
Il numero uno della Confindustria Giorgio Squinzi tuona contro la politica: “La situazione di stallo italiana rende ancora più difficile la ripresa economica del Paese“.
A margine di una visita alla Fiera di Rho per il Salone del Mobile, Squinzi ammette che stando così le cose “c’è il rischio di non agganciare la ripresa che ci sarà in Europa nella seconda parte dell’anno. Ed è un fatto piuttosto grave. C’è bisogno di un governo di uomini di buona volontà che si rendano conto che la situazione economica è drammatica”.
Il numero uno degli industriali insiste sul fatto che “non c’è più tempo da perdere, come dice la pagina che abbiamo pubblicato su tutti i giornali. Il tempo è scaduto” e “la mancanza di un Governo al Paese costa “tanto”. “Abbiamo perso in questo periodo in cui il Paese non ha un Governo adeguato, un punto di Pil“, ha quantificato Squinzi. L’incertezza politica in realtà è iniziata già prima delle elezioni in quanto mentre nella sua prima fase “il Governo Monti aveva avuto una spinta forte – ha spiegato l’industriale – poi i suoi ultimi provvedimenti sono stati azzoppati in Parlamento o non sono stati convertiti”. Per questo motivo Squinzi ha ribadito più volte l’urgenza “di avere una guida politica sicura che permetta di far ripartire i consumi e la macchina dell’economia reale del nostro Paese”.
Squinzi ha infine criticato il decreto legge per il rimborso alle imprese dei debiti della pubblica amministrazione: “Non è quello Che ci aspettavamo. Ci aspettavamo un pò più di coraggio. Se non tiriamo fuori il coraggio, il Paese continuerà a essere in grande difficoltà”. A cominciare dal crollo senza fine della produzione industriale che a febbraio ha aumentato il rosso (-3,8%) su base annua. Insomma, una bacchettata pesantissima per Monti sul decreto che ha sbloccato il pagamento dei debiti per la pubblica amministrazione ma anche per i politici che in questo momento hanno in mano “il bandolo” della matassa. D’altronde proprio qualche settimana fa, sul Sole24Ore, il quotidiano di Confindustria c’era un appello del direttore Roberto Napoletano che urlava un “basta giochi”, spronando la politica ad uscire dall’immobilismo.
