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Ricerca: in Lombardia la legge per detassare e trattenere i cervelli

R&D tutelata da una legge, meno tasse e ricercatori meglio retribuiti

Ricerca: in Lombardia la legge per detassare e trattenere i cervelli
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Defiscalizzare lo sviluppo e pagare meglio i ricercatori. Creare condizioni per attrarre investimenti e trattenere i cervelli. “La nuova legge regionale per la Ricerca e Sviluppo” nasce anche sul web

“Chi ha delle idee, dei suggerimenti, dei consigli nati dall’esperienza professionale nei settori della ricerca e sviluppo e dell’innovazione è il benvenuto. Abbiamo aperto una consultazione sul portale Open Innovation, proprio per questo. Ci aspettiamo commenti e spunti dalle università, dalle aziende, dai singoli ricercatori.

La Lombardia sarà la prima regione a varare una legge sul settore della Ricerca e i suggerimenti per scriverla al meglio servono tutti”.

Luca del Gobbo, neo assessore regionale all’Università, ricerca e open innovation parte dal web e dal patrimonio universitario e di innovazione che la regione sa esprimere con numeri importanti, per illustrare ad Affaritaliani.it la legge che ha in testa e vuole approvare entro l’anno. 

Oltre 7 miliardi di euro annui investiti dalle imprese in innovazione e una su quattro si trova in Lombardia. 
In ricerca e sviluppo i miliardi investiti ogni anno sono 4,5 tra spesa pubblica e privata, oltre a un miliardo e seicento milioni di investimenti annui di private equity e venture capital su imprese lombarde (46% sul totale nazionale).
Numeri di peso per un settore chiave per la competitività del Paese. 

La Lombardia quindi è un po’ il cuore italiano di questo mondo, quello dei ricercatori, dell’innovazione delle start up. E prima in Italia per numero di brevetti: 1/3 del totale nazionale. In Lombardia si trovano 13 Università, 1 Scuola Superiore Universitaria, 19 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, 12 Istituti CNR, 9 Cluster Tecnologici e oltre 1000 centri di ricerca e trasferimento tecnologico. Primato lombardo anche per la farmaceutica italiana con il 60% degli insediamenti produttivi e per il biotech con 1/3 imprese per 3,2 miliardi di fatturato. Infine circa il 60% delle sperimentazioni cliniche italiane si svolge in Lombardia.
In Lombardia 24.000 persone sono attive nella ricerca (27% sul totale nazionale) e il numero di start up innovative è il più alto d’Italia: 22% del totale nazionale con il 10% degli spin off universitari italiani.

“Questo patrimonio deve essere valorizzato e sostenuto” dice ad Affaritaliani.it il neo assessore Luca Del Gobbo, che da qualche settimana ha accettato dal presidente Maroni questa responsabilità.
L’obiettivo dell’assessore è piuttosto ambizioso “vogliamo essere la prima Regione italiana a varare una legge quadro a tutela e supporto del settore “Ricerca e Innovazione” un atto che consenta di far crescere il settore, aprire nuove possibilità per le PMI lombarde, consentire alle aziende di investire in R&D per diventare più competitive”.

“Da quando sono assessore alla Università, Ricerca e Open Innovation sto girando molto nelle nostre Università, nei centri di sviluppo, nelle aziende, e sto vedendo cose incredibili, conoscendo scienziati e ricercatori che davvero meritano di più. 
La legge che stiamo scrivendo interverrà anche per alzare la retribuzione dei ricercatori che oggi fuggono all’estero perchè meglio pagati. Dobbiamo incentivare il trasferimento tecnologico tra università e impresa per creare più occupazione”.

Quando gli chiediamo quali fatti concreti questa legge potrà produrre, Del Gobbo dice subito “defiscalizzare gli investimenti in ricerca, abbassare la pressione delle tasse su coloro che vogliono innovare, operare politiche di urbanizzazione locale che agevolino l’insediamento di strutture dedicate al settore. Laddove chiuduno aziende manifatturiere, possiamo creare condizioni vantaggiose per aprire un centro di ricerca, invogliare gli investimenti stranieri, che peraltro in Lombardia non mancano”.

“La legge porterà tutti questi vantaggi voglio portarla in Giunta prima dell’estate e all’esame dell’Aula del Consiglio Regionale in autunno. Il traguardo ? Che accanto alla firma per la divulgazione della legge ci sia scritto 2016 “

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A LUCA DEL GOBBO

 

 

 

 

 

 

 

 

Il post Expo si chiama “HUMAN TECHNOPOLE ITALY 2040”

Il Post Expo rappresenta per la Lombardia, regione italiana che investe di più in ricerca e innovazione, un’occasione unica per diventare un centro di rilevanza mondiale sulla Ricerca e l’Innovazione, attraverso il coinvolgimento delle eccellenze lombarde pubbliche e private. 
Il sistema di ricerca lombardo presenta caratteristiche di multidisciplinarietà ed è caratterizzato da una molteplicità di soggetti economici, accademici e scientifici ad alto valore tecnologico che non possono non essere coinvolti in questa sfida.

