Umanesimo digitale e governance etica: la sfida di Polisophia per governare gli algoritmi
Primo bilancio di Polisophia, la Community per l’innovazione responsabile fondata e presieduta dal Professor Ruben Razzante (Università Cattolica di Milano e Lumsa di Roma), che ci racconta le prossime tappe del suo progetto.
Professor Razzante, in poco tempo Polisophia è passata da un’idea a una realtà riconosciuta nel dibattito sull’innovazione. Come nasce questo progetto?
“Polisophia nasce da una convinzione che è maturata negli ultimi anni, osservando da vicino l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale e le traiettorie della trasformazione digitale. Ci siamo resi conto che il dibattito pubblico oscillava tra due estremi: da un lato gli entusiasmi acritici verso ogni innovazione tecnologica, dall’altro i timori e le paure alimentati dalla scarsa conoscenza. In mezzo, però, mancava uno spazio di confronto serio, autorevole e indipendente, dove istituzioni, imprese, università, professionisti e società civile potessero dialogare senza pregiudizi e con un approccio costruttivo.
Da questa riflessione è nata l’idea di creare una Community permanente dedicata all’innovazione responsabile. Non volevamo dar vita all’ennesimo ciclo di convegni ma costruire un luogo di confronto continuo, capace di generare idee, relazioni, proposte e contenuti che potessero contribuire concretamente al dibattito pubblico.
La presentazione ufficiale della Community, a novembre scorso presso l’Hotel Melià di Milano, ha rappresentato il primo passo di questo percorso. È stato il momento in cui un progetto nato da una visione condivisa ha iniziato a prendere forma, raccogliendo fin da subito l’adesione di personalità autorevoli provenienti da ambiti diversi ma unite dalla stessa convinzione: l’innovazione ha valore solo se mantiene al centro la persona.
Durante quell’occasione abbiamo svelato anche il nome della Community, “Polisophia”, che unisce “polis”, la comunità e il luogo della partecipazione, e “sophia”, la sapienza. È un nome che sintetizza bene la nostra filosofia: crediamo che il progresso tecnologico abbia bisogno non solo di competenze ma anche di pensiero critico, responsabilità e visione.
La nostra missione è semplice ma ambiziosa: contribuire a governare l’innovazione invece di subirla, mettendo sempre al centro la persona, i suoi diritti, le imprese, le istituzioni e l’ambiente. Da aprile Polisophia è diventata Azienda di promozione sociale – Ente del terzo settore iscritto al Runts”.
In pochi mesi avete coinvolto personalità di primo piano del mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale. Qual è stato il segreto di questa crescita?
“Credo che il vero valore aggiunto di Polisophia sia stato il metodo con cui è stata costruita. Non è una realtà nata per rappresentare una categoria o uno specifico interesse, ma per creare un dialogo tra mondi che troppo spesso parlano linguaggi diversi e faticano a confrontarsi.
Per questo abbiamo voluto dar vita a una Advisory Board e un Comitato Tecnico-Scientifico che riuniscono competenze eterogenee: rettori di università, amministratori delegati, rappresentanti delle istituzioni, economisti, esperti di comunicazione, manager dell’industria e della finanza. Questa pluralità di esperienze ci ha permesso di affrontare le grandi sfide poste dall’Intelligenza Artificiale con una prospettiva realmente multidisciplinare, evitando letture parziali o semplificazioni.
Ciò che accomuna tutti è una convinzione molto chiara, ossia che l’Intelligenza Artificiale e, in generale, le tecnologie emergenti non possono essere governate soltanto attraverso competenze tecniche. Servono anche il diritto, l’etica, l’economia, la filosofia, la comunicazione e la cultura. È proprio questo approccio multidisciplinare ad aver reso Polisophia una Community credibile e autorevole.
In questi mesi la Community è cresciuta anche grazie ai numerosi appuntamenti pubblici che abbiamo organizzato. Dopo il lancio ufficiale, abbiamo presentato il primo volume di Polisophia, pubblicato da FrancoAngeli, all’Hotel Meliá di Milano e successivamente nella prestigiosa sede di Assolombarda. Sono stati due eventi molto partecipati, che hanno favorito un confronto concreto tra il mondo accademico, quello imprenditoriale e quello istituzionale. Abbiamo inoltre presentato il volume nell’aula magna dell’Università di Parma e al Salone del libro di Torino.
In particolare, il volume rappresenta il primo rapporto annuale della Community e raccoglie i contributi dei componenti dell’Advisory Board e del Comitato Tecnico-Scientifico. È un vero e proprio manifesto culturale di Polisophia, un’opera corale che dimostra come le sfide dell’innovazione possano essere comprese e affrontate solo mettendo in dialogo competenze, sensibilità e discipline diverse”.
Il primo anno di attività è stato particolarmente intenso. Quali risultati ritiene più significativi?
“È stato un anno estremamente intenso e ricco di soddisfazioni sotto molti punti di vista. Fin dall’inizio ci eravamo posti un obiettivo preciso, ossia fare in modo che Polisophia non rimanesse un’iniziativa isolata ma diventasse un percorso di confronto stabile e continuativo; e credo che questo obiettivo sia stato raggiunto.
