Per la Svimez rischia di nascere monca la Riforma Madia. Secondo l’organismo romano, i tre decreti delegati approvati nell’ambito del progetto di riforma della pubblica amministrazione non contemplerebbero tre necessità fondamentali a cui il Parlamento dovrà rimediare: l’adozione di un bilancio programmatico con la distinzione dei capitoli di spesa Nord-Sud, un bilancio di cassa di tradizione anglosassone e, infine, un controllo di gestione che esamini non solo le spese ma anche la performance e i risultati finali delle amministrazioni pubbliche. Secondo la Svimez , il bilancio programmatico avrà un senso solo se i programmi verranno articolati voce per voce e se il Parlamento li approverà, in quanto le tabelle che riclassificano la spesa in rubriche non costituiscono un bilancio programmatico.
E’ inoltre necessario, secondo l’organismo romano, che venga introdotta nei programmi la distinzione della spesa a livello territoriale sia per il Sud che per il resto del Paese. Così da tenere meglio sotto controllo sia l’esatta destinazione delle risorse al Mezzogiorno che la loro collocazione ai fini della strategia di sviluppo dell’area. Sarebbe pertanto auspicabile, secondo la Svimez, che il Parlamento votasse sul bilancio di cassa piuttosto che, come fa tradizionalmente, su quello di competenza. In questo modo l’Italia sarebbe allineata agli altri paesi europei. Il passaggio al bilancio di cassa sul modello britannico semplificherebbe la lettura delle singole voci di spesa anche da parte dei funzionari europei chiamati a valutare la conformità delle misure ai vincoli da far rispettare. Soprattutto in ambito sanitario. Ma più generale all’interno della pubblica amministrazione, occorrerebbe “adottare un sistema tecnico congiunto Istat-Sistan che permetta la misurazione finale delle spese collegandole ai servizi resi a vario titolo ai cittadini. In questo modo il controllo di gestione non si limiterebbe ad essere un’operazione aritmetica o una grida manzoniana bensì un documento di valutazione della performance delle amministrazioni pubbliche”.
Negli ultimi anni la Svimez ha dedicato continua attenzione al tema della PA nel Mezzogiorno, sia all’interno del proprio Rapporto annuale che delle riviste trimestrali. “La grande sfida che la Riforma Madia ha di fronte è quella di intervenire sui diversi livelli di efficienza dei servizi della PA nei territori, correggendo quelle dinamiche diffuse soprattutto nel campo dell’istruzione e della sanità che rendono purtroppo patologici alcuni cattivi comportamenti”. Secondo la Svimez “avere istituzioni di qualità in tutto il territorio, una PA ispirata a criteri e valori di equità, trasparenza, responsabilità, efficacia ed efficienza è la premessa fondamentale per ridurre il divario Nord-Sud e avviare lo sviluppo nelle aree più arretrate.
Le istituzioni pubbliche di qualità differente sul territorio nazionale, infatti, incidono sulle potenzialità di sviluppo economico, non garantiscono gli stessi diritti in tutto il Paese, e aggravano le condizioni di disuguaglianza e sofferenza sociale”. Inoltre nel processo di riforma della PA in corso sarebbe necessario riuscire a tenere insieme esigenze di omogeneità (diritti e servizi uguali per tutti i cittadini) con interventi differenziati a seconda dei contesti, così da permettere una maggiore possibilità di recupero per le aree più arretrate. A livello di risorse, inoltre, il costo di una “buona amministrazione” non può essere delegato alle politiche aggiuntive ma alle politiche pubbliche ordinarie e generali.


