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Economia

 

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Alcuni dati macroeconomici cinesi apparsi superiori alle attese hanno riportato in settimana l'attenzione degli investitori sui mercati emergenti. Qualcuno si chiede se non sia ora di tornare a investire su tali mercati, visto che le quotazioni sono in recupero come testimonia l'incremento di valore dei fondi azionari e obbligazionari specializzati su tali mercati. La cautela resta tuttavia d'obbligo, perché il deflusso di capitali esteri prosegue senza sosta e lascia tali mercati, tanto più in vista dell'avvio del "tapering" che ridurrà gradualmente sino ad azzerarli gli acquisti di bond sul mercato da parte della Federal Reserve.

Andiamo con ordine: secondo gli ultimi dati segnalati da Morgan Stanley, nella settimana conclusa l'11 settembre scorso i fondi obbligazionari che investono sui paesi emergenti hanno registrato deflussi pari a 1,112 miliardi di dollari (pari allo 0,48% dei patrimoni sotto gestione), mostrando però per la seconda settimana consecutiva una decelerazione dei disinvestimenti e segnando il dato più contenuto da Ferragosto. Nelle ultime quattro settimane sono usciti da questi strumenti oltre 6 miliardi di dollari, ciò nonostante le quotazioni, dopo una prima sbandata, hanno retto ed anzi la scorsa settimana sono risalite mediamente dell'1,55%.

Da maggio, quando sono iniziati i disinvestimenti, i fondi obbligazionari dedicati ai mercati emergenti hanno visto la fuoriuscita di oltre 25,3 miliardi di dollari, portando in negativo il saldo tra investimenti e disinvestimenti da inizio anno (-2,33 miliardi). Dati di raccolta netta positiva sono però stati segnati in settimana dai fondi obbligazionari emergenti che investono in titoli ad alto rendimento (740 milioni di dollari in tutto, lo 0,19% delle masse gestite), dopo tre settimane di continui disinvestimenti, come pure dai fondi monetari (7,5 miliardi, lo 0,23% delle masse gestite) che così hanno interamente recuperato le perdite della settimana precedente.

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La tentazione di tornare a investire sui mercati emergenti (in particolare puntando su fondi obbligazionari) sembra dunque riemergere dopo un'estate alquanto problematica, ma è meglio fare attenzione: oltre al discorso tassi (su cui inciderà la tempistica della "stretta" della Federal Reserve e che potrebbe portare a nuove fuoriuscite di capitali sia sull'obbligazionario sia sull'azionario), parlando di mercati emergenti è necessario tenere d'occhio l'andamento dei cambi, in particolare di yen, dollaro ed euro rispetto allo yuan cinese e alle altre divise dei singoli paesi emergenti.

Anche in questo caso il quadro sembra rasserenarsi rispetto alle turbolenze viste negli ultimi mesi. Segnala sempre Morgan Stanley in un altro report che questo allentamento delle tensioni dovrebbe proseguire a breve termine e consentire un "selettivo ritorno sul rischio". Pur in presenza di un dollaro che tendenzialmente si dovrebbe rafforzare ulteriormente sia contro yen sia contro euro, è possibile secondo gli esperti che alcune valute come il ringgit malese, il peso filippino e il bath tailandese riescano a guadagnare terreno rispetto al biglietto verde. Alla base di questo quadro gli analisti citano il miglioramento delle valutazioni, la possibilità che si vada incontro ad un periodo di dati macroeconomici in ulteriore recupero e in generale migliori scenari tecnici per i singoli mercati locali.
 

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