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Prezzi alle stelle, famiglie al risparmio: si rinviano le grandi spese, tagli anche sul tempo libero. Il sondaggio

Nel Radar SWG il carburante sale per l’87% degli intervistati, gli alimentari per l’80% e gli acquisti più costosi vengono rinviati

Prezzi alle stelle, famiglie al risparmio: si rinviano le grandi spese, tagli anche sul tempo libero. Il sondaggio

Il Radar SWG 15-21 giugno 2026 fotografa consumi più prudenti e rincari percepiti su carburanti, alimentari e bollette. Le famiglie riducono soprattutto acquisti costosi e spese per il tempo libero.

Marca ancora centrale su auto, finanza e tecnologia; italiano forte solo nel food

Il 2026 riporta i prezzi al centro delle scelte di spesa delle famiglie italiane. Nel Radar SWG 15-21 giugno 2026, gli intervistati segnalano rincari percepiti su quasi tutte le voci del bilancio domestico e dichiarano riduzioni già avviate o programmate su acquisti, uscite, vacanze e attività del tempo libero. La rilevazione è stata svolta dal 17 al 19 giugno 2026 con metodo CAWI su un campione nazionale di 800 maggiorenni. I valori sono espressi in percentuale.

Aumento dei prezzi, il carburante guida la lista: benzina e gasolio risultano in aumento per l’87% degli intervistati, con una differenza di +43 punti rispetto al 2025. Seguono gli alimentari all’80% e le utenze domestiche al 75%, in crescita rispettivamente di 9 e 13 punti. Anche ristoranti e pizzerie arrivano al 72%. Il rincaro non viene quindi percepito come un fenomeno isolato: tocca la mobilità, il carrello della spesa, le bollette e le uscite fuori casa.

Prezzi alle stelle, famiglie al risparmio: si rinviano le grandi spese, tagli anche sul tempo libero. Il sondaggio

Dal punto di vista delle abitudini, il 56% degli italiani ha già rinunciato o ridotto gli acquisti importanti, come casa e auto, con un aumento di 14 punti sul 2025. Ristoranti e pizzerie sono al 55%, il divertimento al 55%, i consumi culturali al 53% e le attività sportive al 52%. Le vacanze arrivano al 49%, con un aumento di 12 punti rispetto all’anno precedente. La stretta colpisce prima le spese rinviabili: acquisti costosi, uscite, cultura, sport e ferie.

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La marca resta un riferimento quando la scelta comporta un rischio economico o tecnico. Per il 34% degli intervistati il brand è fondamentale nell’acquisto di automobili. La stessa quota, 34%, vale per prodotti bancari o di investimento. La tecnologia è al 31%, i prodotti alimentari al 29%, elettrodomestici e assicurazioni al 27%. Nei comparti più legati al gusto o alla sostituzione frequente, invece, il peso del marchio scende: abbigliamento e calzature sono al 18%, servizi di mobilità al 18%, arredo per la casa al 12%.

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L’origine italiana del marchio conta soprattutto nel cibo. Il 69% degli intervistati preferisce marchi italiani per i prodotti alimentari, dato in aumento di 5 punti rispetto al 2025. Nell’abbigliamento e nelle calzature la preferenza italiana scende al 43%, nei prodotti per l’igiene della casa e della persona al 38%, nell’arredo al 35%. Il quadro cambia in tecnologia e automotive: per le automobili solo il 17% preferisce marchi italiani, mentre il 27% sceglie marchi esteri e il 50% non ha particolari preferenze. Nella tecnologia i marchi italiani raccolgono il 14%, quelli esteri il 28%, mentre il 53% è indifferente alla provenienza.

Prezzi alle stelle, famiglie al risparmio: si rinviano le grandi spese, tagli anche sul tempo libero. Il sondaggio

L’aumento percepito dei prezzi spinge molte famiglie a rimandare le spese che incidono di più sul bilancio e a ridurre il tempo libero. Il marchio conserva valore dove l’acquisto richiede fiducia, assistenza o una scelta tecnica. La provenienza italiana resta un vantaggio netto nell’alimentare, ma perde forza nei settori in cui tecnologia, prestazioni e reputazione internazionale orientano la decisione.

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