Per dare valore aggiunto al progetto “Human Technopole Italy 2040” occorre valorizzare al massimo le aggregazioni pubblico-private già attivate da Regione Lombardia, ad esempio coinvolgendo anche i Cluster Tecnologici Lombardi,  aggregazioni di imprese, università, enti pubblici o privati di ricerca, distretti tecnologici già esistenti e altri soggetti, che operano nelle aree tecnologiche chimica verde, agrifood, tecnologie per gli ambienti di vita, scienze della vita, tecnologie per le smart communities, mezzi e sistemi per la mobilità di superficie terrestre e marina, aerospazio, energia e fabbrica intelligente. I cluster riuniscono 743 soggetti del territorio attivi nell’ecosistema della ricerca e innovazione Lombardo, in cui sono presenti anche i principali CRTT lombardi.

Rendere sistematica la collaborazione tra Università, organismi di ricerca e imprese significa anche ripensare l’offerta formativa delle Università, definire il nuovo ruolo professionale dei ricercatori, costruire percorsi, come i dottorati per l’innovazione, finalizzati a creare conoscenza per il settore produttivo.

COSA FA REGIONE LOMBARDIA PER LA RICERCA E L’INNOVAZIONE 
1) Attivare risorse, in particolare quelle provenienti dalla programmazione europea 2014 – 2020 (circa un miliardo di euro complessivi):
Sostegno ai progetti di ricerca e sviluppo delle imprese sia in forma singola che in forma aggregata: aperta la Linea R&S per aggregazioni tra PMI, grandi imprese e/o centri di ricerca con una dotazione di 120 milioni di euro (60 mln a fondo perduto e 60 mln a finanziamento a tasso 0; agevolazione massima di 2 milioni a progetto); aperta anche la Linea per MPMI (FRIM FESR 2020) in forma singola, con una dotazione di 30 milioni di euro. Le domande finora presentate generano investimenti per 38 milioni di euro.  

Supporto all’innovazione di prodotto e di processo delle imprese di ogni dimensione: in apertura Fondo Innovazione che con una dotazione regionale di 10 milioni di euro genera 100 milioni di euro di finanziamenti da parte della Finanziaria regionale e del sistema bancario.
Iniziative congiunte con enti di ricerca e soggetti pubblici e privati che possono moltiplicare le risorse: attualmente RL ha in essere accordi con Fondazione cariplo, CRN, Cineca, Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM), Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per un totale di oltre 20 milioni di euro.
2) Creare un contesto favorevole, di regole e di governance, che renda la Lombardia sempre più attraente rispetto ai ricercatori, alle imprese e agli investitori del mondo. A tal fine definiremo entro il mese di luglio di un Progetto di Legge, da sottoporre al Consiglio regionale, sulla governance della ricerca e dell’innovazione in Lombardia, che individui anche alcuni strumenti innovativi nelle aree strategiche del rapporto ricerca-impresa e del trasferimento tecnologico: 

Occorre formare, attraverso “dottorati dell’innovazione”, da sviluppare anche nello “Human technopole”,  figure professionali altamente qualificate e multidisciplinari che possano agire da ponte tra il mondo della ricerca e quello della tecnologia e dell’impresa e favorire azioni trasversali quali laboratori comuni e ricercatori in azienda.
È necessario dare impulso all’innovazione sistemica,  volta  a migliorare la qualità della vita: nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni partendo da una lettura  interdisciplinare e dall’ interpretazione intelligente dei dati. Un punto di partenza importante è il Portale Open Innovation, che mira a far incontrare conoscenze e competenze diverse in una logica aperta, per costruire collaborazioni che favoriscano il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’impresa: sono già 3.170 le persone registrate, 85 le communities attivate su tematiche strategiche e 200 le proposte di collaborazione attivate, con oltre 420 manifestazioni d’interesse.  Oggi il valore delle informazioni è infinitamente superiore a qualsiasi forma di contributo. Regione Lombardia dispone di almeno mezzo miliardo di dati che vengono prodotti o gestiti (tutte le comunicazioni obbligatorie del lavoro, tutti i veicoli e gli spostamenti sul territorio regionale, i sensori meteo e di qualità dell’aria, le prescrizioni del sistema sanitario e i documenti clinici,  il catasto, gli impianti termici…), una parte dei quali già disponibili in formato aperto. Occorre trasformarli in valore aggiunto per il tessuto produttivo, per il benessere sociale e anche per la definizione di politiche più efficaci ed efficienti. 
 Istituire un nuovo strumento negoziale per progetti straordinari: tramite gli Accordi per la Ricerca&Innovazione (Accordo negoziale che prevede un contratto di 3 anni) sarà possibile realizzare progetti complessi di ricerca e sviluppo che vedano come partner Regione, università, centri di ricerca, imprese. Le risorse a disposizione per questa misura ammontano a 50 Meuro. Verrà anche messo a sistema e semplificato lo strumento dell’appalto pre-commerciale. 

Sviluppo di fondi di venture capital a sostegno della creazione di start up innovative nell’area come spin off dei progetti di ricerca e sviluppo attivati. E’ prevista l’attivazione di un “Fondo di fondi” di 100 Meuro, con la compartecipazione del Fondo Europeo degli Investimenti,  e una misura di sostegno al trasferimento della conoscenza dal mondo della ricerca a quello di industrie, aziende e istituzioni tramite Centri di trasferimento tecnologico che verranno accreditati e  fungeranno da veri e propri centri strategici a supporto e in affiancamento delle imprese, tramite la strutturazione di team altamente competenti e con remunerazione result based (30 Meuro).