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Rialzo tassi, dopo la Bce tocca alla Fed? Warsh tra due fuochi. Ecco la previsione degli analisti

Intanto il prezzo del petrolio è schizzato a 105 dollari al barile

Rialzo tassi, dopo la Bce tocca alla Fed? Warsh tra due fuochi. Ecco la previsione degli analisti
Kevin Warsh

Se le previsioni sulle mosse della Bce sono state ampiamente rispettate, non c’è unanimità tra gli analisti nel ritenere che la Fed nel direttivo della prossima settimana rialzerà i tassi, ora fermi al 3,50%. Mentre l’Eurotower ha deciso il secondo rialzo di quest’anno, la banca centrale americana non ha finora deciso alcuna stretta monetaria ma con il petrolio a 105 dollari al barile, e lo spettro di una nuova fiammata dell’inflazione, opinione diffusa è che giocoforza dovrà optare per un incremento del costo del denaro. Molto dipenderà però dai dati sull’inflazione negli Stati Uniti che verranno pubblicati domani.

Si stima che dovrebbe attestarsi al 3,4% su base annua, lo stesso livello di luglio, mentre l’indice core, che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, dovrebbe rallentare al 2,4% dal 2,5%. Gli ultimi dati sul mercato del lavoro che mostrano un’accelerazione sul fronte occupazionale ad agosto, con la creazione di 162.000 nuovi posti di lavoro (dato nettamente superiore alle attese degli analisti, che si aspettavano un incremento di 55.000 unità) sostengono intanto la narrazione di una stretta, che sarebbe la prima di quest’anno: al momento i mercati scommettono ancora quasi al 60% su un rialzo di un quarto di punto alla riunione della Fed.

Tale previsione dovrebbe essere rispettata qualora l’inflazione core (di fondo) dovesse risultare superiore alle attese (e cioè pari o superiore allo 0,3% mensile). Ci sono anche esponenti dell’istituto centrale come Christopher Waller che si sono mostrati possibilisti nel mantenere i tassi invariati (attualmente al 3,5%-3,75%), a patto che i dati di domani confermino il rallentamento dei prezzi e la prosecuzione del trend disinflazionistico.

“Fare previsioni – spiegano gli analisti – è un po’ come pronunciarsi il lancio di una moneta. La Fed in realtà potrebbe aspettare, perché le condizioni del mercato, dopo i rialzi dei rendimenti dei Treasury, sono restrittive, ma la guerra in Iran e le pressioni di Trump rendono tutto molto incerto e per niente scontato”.