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Golia (per ora) ha vinto contro Davide. Su Royal Bank of Scotland si abbatte un'altra bufera nel giro di meno di un anno. Dopo l'affaire Libor, Rbs è accusata di aver portato volontariamente al fallimento alcune imprese. L'obiettivo? Costringerle alla bancarotta per poi rilevarle a prezzi stracciati.

La denuncia non arriva da fonti anonime o asociazioni antagoniste, ma da un funzionario del governo britannico, Lawrence Tomlinson, consulente del ministero del Commercio. Una bella grana per Downing Street. Non solo perché è chiamata a risolvere una vicenda che lo stesso ministero ha definito "vergognoso". Ma anche (e soprattutto) perché Rbs è una banca controllata dallo Stato, che possiede l'81% delle azioni dell'istituto.     

Per di più, le operazioni di acquisizione erano viste come un plus e contribuivano a gonfiare i bonus milionari dei manager. Le storie dietro le forzature delle banche sono atroci. Come quella di un imprenditore costretto ad abbassare le serrande perché Rbs, durante la notte, aveva modificato le condizioni del mutuo con il quale finanziare un nuovo impianto. Illazioni? A quanto pare no: sei settimane deopo la chiusura, Rbs è diventata proprietaria del 100% di quell'azienda.  

La dimensione dello scandalo è ancora tutta da definire. Perché, fino a ora, sono state poche le  Pmi che hanno avuto i mezzi e il coraggio di citare in giudizio un colosso come Rbs. Ma anche perché l'istituto ha in pancia il 40% dei prestiti alle Pmi erogati nel Regno Unito. Il governo ha avviato un'inchiesta.  

 

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