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Economia
Renault, Le Maire: "Potrebbe anche scomparire". Nissan taglia 20 mila tute blu
Il prossimo amministratore delegato di Renault Luca De Meo che si insedierà il 1° luglio

Calo del reddito disponibile per la crisi post-Coronavirus che incide sui consumi specie su quelli molto esposti al ciclo come gli acquisti di automobili, per Renault già in calo prima dell'epidemia. Le nuove sfide della mobilità e la concorrenza sempre più agguerrita dei competitors che fanno a gara per aggredire i costi. Uno scenario in cui a reggere in futuro, come profetizzava sempre Sergio Marchionne, saranno pochi gruppi delle quattroruote e che per una Renault ora a caccia di liquidità, in attesa che l'italiano Luca De Meo assuma la piena guida della società il primo luglio e con una operatività da rafforzare nell'alleanza con i colossi asiatici Nissan e Mitsubishi, potrebbe risultare fatale. 

Bruno Le Maire
Il ministro dell'economia francese Bruno Le Maire

Le parole di questa mattina a Le Figaro e a radio Europa 1 del ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, alle prese con gli aiuti per i grandi gruppi transalpini a cominciare da Air France e Renault (come Ceo ad interim c'è il Cfo Clotilde Delbos), hanno fatto fare un salto sulla sedia agli addetti ai lavori. 

Renault al momento "sta lottando per la sopravvivenza", e "potrebbe addirittura scomparire" se non riescirà a riadattarsi dopo la crisi del coronavirus, ha spiegato il numero uno del Ministero di Bercy che è presente con il 15% nel capitale della casa automobilistica della Losanga, ricordando come "nei prossimi mesi" la terribille crisi economica causerà "fallimenti" e "licenziamenti" a catena nel Paese. Effetti che si realizzeranno a partire da giugno quando il Governo transalpino ritirerà gradualmente il dispositivo di sostegno alla "disoccupazione parziale", misura analoga alla cassa integrazione italiana, che finora ha permesso di evitare un'ondata di licenziamenti Oltralpe. 

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Il presidente di Renault Jean-Dominique Senard

Dichiarazioni che si sono fatte sentire immediatamente in borsa a Parigi dove il  titolo a metà mattinata ha fatto un tonfo del 4,2% a 16,96 euro, mentre l'indice Cac 40 arretrava dell'1,4%.

Il ministro dell'Economia di Macron, che in alternativa ad un ingresso nel capitale (con il 10% per circa 540 milioni di euro) di Renault da parte della giapponese Mitsubishi (attualmente il secondo azionista di Nissan con una quota del 20% che a sua volta detiene il 34% di Mitsubishi), ha preparato un prestito di 5 miliardi di euro, ma su cui non è stata ancora apposta la firma di Bercy (trattative ancora in corso), ha fatto capire di attendere con fiducia il nuovo piano strategico del presidente della Losanga Jean-Dominique Senard, un piano a cui il manager sta lavorando "duramente" anche con il sostegno del governo francese. 

In ballo, però, ci sono le chiusure, nel quadro del piano di tagli che sarà annunciato il 29 maggio, di quattro stabilimenti transalpini su cui l'Eliseo vigila con particolare attenzione, dossier che ha già fatto scattare le polemiche Oltralpe. Nel mirino ci sono, secondo quanto rivelato dal quotidiano Les Echos, gli stabilimenti più piccoli di Choisy-le-Roi, nella Marna con 260 dipendenti, di Caudan, in Bretagna e di Dieppe, in Normandia, ognuno con 385 tute blu. Nel piano di risparmi per due miliardi di euro sarebbe poi coinvolto anche l'impianto di Flins, a nordovest di Parigi, che con i suoi 2.600 lavoratori assembla l'utilitaria elettrica Zoe e la Nissan Micra. Fabbrica che potrebbe però anche essere oggetto di riconversione produttiva. 

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"Il sito industriale a Flins non deve chiudere", ha messo subito le cose in chiaro Le Maire. "Ora ci aspettiamo la proposta globale di Senard sul suo piano per l'alleanza Renault-Nissan e il suo piano per Renault", ha poi tagliato corto, chiudendo ad ogni riduzione dell'organico in madrepatria. 

"L'importante è sapere qual è la strategia di Renault nel lungo termine. Come ci garantiscono che un domani le auto elettriche saranno localizzate in Francia, come ci garantiscono che la Francia diventerà il principale centro di produzione mondiale di auto elettriche per Renault", ha rilanciato Le Maire. 

Ma con il congelamento da Coronavirus del mercato mondiale delle quattroruote, quella dei costi è una voce da aggredire e anche con celerità se non si vuole pregiudicare i saldi finanziari. Il partner Nissan (Renault controlla il 43% di Nissan, che a sua volta ha una quota del 15% nella casa transalpina) ha già messo in cantiere a fine gennaio una sforbiciata all'organico per circa 4.300 unità (amministrativi) in Giappone entro il 2023, come parte di un più ampio sforzo per portare il taglio dei costi fino a quota 4,4 miliardi di dollari in risposta al calo delle vendite (nel 2019 con 10,2 milioni di veicoli, per la prima volta dal 2016 l’Alleanza Nissan-Renault-Mitsubishi è stata superata da Toyota, seconda per volumi dopo Volkswagen).

Ora però, secondo quanto ha appena riferito l'agenzia di stampa nipponica Kyodo News, il nuovo amministratore delegato Makoto Uchida si prepara a far uscire dal perimetro aziendale altri 20 mila posti di lavoro nel mondo, facendo salire a oltre 50 mila gli esuberi nel comparto auto nel mondo.

@andreadeugeni

 

 

 

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