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Economia

I pensionati riceveranno gli arretrati delle rivalutazioni dell'assegno previdenziale dal primo agosto. Lo precisa l'Inps, che ha pubblicato, con la circolare n. 125, le istruzioni applicative relative all'articolo 1 del decreto legge 65/2015, in cui sono stabilite le modalita' di applicazione della sentenza della Corte costituzionale 70/2015 in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici. Nella circolare - siega l'Inps - viene descritta in dettaglio la misura della rivalutazione automatica per gli anni 2012, 2013 e 2014, riconosciuta in base all'importo complessivo dei trattamenti pensionistici degli aventi diritto. "Come disposto dal DL 65/2015 - silegge nella nota dell'istituto - gli importi dovuti a titolo di arretrati saranno corrisposti agli interessati a decorrere dal 1° agosto 2015".

I pensionati con redditi da pensione pari a 1.500 euro al momento della sentenza della Consulta - che dichiarava illegittimo il blocco della perequazione deciso dal "Salva Italia" nel 2011 - avranno un rimborso una tantum per il periodo gennaio 2012- agosto 2015 pari a 796 euro. La cifra è stata diffusa dall’Inps in un allegato alla circolare esplicativa del decreto del governo. La base della pensione sarà pari a 1.525 euro mensili da agosto 2015 e di 1.541 euro da gennaio 2016. La ricostituzione dei trattamenti avviene "d’ufficio", ovvero non è necessaria la domanda.

Il recupero dei denari congelati è esteso agli eredi dei pensionati interessati, che devono presentare una domanda apposita: spettano, dice l'Inps, anche alle pensioni "che al momento della lavorazione risulteranno eliminate. Il pagamento delle spettanze agli aventi titolo sarà effettuato a domanda nei limiti della prescrizione".

Nel 2013 sono state erogate 23,3 milioni di pensioni: il 56,3% ha come beneficiario una donna e il 43,7% un uomo. Le donne rappresentano piu' della meta' (il 52,9%) dei pensionati (8,7 su 16,4 milioni), ma percepiscono solo il 44,2% dei 273 miliardi di euro complessivamente erogati. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che oltre la meta' delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, contro un terzo (31%) degli uomini. Ma il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro e' cinque volte quello delle donne (35 mila). Nel Nord-ovest, prosegue l'Istat, risiede oltre un quarto dei pensionati (circa il 28%), mentre la quota si attesta intorno al 20% nelle altre ripartizioni e scende al 10% nelle Isole. L'importo medio annuo delle pensioni erogate agli uomini e' di 14.911 euro, un valore del 62,2% superiore a quello delle pensioni con titolarita' femminile (9.195 euro). Tuttavia, poiche' le donne percepiscono in media un numero di trattamenti pro capite superiore agli uomini (1,51 contro 1,32), il divario di genere si riduce al 41,4% se calcolato sul reddito pensionistico (19.686 euro per gli uomini contro 13.921 per le donne). I pensionati del Lazio percepiscono il reddito pensionistico medio annuo piu' elevato (19.549 euro), di quasi il 40% superiore a quello dei pensionati della Basilicata (14.226 euro), che e' il piu' basso tra le regioni italiane.

La meta' dei pensionati residenti nel Mezzogiorno (50,2% nelle Isole e 49,6% nel Sud) percepisce un reddito pensionistico mensile inferiore ai 1.000 euro. Le quote piu' elevate di percettori con reddito superiore ai 5.000 euro si rilevano invece al Centro (2,0%) e nel Nord-ovest (1,4%), anche a seguito della diversa diffusione sul territorio delle varie tipologie pensionistiche. Il rapporto tra il numero di pensionati residenti e la popolazione occupata - rapporto di dipendenza - e' a svantaggio delle donne: 91 pensionate ogni 100 lavoratrici, a fronte di 58,2 uomini ogni 100 lavoratori. In Calabria si registra il valore complessivo piu' alto (97,8), il minimo in Trentino Alto Adige (56,4). L'incidenza della spesa pensionistica sul Pil e' massima nelle Isole (21,6%) e nelle regioni del Sud (20,9%), mentre scende al 15,2% in quelle del Nord-est e al 15,1% in quelle del Nord-ovest.
 

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