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Riciclaggio, “Troppo contante: Italia a rischio”

Riciclaggio, “Troppo contante: Italia a rischio”
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“L’eccessivo uso del contante e l’economia sommersa influenzano negativamente in modo molto significativo il livello di rischio del paese”. E’ quanto si legge nell’analisi del Comitato di sicurezza finanziaria (CSF) sui rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Il Comitato, presieduto dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via e composto da rappresentanti del ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno, del Ministero degli Esteri, della Banca d’Italia, della Consob, della Guardia di Finanza, e dell’Arma dei carabinieri, cita uno studio della Banca Centrale Europea del 2012, secondo cui “nel nostro paese il volume delle transazioni regolate in contante e’ pari all’85% del totale, contro una media dell’Unione Europea del 60%. Il contante e’ considerato il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all’economia informale e illegale – si legge ancora nel documento – in quanto garantisce la non tracciabilita’ e l’anonimato degli scambi”.

Secondo l’analisi condotta dal Comitato, “il rischio che attivita’ illecite e riciclaggio di denaro interessino l’economia italiana e’ considerato significativo ma, allo stesso tempo, il sistema di prevenzione e contrasto italiano appare nel suo complesso adeguato”.

La minaccia attuale che fenomeni di riciclaggio di denaro interessino la nostra economia, secondo il Csf “e’ giudicata molto significativa, il valore piu’ alto della scala di valutazione utilizzata dal modello di analisi. Corruzione, evasione fiscale, narcotraffico, reati fallimentari e usura alcune delle condotte criminali piu’ preoccupanti. La criminalita’ organizzata italiana ma anche straniera operante nel territorio, e’ la modalita’ prevalente con cui i crimini sono perpetrati. Con esclusione dell’evasione fiscale la quasi totalita’ delle condotte criminali, inclusa la corruzione, e’ per larghissima parte e, in talune ipotesi esclusivamente, riconducibile al crimine organizzato (es. narcotraffico, estorsione, gioco d’azzardo, traffico illecito dei rifiuti, contrabbando e contraffazione). Sebbene non esista una stima unica e ufficiale del valore economico delle attivita’ criminali, le varie valutazioni (talune sino al 12% del PIL) concorrono a sostenere un giudizio di assoluta significativita’ della minaccia che i proventi illeciti siano prodotti nel territorio nazionale e siano reimmessi nei circuiti economico-finanziari italiani e stranieri”.

“L’eccessivo uso del contante e l’economia sommersa influenzano negativamente in modo molto significativo il livello di rischio del paese. Secondo uno studio della Banca Centrale Europea del 2012, nel nostro paese il volume delle transazioni regolate in contante e’ pari all’85% del totale, contro una media dell’Unione Europea del 60%. Il contante e’ considerato il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all’economia informale e illegale in quanto garantisce la non tracciabilita’ e l’anonimato degli scambi”.

 Secondo il Comitato infine, L?uso del contante nel paese non è uniforme: le province considerate ad alto rischio sono quelle di Benevento, Biella, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Foggia, Isernia, Macerata, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Vibo Valentia. Rischio medio-alto per Agrigento, Alessandria, Avellino, Bari, Bologna, Imperia, La Spezia, L’Aquila, Latina , Lecce, Livorno, Matera, Novara, Pavia, Pescara, Pistoia, Potenza, Rieti, Rimini, Savona, Siena, Siracusa, Teramo, Terni, Varese, Verbano-Cusio-Ossola. Il rischio e’ considerato medio ad Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Bergamo, Brescia, Brindisi, Caltanissetta, Campobasso, Chieti, Como, Cremona, Crotone, Cuneo, Enna, Ferrara, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Genova, Gorizia, Grosseto, Lodi, Lucca, Nuoro, Palermo, Perugia, Pesaro e Urbino, Piacenza, Pisa, Pordenone, Prato, Ravenna, Roma, Rovigo, Salerno, Sondrio, Taranto, Torino, Trapani, Udine, Vercelli, Viterbo. Mentre il rapporto tra contante in ciorcolazione e dunque rischio riciclaggio e’ basso nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bolzano, Cagliari, Carbonia-Iglesias, Fermo, Lecco, Mantova, Massa-Carrara, Medio Campidano, Milano, Modena, Monza e della Brianza, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Padova, Parma, Ragusa, Reggio Emilia, Sassari, Trento, Treviso, Trieste, Venezia, Verona, Vicenza.