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Economia
Mps e Carige in salvo e fusioni fra le Bcc: ecco perché Renzi fa il blitz sulle Popolari

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

I bancari/ "Attenzione a questi provvedimenti perché le aggregazioni, se gestite in ottica speculativa, creerebbero le condizioni per problemi di eccedenze e ulteriori tagli al personale in un settore già pesantemente colpito dagli esuberi". Lo dice Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, il maggior sindacato italiano dei lavoratori del credito.

Negli ambienti finanziari della City milanese il disegno è chiaro. Con il blitz che Renzi sta per fare nel mondo della banche popolari e del credito cooperativo inserendo l'abolizione del voto capitario all'interno del decreto legge per attirare gli investimenti esteri in Italia (investiment compact), il governo mira sostanzialmente a risolvere "due casi delicati" e a dare seguito alla moral suasion che la Bce sta facendo da un po' di tempo alle autorità italiane sul sistema bancario tricolore.

Quali sarebbero i "due casi delicati" da mettere in salvo? Fonti bancarie spiegano ad Affaritaliani.it che l'abolizione del voto capitario servirà per veicolare il passaggio nelle braccia di Popolari forti come Ubi e Bpm delle grandi malandate Montepaschi e Carige, banche alle prese con l'ennesima ricapitalizzazione dopo i Comprehensive Assessment della Bce e che i due colossi UniCredit e Intesa non possono inglobare per questioni di Antitrust. 

L'abolizione del voto capitario servirebbe per consentire ai management che propongono le fusioni di bypassare così gli ostacoli che i numerosi soci delle Popolari (preoccupati per le eventuali ricadute negative sul territorio che un gruppo bancario più grande potrebbe avere) potrebbero porre in assemblea vanificando così gli sforzi degli amministratori delegati. Proprio com'è successo in passato, ad esempio, nel caso della creazione della Superpopolare del Nord fra Bpm-Bper.

Non c'è, però, soltanto il Montepaschi che Renzi vorrebbe traghettare in acque sicure. Il blitz sulle nuove norme del mondo bancario, spiegano infatti ancora le fonti, consentirebbe al governo di recepire anche le indicazioni della Bce sul maggiore controllo che la nuova vigilanza europea vuole esercitare sul mondo del credito cooperativo. Pare infatti che con la nuova regolamentazione che vedrebbe la luce domani, le banche di credito cooperativo potrebbero venir obbligate a confluire in un nuovo gruppo bancario, magari coinvolgendo l'Iccrea, per omogeneizzare il settore bancario e permettere così un più agevole controllo che la Bce vuole esercitare su questo settore del credito. Controllo più difficile da effettuare invece con l'enorme frammentazione che caratterizza il mondo del credito cooperativo.  

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