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Economia
Renault, le sfide di De Meo nel colosso auto. Rumors

“Abbiamo una nuova governance molto rigorosa che sta valutando le varie opzioni. Conoscerete a breve la decisione”, ha appena spiegato Jean-Dominique Senard, presidente del colosso Renault-Nissan chiamato un anno fa a succedere a Carlos Ghosn nella terremotata alleanza franco-nipponica delle quattro ruote, a proposito dell’arrivo (molto probabile) dell’italiano Luca De Meo sulla tolda di comando della casa della Losanga

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L’ex presidente del comitato esecutivo di Seat, che si è prenotato un posto nel gotha dei grandi manager del mercato automobilistico dopo aver messo a segno nel 2016 il rilancio della controllata spagnola di Volkswagen dopo nemmeno un anno dal suo sbarco a Barcellona, è chiamato a sfide importanti. Sfide da cui dipenderà la capacità della casa della Losanga di restare (assieme agli alleati Nissan e Mitsubishi) nel ristretto club dei produttori mondiali da 10 milioni di veicoli annui. Un club in cui, accanto a Toyota e a Volkswagen, si candida ad entrare con prepotenza il nuovo colosso Fiat-Peugeot, una volta che le nozze franco-italo-americane entreranno a regime. 



A De Meo i galloni non mancano, perché oltre ad aver messo a segno risultati importanti dovunque è stato chiamato ad operare (ha lasciato Seat con il record storico delle vendite), può vantare un curriculum che certifica un’esperienza quasi trentennale in 10 marchi di quattro grandi gruppi automobilistici (Renault, Toyota, la grande crescita in Fiat accanto a Sergio Marchionne e Volkswagen) e in cui ha partecipato al lancio di oltre 50 modelli.

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Quali sono queste sfide? Secondo quanto spiegano i commentatori del mercato delle quattroruote, prima ancora di guardare a nuove collaborazioni su scala globale e rilanciare le vendite in calo nel 2019, la grande mission del manager italiano sarà, sfumata l'intesa con Fca, ricomporre operativamente l'alleanza (e farla evolvere) con i giapponesi Nissan, nel cui capitale Renault è presente con il 43% a fronte di una partecipazione incrociata del 15%, ma senza diritti di voto. 


Per capire che aria tira a Tokyo, basta citare il fatto che il nuovo amministratore delegato di Nissan, Makoto Uchida, manager che ha preso il posto in ottobre del forzatamente dimissionario Hiroto Saikawa, implicato in irregolarità contabili come Ghosn, di recente ha parlato di rafforzamento della “cooperazione” con il partner europeo. E non di integrazione.

Ritrovare l’equilibrio con l'alleato nipponico, gelosissimo della propria autonomia e delle proprie scelte produttive, significa per i francesi mettere fine a un anno di grandi turbolenze ai vertici del gruppo, anno iniziato con il clamoroso arresto in Giappone di Carlos Ghosn, la successiva cacciata del manager franco-libanese e l’effetto domino innescato che ha travolto prima Saikawa, e poi il Ceo della Losanga, Thierry Bolloré.

In gioco c’è la possibilità di realizzare quei risparmi sui costi da sinergie produttive sulle nuove tecnologie e gli investimenti fatti in collaborazione con gli alleati per non perdere il vantaggio che questo schema di partecipazioni incrociate può assicurare in un settore capital-intensive fortemente competitivo com'è quello automobilistico.

Per trovare la soluzione al rebus Parigi-Tokyo, De Meo che prenderebbe il posto di Clotilde Delbos, il Cfo che ha assunto anche le deleghe operative ad interim dopo l’uscita ad ottobre di Bolloré, De Meo dovrà dimostrare di essere non solo un grande manager delle quattro ruote, ma anche un uomo in grado di dialogare con un potere politico governativo ingombrante che sa come farsi sentire sia nel capitale di Renault (Parigi è al 15,01%, quota considerata in Francia come la partecipazione statale per antonomasia) sia in quello di Nissan.

Infine, l’ultima sfida è quella delle vendite. Il manager italiano si occuperà soprattutto dei modelli della Losanga, modelli che serviranno per ribaltare una china delle immatricolazioni che nel 2019 in un mercato mondiale difficile per le quattro ruote, colpito dall'instabilità geopolitica e dai conflitti commerciali, hanno fatto segnare un calo del 3,4%.

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