CIRisiamo: tornano alla carica i tecnici. Nel borsino di via XX settembre scende Graziano Delrio e salgono Pier Carlo Padoan e Guido Tabellini. Un endocrinologo e due economisti. Nulla da dire sulla carriera, la preparazione e il credito internazionale di questi ultimi.
Ma non basta. Non basta essere un ex rettore della Bocconi. Non basta essere uno stimato professore. Guido Tabellini è anche consigliere di Cir, la società della famiglia De Benedetti. E’ un reato? Certo che no. E’ prassi discutibile ma consolidata che s’intreccino politica, economia e accademia.
Ma qui c’è altro: il successo di Renzi dipende dalla sua capacità di schivare le ombre. E una incombe, scura, sulla testa del giovane segretario: la vicinanza all’editore de La Repubblica. Vero? Falso? Non importa. Renzi e le circostanze non hanno fatto nulla per fugare i sospetti.
Lo scorso dicembre solo Forza Italia ed M5S hanno contestato la norma “salva Sorgenia”, che ha permesso all’impresa di De Benedetti di risparmiare 23 milioni di euro in oneri di urbanizzazione per la centrale elettrica di Turano Bertonico. Poi è arrivata la burla de La Zanzara. Fabrizio Barca rivela a un finto Vendola di aver ricevuto dall’ingegnere (indirette) pressioni per diventare ministro dell’Economia.
Neanche il tempo di bruciare la candidatura Barca ed ecco quella del consigliere Cir Tabellini. E’ un elemento che Renzi non può fare a meno di valutare. E’ opportuno che il ministro dell’Economia arrivi sulla poltrona del Mef partendo da quella di Cir? No, non lo è. E non perché è in dubbio l’onestà di Tabellini, ma perché chi accetterà l’incarico sarà come la moglie di Cesare: non dovrà solo essere onesto, ma anche sembrarlo. Per evitare che Grillo rinfacci al presidente del Consiglio di essere “il pupazzo nelle mani del ventriloquo De Benedetti.
@paolofiore

