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Economia

L’estate, si sa, non è la stagione più propizia per chi si occupa di high-tech e in particolare di computing. Le scuole riapriranno solo dopo agosto, le aziende rallentano la propria attività, gli enti pubblici risentono meno del calendario ma non per questo più facilmente programmano acquisti e rinnovi di parco macchine. Forse anche per questo negli ultimi giorni a Wall Street a sorridere sono stati ben pochi nomi del settore, con molti che hanno invece faticato a centrare le stime subendo subito una punizione più o meno intensa e rapida da parte del mercato.

Così se Ibm con 3,23 miliardi di dollari di utili (peraltro in calo del 17% rispetto ai 3,88 miliardi dello stesso periodo del 2012), pari a a 2,91 dollari di utile per azione (da 3,34 dollari) ha centrato le attese, perché escludendo oneri di ristrutturazione pari a un miliardo ha segnato 3,91 dollari di utili per azione contro i 3,77 dollari attesi in media dal mercato, per altri “big” è andata molto meno bene. Microsoft, ad esempio, ha visto i ricavi frenare a 19,9 miliardi di dollari, in calo del 10% su base annua, contro attese medie attorno a 20,73 miliardi, con profitti pari a 4,97 miliardi, ovvero 6 centesimi ad azione, contro perdite per 492 milioni (6 centesimi di rosso per azione) un anno prima, che al netto di voci straordinarie sono apparsi pari a 52 centesimi di utile per azione, ben distante dai 75 centesimi attesi dal mercato.

E ancora: Intel ha fatturato nel trimestre 12,8 miliardi di dollari (contro i 13,5 miliardi di un anno prima e contro 12,89 miliardi attesi in media dagli analisti), con un risultato operativo di 2,7 miliardi e un utile netto di 2 miliardi (0,39 dollari per azione, in linea col consenso), in calo del 29% su base annua. Gli investitori sono rimasti delusi anche dalle previsioni sui ricavi per il trimestre appena partito: 13,5 miliardi di dollari (più o meno 500 milioni), contro una previsione di mercato pari a 13,7 miliardi. Un tempo dominatrici incontrastate del mercato del personal computer, sia Microsoft (su cui pesa anche il modesto successo di Windows 8 rispetto a precedenti versioni del famoso sistema operativo) sia Intel sembrano ancora a metà del guado di quella trasformazione in aziende di “computing”, in grado cioè di offrire soluzioni, architetture e software adatti al web “mobile”, quello fatto di smartphone, di ultrabook, di tablet, che sta sempre più affermandosi anche grazie alla crescita del “cloud”.

Parlando con Carmine Stragapede, direttore generale di Intel Italia, Affaritaliani ha tuttavia avuto la conferma di come il gruppo sia stato moderatamente soddisfatto dei numeri ottenuti e si prepari al lancio, a fine agosto o inizio settembre, del primo prodotto specificamente pensato per il mondo “mobile”, ossia Silvermont, un “system on chip” che sarà venduto sotto Atom. In pratica si tratterà di un quad core sviluppato sulla stessa microarchitettura dei prodotti attuali, ma con Cpu specifiche per dispositivi mobili che intergrerà funzioni di sensoristica e di radiofrequenza. In pratica oltre alla capacità di calcolo (che dovrebbe raddoppiare), ai processori grafici (ci si aspetta una performance tripla rispetto a quella offerta dalle Gpu dell’attuale top di gamma, Atom Clover Trail), si ottimizzerà la capacità di funzionare in ambito Bluetooth e Wi-fi.

Per riuscire a offrire prodotti sempre più performanti (per i “vecchi” pc si è ormai alla quarta generazione di microchip Core), ha sottolineato Stragapede, Intel sta allineando la propria capacità produttiva: in pratica si passerà da fabbriche in grado di produrre a 22 nanometri (nelle quali generalmente la produzione è stata avviata nella primavera dello scorso anno) a nuove linee produttive in grado di lavorare a 14 nanometri. “Dimensioni minori significano minori costi e minor consumo energetico” ha aggiunto il direttore generale di Intel Italia, che prevede dunque che una parte di tali vantaggi possano essere girati agli utenti finali. Avremo dunque macchine più performanti e meno costose già dalla prossima stagione natalizia,  mentre Intel potrà rafforzare ulteriormente i propri margini.

