A- A+
Economia
Quattrosoldi/ Infrastrutture e fisco: Renzi adotti il 'piano Obama'

La ripresa economica? In Italia resta una chimera, dato che tutto l’ottimismo e la buona volontà del mondo non serve a nulla se non si cambiano le condizioni materiali della domanda, prima e più che dell’offerta, cosa ancor più vera quando la recessione è da anni accentuata da una “cura letale” europea di matrice tedesca che tenta di imporre lezioni “morali” a paesi che si suppongono essere inaffidabili, anche se gli stessi (Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna e Grecia, i “Piigs” o maialini europei) non avevano e non hanno molto in comune a livello di struttura economica e di problemi relativi.

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca d’Italia, a febbraio i prestiti alle imprese private sono calati su base annua del 3%, peggiorando il dato (-2,7%) di gennaio, mentre i prestiti alle famiglie restano flebili con un -0,4% che segue il -0,5% di gennaio. Il dato complessivo è così peggiorato dal -1,8% del primo mese dell’anno a -2%, il che non è certo sintomo di una grande vitalità economica, nonostante le rassicurazioni giunte dalla stessa Banca d’Italia e gli sforzi della Banca centrale europea che col suo programma di acquisto di bond sul mercato (“quantitative easing”) un effetto l’ha effettivamente ottenuto, ma probabilmente non quello voluto: ha indotto le grandi corporation mondiali, in particolari statunitensi, a emettere bond in euro (i due terzi delle emissioni di marzo fanno riferimento a società non europee) e indotto un ulteriore calo dei tassi anche a lungo termine.

Anche in questo caso però a beneficiarne non è tanto l’Italia, quanto il Nord Europa, con la Svizzera che è riuscita a collocare in asta una tranche da 232,5 milioni di franchi svizzeri del bond scadenza luglio 2025 ad un prezzo sopra la pari e ad un tasso effettivo pari a -0,055% annuo, mentre la Germania e gli altri paesi del Nord dovrebbero vedere tassi negativi sui propri decennali prima del’estate, quando forse i Btp italiani di tale durata potrebbero rendere attorno o meno dell’1%. Una buona notizia, ma come detto non basta: il costo medio del debito (che ormai supera i 2.100 miliardi di euro) si riduce infatti molto più lentamente del suo costo marginale (ossia dei tassi segnati nell’ultima asta) e tuttora oscilla sopra il 3,5%, sicché in caso di una previsione corretta del Def e di un Pil che cresca dello 0,7% quest’anno, con un’inflazione inferiore al 2% sarà impossibile evitare un ulteriore incremento del rapporto debito/Pil anche in presenza di un deficit/Pil che si riducesse al 2,6%.

A questo punto dato che Mario Draghi è impotente, Matteo Renzi dovrebbe provare a fare come Barack Obama e puntare sulla crescita in deroga alle norme europee che costringono gli stati membri a una “virtuosa” ma in queste condizioni aberrante austerità fiscale, col solo effetto di deprimere la domanda, ridurre a parità di ogni altra condizione la crescita del Pil e inguaiare fino al collo i paesi come l’Italia su cui pesa un debito accumulato in decenni di cattiva gestione della spesa pubblica che rischia di andare fuori controllo anche qualora si riuscissero a eliminare sprechi e inefficienze.

Certo, Obama, che ha proposto un budget federale da quasi 4mila miliardi di dollari, non deve chiedere permesso ad Angela Merkel o all’Eurogruppo come invece devono fare non solo l’Italia ma anche la Grecia, che infatti dopo aver provato qualsiasi bluff, compreso un abbraccio “fraterno” con la Russia di Vladimir Putin, sta in queste ore cercando un accordo con la “troika” a colpi di riforme che rischiano di provocare la fine anticipata del governo Tsipras (cosa che probabilmente a Berlino e Bruxelles non dispiacerebbe). Ma la strada indicata dal presidente Usa è interessante se non nei numeri assoluti, impensabili per l’Italia e per la stessa Ue, che già non riesce a far decollare il famoso e fumoso “piano Juncker” da 300 miliardi di euro, quanto meno per la composizione del budget stesso.

Oltre il 10% del budget (428 miliardi di dollari) è infatti destinato a investimenti nelle infrastrutture, sia perché l’America ha bisogno di rinnovare strade, autostrade e ferrovia sia perché creano lavoro, consumi e crescita. Al posto di inefficienti e ineguali “bonus fiscali” a cifra fissa come in Italia con gli  80 euro ei lavoratori dipendenti, Obama spende poi il 7,5% del suo bilancio (circa 300 miliardi di dollari) in agevolazioni fiscali mirate per sostenere la classe media e aumenta, sempre che i Repubblicani glielo consentano (cosa tutt’altro che scontata), la tassazione sugli utili delle grandi imprese ma anche in questo caso in modo mirato, con una “una tantum” del 14% sui 2 trilioni di profitti accumulati all’estero, e sul reddito dei cittadini più ricchi, che dovrebbero pagare circa 630 miliardi di dollari di maggiori tasse (il 15,75% delle entrate messe a budget). Infine vara una riforma dell’immigrazione con la quale conta di risparmiare 160 miliardi (il 4% del budget), aiutando i conti pubblici e insieme regolarizzando la posizione di milioni di lavoratori.

Certo, applicare tale ricetta al caso italiano non sarà semplice né pacifico: occorrerà riformare il credito, dando spazio a nuovi attori e favorendo una diversificazione dell’offerta, occorrerà semplificare le norme giuridiche e quelle fiscali, occorrerà riformare le norme sull’immigrazione per trasformare i migranti da costi a risorse, occorrerà incentivare la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi vendibili anche se non soprattutto all’estero, ma pensati e prodotti in Italia, occorrerà aprire definitivamente alla concorrenza i tanti mercati ancora “protetti”. Ma senza una seria riforma dal lato della domanda, con uno stop ad ogni ulteriore incremento della pressione fiscale su reddito, consumi e risparmi di imprese e famiglie e ad ogni ulteriore taglio di salari e compensi, il reddito disponibile non potrà crescere e senza di esso non potranno crescere consumi e investimenti.

Luca Spoldi

Tags:
obamarenziripresacrisibanca d'italia
i più visti
in evidenza
Leao perde la causa milionaria Pagherà 20 mln di risarcimento

Chiuso il caso con lo Sporting

Leao perde la causa milionaria
Pagherà 20 mln di risarcimento


casa, immobiliare
motori
FIAT premia lo stile di guida ecosostenibile con la Nuova 500

FIAT premia lo stile di guida ecosostenibile con la Nuova 500

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.