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Economia

La Ferrari corre in un'Italia che invece rallenta: 250 persone assunte entro la fine dell'anno (circa il 20% dell'attuale forza lavoro ), meno di 7 mila vetture prodotte per mantenere alto il valore delle Ferrari anche su mercato dell'usato e, nonostante una riduzione delle auto vendute, un fatturato più ampio in grado di generare più profitti.

Sono le linee strategiche per il 2013 della casa di Maranello che il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha annunciato oggi nel corso dell'evento Formula Ferrari. Un 2013 che si è aperto con un primo quadrimestre in crescita. Certamente un buon auspicio per un mercato delle quattroruote che in Europa è vicino al de profundis, ma in cui la nicchia del lusso è come sempre immune dalla morsa della recessione: 1.800 macchine vendute (+4%) e ricavi saliti dell'8%, trading profit in crescita del 42% e un net profit di oltre il 36%. Numeri su cui ha spiegato Montezemolo  non incide LaFerrari, l'ultimo bolide della casa di Maranello che sarà prodotta in soli 499 esemplari.
 

I nuovi dipendenti di Maranello si aggiungeranno ai 130 già assunti dalla casa emiliana nel corso del primo quadrimestre. Attualmente la Ferrari conta su oltre 3.000 dipendenti tra la cittadina alle porte di Modena, le carrozzerie Scaglietti nel capoluogo di provincia e i 4 hub esteri e investe ogni anno 3 milioni di euro per la loro formazione con circa 120.000 ore di training. "Grandi investimenti" sulla formazione, ha voluto precisare Montezemolo, anticipando anche che la Ferrari investirà nel prossimo biennio sulle proprie aree produttive 100 milioni di euro.

Però, nonostante il trend di crescita dei primi mesi dell'anno, "nel 2013 produrremo meno macchine di quanto ci chiede il mercato", ha spiegato anche Montezemolo, aggiungendo che non si vuole iniettare troppe auto sul mercato "anche per dimostrare di essere capaci di utili maggiori" pur con vendite al di sotto delle 7.000 unità.

L'anno scorso sono state 7.318 le vetture omologate consegnate alla rete dalla Ferrari, con una crescita del 4,5% rispetto al 2011. Il management vuole così proteggere l'esclusività del brand Ferrari e il valore residuo dell'usato. Ma tra gli obiettivi della casa emiliana c'è anche l'aumento nei prossimi anni del numero dei concessionari presenti in tutto il mondo rispetto agli attuali 200 punti vendita circa in 101 Paesi.

Il presidente ha sottolineato, in quest'ottica, l'importanza di alcuni mercati chiave come gli Stati Uniti (l'anno scorso il primo Paese per la Ferrari), dove la società conta su 54 dealer, e come la Cina, dove gli attuali 27 concessionari cresceranno. "Tra tre anni il 30% delle vendite arriverà dagli Stati Uniti, il 30% da Europa ed Emirati e il restante 40% dagli altri mercati", ha previsto, non preoccupato della concorrenza della tedesca Porsche: "A noi piace la competizione, la sfida, perché siamo sicuri di vincerla".

Escluso il lancio di un Suv, di un modello di piccole dimensioni e di un auto elettrica, il presidente della Ferrari è stato molto lapidario su una possibile quotazione in borsa della Ferrari o su uno scorporo della casa di Maranello dalla casa madre Fiat: "no, no, no, assolutamente no. Non c'è nessun progetto di questo tipo".

 

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