistente di documenti e anche la registrazione di alcuni colloqui con l'ex amministratore De Bustis. 

 

 

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