Niente da fare per l’Italia, l’Istat ha certificato che il rapporto deficit-Pil è ancora sopra il 3% al 3,1. Ma anche se si tratta di uno scostamento davvero minimo per il nostro Paese resta la procedura d’infrazione stabilita dalla Ue. Significa una limite di spese e di fatto un controllo sui conti pubblici dell’Italia. Ma a quanto pare Bruxelles sarebbe disposta a venire incontro al nostro governo, Ursula von der Leyen quindi potrebbe tendere la mano a Meloni. La Commissione starebbe infatti andando verso un’interpretazione più flessibile delle norme. Dipenderà certamente – riporta La Stampa – dal valore del deficit 2026, che l’anno prossimo dovrà essere verificato a consuntivo. Ma dipenderà anche da un’interpretazione del regolamento che l’esecutivo europeo si appresta ad effettuare con un approccio “flessibile”, come filtra da Palazzo Berlaymont.
Le regole per l’uscita sono chiare. Il deficit deve essere sceso sotto il 3% nell’anno precedente, ma non basta: “Sulla base delle proiezioni della Commissione» deve rimanere «al di sotto di tale valore anche nell’anno in corso e nel successivo”, come si legge nel regolamento. Il che, con l’attivazione della clausola, è praticamente impossibile. Ma è proprio qui che entra in gioco l’interpretazione che sembra andare incontro all’Italia. Se in primavera il deficit del 2026 risultasse inferiore al 3%, la Commissione – prosegue La Stampa – potrebbe non tenere in considerazione gli effetti delle spese aggiuntive sostenute nell’ambito della clausola nelle sue previsioni sul deficit del 2027 e del 2028.


