Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Portafoglio/ Si può tornare a investire sui bond e sulle azioni dei mercati emergenti, ma occhio alla Fed

Portafoglio/ Si può tornare a investire sui bond e sulle azioni dei mercati emergenti, ma occhio alla Fed

 

bernanke

Alcuni dati macroeconomici cinesi apparsi superiori alle attese hanno riportato in settimana l’attenzione degli investitori sui mercati emergenti. Qualcuno si chiede se non sia ora di tornare a investire su tali mercati, visto che le quotazioni sono in recupero come testimonia l’incremento di valore dei fondi azionari e obbligazionari specializzati su tali mercati. La cautela resta tuttavia d’obbligo, perché il deflusso di capitali esteri prosegue senza sosta e lascia tali mercati, tanto più in vista dell’avvio del “tapering” che ridurrà gradualmente sino ad azzerarli gli acquisti di bond sul mercato da parte della Federal Reserve.

Andiamo con ordine: secondo gli ultimi dati segnalati da Morgan Stanley, nella settimana conclusa l’11 settembre scorso i fondi obbligazionari che investono sui paesi emergenti hanno registrato deflussi pari a 1,112 miliardi di dollari (pari allo 0,48% dei patrimoni sotto gestione), mostrando però per la seconda settimana consecutiva una decelerazione dei disinvestimenti e segnando il dato più contenuto da Ferragosto. Nelle ultime quattro settimane sono usciti da questi strumenti oltre 6 miliardi di dollari, ciò nonostante le quotazioni, dopo una prima sbandata, hanno retto ed anzi la scorsa settimana sono risalite mediamente dell’1,55%.

Da maggio, quando sono iniziati i disinvestimenti, i fondi obbligazionari dedicati ai mercati emergenti hanno visto la fuoriuscita di oltre 25,3 miliardi di dollari, portando in negativo il saldo tra investimenti e disinvestimenti da inizio anno (-2,33 miliardi). Dati di raccolta netta positiva sono però stati segnati in settimana dai fondi obbligazionari emergenti che investono in titoli ad alto rendimento (740 milioni di dollari in tutto, lo 0,19% delle masse gestite), dopo tre settimane di continui disinvestimenti, come pure dai fondi monetari (7,5 miliardi, lo 0,23% delle masse gestite) che così hanno interamente recuperato le perdite della settimana precedente.

real soldi brasile


La tentazione di tornare a investire sui mercati emergenti (in particolare puntando su fondi obbligazionari) sembra dunque riemergere dopo un’estate alquanto problematica, ma è meglio fare attenzione: oltre al discorso tassi (su cui inciderà la tempistica della “stretta” della Federal Reserve e che potrebbe portare a nuove fuoriuscite di capitali sia sull’obbligazionario sia sull’azionario), parlando di mercati emergenti è necessario tenere d’occhio l’andamento dei cambi, in particolare di yen, dollaro ed euro rispetto allo yuan cinese e alle altre divise dei singoli paesi emergenti.

Anche in questo caso il quadro sembra rasserenarsi rispetto alle turbolenze viste negli ultimi mesi. Segnala sempre Morgan Stanley in un altro report che questo allentamento delle tensioni dovrebbe proseguire a breve termine e consentire un “selettivo ritorno sul rischio”. Pur in presenza di un dollaro che tendenzialmente si dovrebbe rafforzare ulteriormente sia contro yen sia contro euro, è possibile secondo gli esperti che alcune valute come il ringgit malese, il peso filippino e il bath tailandese riescano a guadagnare terreno rispetto al biglietto verde. Alla base di questo quadro gli analisti citano il miglioramento delle valutazioni, la possibilità che si vada incontro ad un periodo di dati macroeconomici in ulteriore recupero e in generale migliori scenari tecnici per i singoli mercati locali.
 

*BRPAGE*


Se questo fosse vero potrebbe essere l’ora di tornare a investire in fondi emergenti, meglio se denominati in dollari, tenendo a mente che l’elevata correlazione tra l’andamento dei mercati emergenti nel loro complesso e i tassi sui titoli di stato americani continuerà a condizionarne anche nel prossimo futuro l’andamento e che se la marcata reazione seguita al discorso di Ben Bernanke del 22 maggio scorso (quando il numero uno della Fed, che l’anno prossimo lascerà la poltrona, probabilmente a Lawrence Summers) ha innescato vendite ed un calo delle quotazioni sia dei mercati azionari sia obbligazionari che ha reso nuovamente attraenti le valutazioni correnti, non è detto che eventuali sorprese, positive o più probabilmente negative, da parte della Federal Reserve non possano riaccendere la corsa ai disinvestimenti.

La prudenza, insomma, non può ancora essere abbandonata e un investimento in strumenti dedicati ai mercati emergenti è consigliabile sia limitato a una percentuale minoritaria del proprio capitale investito (10%-20%). Il vostro portafoglio avrà un minore “sprint”, ma voi potrete dormire sonni più tranquilli in attesa che il quadro economico mondiale e le decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali mondiali si chiarisca, consentendo semmai di scommettere su una ripresa del trend secolare che comunque avvantaggia i mercati emergenti.

Nel frattempo, se volete puntare sugli emergenti, state su fondi obbligazionari emergenti globali ed eventualmente su fondi azionari che investono sull’Asia più che sull’America Latina (vista in rallentamento) e l’Est Europa (che presenta tuttora problemi in più di un paese), evitando se possibile del tutto di investire in paesi come l’India, la Slovenia, l’Ungheria o il Brasile che mostrano di avere tuttora più di un problema e che potrebbero rovinarvi la “festa”. In attesa, magari, che qualche casa d’investimento lanci prodotti dedicati all’Africa, “eterna promessa” che questa volta sembra davvero, tensioni geopolitiche permettendo, poter diventare un “continente emergente” ben oltre il solo Sudafrica.

Luca Spoldi