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Economia
Deficit, Renzi ammorbidisce la Merkel. Così l'Italia aiuterà la Germania

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Matteo Renzi pare sia riuscito ad ammorbidire la Cancelliera tedesca Angela Merkel e a ottenere quello che voleva. E cioè una spalla da parte della timoniera della prima economia del Vecchio Continente per avere in sede europea un margine di contrattazione sull'obiettivo del deficit/Pil al 2,6% che Bruxelles vuole dall'Italia per quest'anno. Un margine di contrattazione di 0,2% di deficit-Pil che consentirebbe all'Italia di arrivare al 2,8% e di mettere fieno in cascina (circa 3 miliardi di euro) da aggiungere ai 7 che arriveranno dalla spending review per tagliare l'Irpef (6,6 miliardi) e riformare il sistema degli ammortizzatori sociali (3,4 miliardi). Misure che servono a Renzi per rimettere in moto la domanda interna e sostenere il Pil orfano di una produzione industriale che è sotto del 13% rispetto a luglio 2008. E cioè prima della crisi.

Il premier è stato chiaro. In apertura della conferenza stampa del bilaterale, ha rassicurato la Merkel sul fatto che gli italiani sono ormai delle ex cicale che hanno interiorizzato il rigore e il rispetto delle regole non perché lo chiede "Bruxelles o Berlino", ma perché è un atto di responsabilità nei confronti "dei propri figli". Un messaggio forte. Come dire, cara Merkel stai tranquilla, "non vogliamo cambiare le regole e vogliamo fare le riforme", ha sottolineato Renzi secondo cui l'Italia sa che deve restare entro il 3% di deficit per non scardinare i pilastri dell'unione monetaria.

Ma "l'Italia - ha aggiunto il presidente del Consiglio che ha ricordato che al nostro Paese spetta il prossimo semestre di presidenza europea - vuole guidare il rinascimento europeo della manifattura industriale (Germania e Italia sono le prime due economie, ndr)" per rendere "l'Europa più competitiva" (prima della conferenza stampa le confindustrie dei rispettivi Paesi hanno emesso un comunicato congiunto in cui hanno chiesto ai rispettivi governi di "sostenere l’obiettivo di incrementare il contributo dell’industria al 20% del Pil dell’UE entro il 2020, attraverso la definizione di un’ambiziosa e coerente strategia di politica industriale". Richiesta su cui Renzi ha subito fatto leva per sostenere le sue ragioni).

Per innescare la crescita in Italia, il neo premier deve avere mano libera su qualche miliardo di copertura in più (soprattutto se la crisi ucraina dovesse mettere sotto pressione lo spread dal cui torpore il governo intende contabilizzare 2,5 miliardi) e per ottenere l'appoggio di Berlino ha ricordato alla Cancelliera (probabilmente dopo essersi confrontato con Mario Monti, a cui aveva chiesto un incontro prima di iniziare a confrontarsi con i premierati europei) che il nostro Paese "è il primo partner commerciale della Germania", verso cui Berlino esporta quanto esporta congiuntamente verso Francia e Inghilterra.

Quindi, è stato il passaggio intellettuale di Renzi, se la Germania vuole continuare a esportare in questo modo e sostenere il suo surplus commerciale, deve agevolare il governo italiano nel suo sforzo di "sostenere la domanda interna". Anche perché, ha sottolineato infine Renzi sapendo che è la nota dolente su cui la Merkel batte, l'elevato debito pubblico che è salito dal 120% al 133% del Pil è schizzato non perché l'Italia non ha fatto i compiti a casa. Anzi "l'avanzo primario c'è stato", ma quello che è mancato è stato l'apporto del numeratore: il Pil. A buon intenditor, cara nostra signora del rigore...

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