Potrebbe dunque valere la pena di mettersi in portafoglio accanto a “big blue” anche Intel e forse Microsoft, contando su una riscossa anche del colosso di Redmond. Quanto ad Apple occorrerà attendere ancora qualche giorno (la trimestrale sarà resa nota il 23 luglio alle ore 23.00 in Italia) per capire se la “mela” avrà saputo recuperare quel “feeling” con utenti e investitori appannatosi tre mesi or sono quando l’azienda ha dovuto annunciare un super buy-back sui propri titoli per controbilanciare il primo calo degli utili (9,55 miliardi, il 18% in meno di un anno prima, per quanto superiori ai 9,5 miliardi attesi dal mercato) degli ultimi 10 anni. Le sensazioni non sono delle migliori, tanto che il titolo, che ancora a settembre dello scorso anno aveva toccato i 702 dollari per azione, negli ultimi tre mesi si è limitato ad oscillare dai 390 ai 463 dollari per azione, prima di riportarsi attorno ai 430 dollari attuali, ma anche la casa di Cupertino non è stata a guardare e tra acquisizioni e sviluppo di nuovi prodotti e servizi sembra intenzionata a recuperare il tempo perduto, anche a costo, secondo alcuni, di “giubilare” Tim Cook, che più che risultati deludenti sembra pagare la mancanza di carisma rispetto allo scomparso Steve Jobs.

Se poi volete provare a mettere qualche spezia “piccante” al vostro portafoglio high-tech, va segnalato come il progressivo affermarsi del cloud, delle reti wi-fi e lo sviluppo di nuove macchine , dai microprocessori ai “Google Glass” (la società sviluppatrice del celebre motore di ricerca sul web, la cui ultima trimestrale ha deluso Wall Street questa settimana, sta da tempo provando a diversificare le sue fonti di reddito) piuttosto che agli iWatch di Apple, potrebbe oltre che ai colossi a stelle e strisce far bene all’italiana Eurotech, che con circa 94 milioni di euro di fatturato annuo potrebbe anche finire preda di qualche concorrente di maggiori dimensioni.

Certo, l’azienda ha risento della crisi del mercato italiano ed europeo, tanto che il bilancio 2012 ha chiuso con una perdita consolidata di 2,78 milioni di euro (peraltro in netto calo rispetto ai 7,25 milioni di rosso dell’anno precedente) a fronte però di ricavi sostanzialmente stabili e di un Ebitda consolidato risalito da 3,1 a 8 milioni di euro. Ma la recente “doppietta” (primo e secondo posto) nella Green 500 (la classifica dei supercomputer più energeticamente efficienti del mondo) potrebbe costituire un ottimo “biglietto da visita” per il rilancio della multinazionale tascabile italiana, sempre più intenzionata a sfruttare la propria leadership nel mercato dei supercomputer (11 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui circa 3,3 miliardi nella sola Europa) per far arrivare questo settore d’attività a pesare il 10% del giro d’affari entro il prossimo anno.

Incrociando le dita in vista di un rilancio del “wearable computing” che anche Intel Italia, che da parte sua vede ulteriori sofferenze nel comparto consumer mentre segnala la buona tenuta del segmento enterprise (l’azienda ha di recente vinto commesse importanti con Eni, per la fornitura di data center, e con Unipol, per una soluzione per i tablet forniti alla rete di vendita), giudica in decisa crescita, potrebbe essere dunque il momento buono per approfittare di quotazioni modeste e dare una spruzzata tricolore al vostro portafoglio tecnologico.

Luca Spoldi

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