Abbiamo organizzato appuntamenti che hanno registrato una partecipazione qualificata e un forte interesse da parte del mondo produttivo, delle istituzioni e dell’università. Dopo il lancio a Milano, abbiamo portato il dibattito anche in altre città italiane, dall’Università di Parma a Palazzo Altieri (sede ABI) a Roma, fino al Salone Internazionale del Libro di Torino. Ogni tappa ha confermato che esiste un’esigenza sempre più diffusa di affrontare il tema dell’innovazione con competenza, spirito critico e una visione di lungo periodo.
In questi mesi siamo riusciti a promuovere un confronto qualificato sull’Intelligenza Artificiale, valorizzando il contributo delle università, delle imprese e delle istituzioni. Abbiamo cercato di superare una narrazione esclusivamente tecnologica, portando al centro anche le implicazioni etiche, giuridiche, economiche e sociali che ogni innovazione inevitabilmente comporta.
Anche la pubblicazione del primo volume di Polisophia ha rappresentato un passaggio importante. L’interesse riscontrato e la sua diffusione, insieme all’attenzione dedicataci dai principali organi di informazione, confermano che Polisophia sta progressivamente diventando un punto di riferimento per chi vuole comprendere e governare le trasformazioni in atto con serietà, competenza e responsabilità.
Molto positivo è stato anche il riscontro dei media. Quotidiani nazionali, televisioni, agenzie di stampa e riviste specializzate hanno seguito con attenzione il nostro percorso. Si tratta di un segnale significativo perché dimostra che il tema dell’innovazione responsabile non è una questione per pochi addetti ai lavori, ma è ormai entrato nel dibattito pubblico”.
Lei parla spesso di “umanesimo digitale”. Cosa significa concretamente?
“Significa ricordare che la tecnologia è sempre uno strumento e mai un fine.
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare la qualità della vita, aumentare la produttività, rendere più efficienti le amministrazioni e favorire la crescita economica. Tuttavia, senza una governance responsabile, rischia di amplificare disuguaglianze, discriminazioni, manipolazioni informative e concentrazioni di potere.
L’umanesimo digitale consiste proprio nel riportare al centro la dignità della persona. Vuol dire costruire regole, sviluppare competenze, educare al pensiero critico e promuovere una cultura della responsabilità.
Non possiamo delegare agli algoritmi decisioni che incidono sui diritti fondamentali senza mantenere un controllo umano effettivo. La vera sfida non è costruire macchine sempre più intelligenti, ma persone sempre più consapevoli”.
Guardando al futuro, quali saranno le prossime sfide di Polisophia?
“Il percorso prosegue con una serie di appuntamenti di grande rilievo in diverse città italiane, tra cui Matera, e all’Università Lumsa di Palermo. Tra questi, uno dei momenti più significativi sarà certamente l’incontro di Assisi, nell’ambito del Cortile di Francesco, un luogo altamente simbolico dove il dialogo tra culture, discipline e sensibilità diverse rappresenta da sempre il cuore dell’iniziativa.
Essere ad Assisi ha per noi un significato particolare. Vuol dire ribadire che il confronto sull’Intelligenza Artificiale non può limitarsi agli aspetti tecnologici, ma deve coinvolgere anche la dimensione etica, culturale e sociale. Parlare di innovazione in un luogo che richiama il valore della persona e della vita, della responsabilità e del dialogo significa collocare il progresso tecnologico all’interno di una riflessione più ampia sul futuro della nostra società.
Il 30 ottobre apriremo ufficialmente in Assolombarda a Milano i cantieri della seconda edizione di Polisophia, con nuovi progetti, nuovi partner e nuove iniziative. Dopo il lavoro svolto nel primo anno, vogliamo consolidare quanto costruito e ampliare ulteriormente la nostra rete, rafforzando il dialogo tra i diversi mondi.
L’ambizione resta la stessa con cui siamo partiti, ossia fare di Polisophia un luogo permanente di confronto, capace di accompagnare il Paese nella comprensione e nel governo delle grandi trasformazioni tecnologiche, mettendo sempre al centro la persona”.
Se dovesse sintetizzare in un messaggio la filosofia di Polisophia, quale sceglierebbe?
“Direi questo: l’innovazione non è neutrale, dipende dalle scelte che compiamo ogni giorno. Per questo abbiamo bisogno di una cultura della responsabilità che accompagni lo sviluppo tecnologico. L’Intelligenza Artificiale può rappresentare uno straordinario fattore di progresso oppure accentuare le fragilità delle nostre società. La differenza la farà la qualità delle decisioni umane.
Polisophia vuole contribuire proprio a questo: creare una comunità di persone che sappiano unire competenza, visione e senso etico. Se riusciremo a costruire questo patrimonio culturale condiviso, avremo dato un contributo importante non solo al dibattito sull’Intelligenza Artificiale, ma al futuro del nostro Paese. L’innovazione responsabile non è uno slogan, è una scelta culturale e una responsabilità che appartiene a tutti”.

