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Economia

 

I segnali di ripresa per la crescita mondiale si sono moltiplicati in queste ultime settimane, dalla Cina all'Italia. Ma è il caso, e se sì come è possibile, di cercare di approfittare della ripresa in particolare delle aziende europee? Secondo gli analisti di Morgan Stanley vale la pena di provarci, anche perché dalla stagione delle trimestrali sembra emergere un miglioramento anche in termini di utili per azione e Roe (Return on equity, indice di redditività del capitale) che potrebbe sostenere un ulteriore progresso delle quotazioni.

Attenzione, però: se è vero che un miglioramento della redditività rispetto ai concorrenti statunitensi o asiatici sembra essere la variabile chiave perché la ripresa europea sia sostenibile e perché i titoli azionari europei sovraperformino quelli dei loro concorrenti diretti, occorre selezionare attentamente, secondo gli esperti americani, sia i settori sia i singoli titoli al loro interno. Banche, finanziari, catene alimentari e produttori di materie prime sembrano offrire al momento sia basse valutazioni sia un basso Roe relativo alle medie storiche, ossia questi settori offrono il più basso P/E (rapporto prezzo/utili) "normalizzato", mentre altri comparti non sembrano altrettanto promettenti.

Tra i titoli azionari individuati dagli analisti in quanto trattano con un P/E "normalizzato" modesto vi sono in particolare Aegon, Axa, Bhp Billiton, Bnp Paribas, Credit Suisse, Edp, Gas Natural, Kbc, Lafarge, Mapfre, Metro, Royal Dutch Shell e Vinci. Unico nome italiano per il momento resta Eni, sul quale Morgan Stanley esprime un "overweight", sovrappesare, che a fronte di un Roe mediamente pari al 14,6% negli ultimi otto anni presenta al momento un Roe del 10,1% e un P/E "normalizzato" di 8,6 volte.

Eni, per inciso, piace anche gli analisti di Credit Suisse che in settimana hanno confermato il proprio "outperform" (farà meglio del mercato) nonostante la semestrale del cane a sei zampe abbia deluso rispetto alle attese di consensus e alle previsioni del Credit Suisse, sostanzialmente però solo a causa delle perdite superiori al previsto legate alla controllata Saipem.

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