Processo Bio-on, ombre sulla procura?
Con l’avvio del processo di Appello, in corso in questi giorni a Bologna (oggi è in svolgimento un’udienza, con imputato Marco Astorri, ex founder) torna di attualità la vicenda della start-up italiana delle bio-plastiche, arrivata a valere più di 1,5 miliardi in borsa, con oltre 100 privative di brevetto in collaborazione con 10 università, e classificata come “società di interesse nazionale” grazie alla “golden power” dell’allora Presidenza del Consiglio
La società venne fatta colare a picco da un video diffuso massicciamente sul web da una società domiciliata alle Cayman che ne metteva in discussione la solidità e che – come hanno confermato i seguiti giudiziari – aveva però shortato il titolo al ribasso, guadagnando dal crollo dell’azienda. 850 milioni di euro dei risparmiatori bruciati in un solo giorno, e Bio-on dichiarata fallita dopo 2 mesi, distrutta dal “panic-selling”.
Il PM Michele Martorelli fece allora una scelta netta, orientata, ancorché perfettamente legittima: archiviare sollecitamente le denunce contro il fondo delle Cayman, e inquisire invece il CdA di Bio-on, dando quindi credito, di fatto, alla tesi accusatoria del video shortista. Tuttavia, per anni, nelle carte dell’inchiesta su Bio-on, per la Procura chi aveva scommesso sul crollo dell’ex unicorno delle bioplastiche ha avuto soltanto quattro nomi: Engadine Partners, Think Investments, Cadian Capital Management ed Ennismore Fund Management.
Erano i fondi le cui posizioni short superavano lo 0,5% del capitale e che Consob, per questo, era tenuta a pubblicare. Nel dettaglio, le regole europee imponevano di segnalare all’Autorità qualsiasi posizione corta a partire dallo 0,2% del capitale, mentre sul sito di Consob finiscono soltanto quelle che superano lo 0,5%. Quello che sta nel mezzo resta, per così dire, nei cassetti della Commissione.
Tutto ciò che era sotto la soglia dello 0,5%, appellandosi alla normativa vigente, la Consob l’ha sempre considerato secretato, e la Procura non l’ha mai ritenuto di interesse, al punto di non richiederne l’acquisizione nonostante le insistenze della difesa degli ex amministratori di Bio-on, che ritenevano queste informazioni essenziali per comprendere chi aveva shortato il titolo, nonchè l’esistenza di eventuali conflitti di interesse che potevano aver danneggiato azionisti e piccoli risparmiatori.
A fine agosto del 2019 i dati noti arrivavano, tutti insieme, al 4,64%. Ma si trattava, a quanto emerge ora, soltanto della punta dell’iceberg. Una consulenza tecnica condotta sui dati riservati, ai quali Affaritaliani ha avuto accesso, porta infatti ad almeno dodici il numero degli operatori che hanno comunicato a Consob posizioni ribassiste sul titolo.
Sul titolo Bio-on, l’archivio analizzato conta 141 notifiche, depositate da quattordici soggetti diversi tra l’aprile del 2017 e il settembre del 2023. Dai documenti confidenziali ai quali Affari ha avuto accesso, analisi effettuate secondo tutti i crismi delle scienze forensi, risulta che il perito ne abbia scartati due: un’utenza di prova riconducibile alla stessa Consob, con quantità palesemente fittizie, e una notifica dell’operatore finanziario Millennium, annullata undici giorni dopo.
Ne rimangono almeno dodici, e accanto ai quattro nomi già resi noti dalla Procura, compaiono così entità finanziarie fino a oggi ignote, come GSA Capital Partners, BrightSphere, Marshall Wace, Wellington Management, Numeric Investors, Indar Capital, Kairos e Tages.
Vendere allo scoperto è un’operazione del tutto lecita, e comparire in questo elenco non significa aver commesso irregolarità di alcun genere; la questione riguarda semmai il perimetro dell’indagine penale sugli ex amministratori di Bio-on: se l’obiettivo era capire chi avesse interesse a veder crollare il titolo, il campo da esaminare era almeno tre volte più ampio di quello che emerge dagli atti della Procura, il che solleva legittimamente delle domande.
Uno degli esempi più significativi è quello di Indar Capital. Il fondo deposita la sua prima notifica il 29 agosto 2019, lo stesso giorno in cui l’elenco pubblico di Consob riporta ancora soltanto i quattro fondi resi noti dalla Procura. Il 27 settembre comunica poi una posizione corta dello 0,30%, che il mercato non poteva vedere, ma che l’Autorità di controllo conosceva perfettamente. Eppure nella ricostruzione della Guardia di Finanza, aggiornata alla situazione Consob del 2 ottobre 2019, i fondi ribassisti continuano a essere solo quattro, e di Indar non c’è alcuna traccia.
Nel dicembre del 2024, all’indomani del servizio su Bio-on andato in onda su Report, la Procura di Bologna aveva assicurato che le indagini avevano riguardato “esaustivamente” anche chi, attraverso posizioni corte, poteva aver tratto vantaggio dal ribasso; Consob, dal canto suo, aveva negato quei dati alla difesa richiamandosi al segreto d’ufficio, precisando però che avrebbero potuto essere trasmessi al Pubblico ministero o alla Polizia giudiziaria da lui delegata, se l’avessero domandato, richiesta che però non è mai stata effettuata. Nella documentazione esaminata una richiesta di questo tipo non compare, tanto che a settembre di quest’anno gli avvocati Luigi Panella e Paolo De Miranda hanno chiesto alla Corte d’appello di acquisire quei dati direttamente, richiesta che non ha avuto seguito.
Tra i nomi rimasti fuori dai radar c’è anche un peso massimo come Marshall Wace, uno dei principali hedge fund europei. Secondo l’archivio, Marshall Wace LLP ha notificato dieci posizioni corte su Bio-on tra il 20 giugno e l’8 novembre 2018. Nel corso dell’autunno la sua scommessa è cresciuta dallo 0,20% di fine settembre fino allo 0,43% del 22 ottobre, restando comunque sempre al di sotto della soglia di pubblicazione.
Proprio in quel periodo compare il nome di Barbara Healy. Dai documenti della Banca centrale d’Irlanda risulta che da settembre 2018 Healy è consigliera indipendente di Marshall Wace Asset Management Ireland, la società irlandese del gruppo, incarico che lascerà soltanto nel maggio del 2021. Gli elenchi dei suoi incarichi aggiornati a febbraio e a ottobre del 2019 la collocano però anche nei consigli di amministrazione di quattro veicoli del gruppo Amber Capital: Amber Capital Investment Management ICAV, Amber Global Opportunities, Amber Active Investors e Amber Southern European Equity. Nel 2019, l’anno in cui Bio-on è andata a picco, Healy sedeva quindi contemporaneamente da una parte e dall’altra, e aveva potenzialmente accesso a tutte le informazioni sul dossier Bio-on.
Amber Capital Italia SGR è guidata dal gennaio 2017 da Giorgio Martorelli, fratello gemello di quel Michele Martorelli che, da Pubblico ministero, ha condotto l’inchiesta su fondo shortista delle Cayman su Bio-on, operando – dal proprio punto di vista – legittime scelte su chi inquisire e chi no. Con tre di quei quattro veicoli Giorgio Martorelli ha legami documentati. Nel 2014 rappresentò Amber Global Opportunities all’assemblea di Indesit e compare accanto ad Amber Southern European Equity in quella di Amplifon. Nel 2017 fu invece il capolista presentato all’assemblea di Ascopiave anche da Amber Capital UK, in qualità di gestore di Amber Active Investors.
Healy, peraltro, è una professionista con una lunga esperienza alle spalle. Commercialista, è stata responsabile delle operations di JPMorgan Hedge Fund Services e dal 2009 siede come consigliera indipendente, e in alcuni casi come presidente, nei board di fondi e società di gestione irlandesi e delle Cayman, un mestiere piuttosto diffuso nell’industria finanziaria di Dublino. Nessun documento la collega attualmente alle scelte di investimento su Bio-on o dimostra che tra i due gruppi siano passate informazioni; resta il fatto che si tratta esattamente del genere di intreccio che un’indagine definita “esaustiva” avrebbe potuto, e forse dovuto, portare alla luce, nell’interesse della trasparenza a favore del mercato e soprattutto dei piccoli investitori danneggiati dal crollo della regina delle bioplastiche.
Il 10 dicembre 2024 Amber Capital Italia SGR era stata molto netta a riguardo, dichiarando di non aver “mai operato” sul titolo, né per conto proprio né per conto di terzi, e di essere “totalmente estranea” alla vicenda. Nulla, nei dati, smentisce questa versione, dal momento che tra i dodici operatori non compare alcuna entità riconducibile ad Amber. Sia la Procura sia la società, del resto, hanno sempre respinto l’ipotesi di un conflitto di interessi.
Restano tuttavia alcune domande. La dichiarazione di Amber si estende anche ai veicoli nei cui consigli sedeva Healy? E la Guardia di Finanza acquisì da Consob l’archivio completo delle posizioni corte, prendendo in esame anche Marshall Wace e Indar? E se lo fece, perchè tutte queste entità finanziarie che risultano aver shortato Bio-on guadagnando dal calo del corso del titolo non sono mai state citate dalla Procura?
Soprattutto: resta da capire se la scommessa di Marshall Wace fosse ancora aperta quando il report di Quintessential, pubblicato il 23 luglio 2019, fece crollare il titolo. L’ultima notifica presente nell’archivio risale all’8 novembre 2018 e indica una posizione dello 0,21%. Le regole impongono però di comunicare anche la discesa sotto lo 0,2%, e quella comunicazione, nei dati, semplicemente non c’è. Se la posizione sia rimasta in piedi fino al crollo, al momento le carte non lo dicono, ed è forse da qui che bisognerebbe ripartire per un indagine davvero esaustiva e tale da fugare ogni ombra relativa a potenziali conflitti di interesse
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