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Riservatezza, Unipol e Palazzo Chigi, così Messina ha costruito il blitz su Mps

Dietro l’Opas ci sono mesi di colloqui riservati. Ecco i dettagli nascosti dell’operazione che sta ridefinendo il risiko bancario italiano

Riservatezza, Unipol e Palazzo Chigi, così Messina ha costruito il blitz su Mps

Così Messina ha costruito il blitz su Siena

Lavoro dietro le quinte durato mesi, alleati di provata fedeltà e un canale sempre aperto con Palazzo Chigi. L’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata lunedì da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi è la fotografia del metodo di Carlo Messina, racconta una ricostruzione di Reuters: lo stesso schema con cui, sei anni fa, il banchiere romano sorprese il mercato conquistando Ubi e superando UniCredit per dimensioni.

Anche stavolta, prima dell’annuncio – arrivato con due giorni di anticipo sui piani, dopo che Banco BPM aveva mostrato interesse per Siena – c’erano stati mesi di colloqui riservatissimi tra i team delle due banche, avviati a gennaio e interrotti solo per la malattia e la scomparsa della madre dell’AD.

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E anche stavolta il tassello decisivo porta il nome di Carlo Cimbri: Unipol rileverà circa metà degli sportelli di Mps, con un esborso fino a 3,5 miliardi in contanti, sterilizzando in partenza i prevedibili rilievi antitrust. “Di una persona come Carlo Cimbri mi fido ciecamente”, ha detto Messina, ricambiato dal numero uno di Unipol, che in passato lo aveva definito l’unico vero banchiere italiano.

Il rapporto con lo Stato è l’altro pilastro della strategia. Al vertice di Intesa dal 2013, romano di nascita e formazione, senza grandi trascorsi internazionali, Messina ha scelto di puntare sul risparmio degli italiani – asset management e assicurazioni – anziché sull’espansione estera perseguita da UniCredit, facendo della banca un interlocutore privilegiato del governo.

Una scelta che pagò già nel 2017, con il salvataggio lampo delle banche venete: Intesa incassò gli attivi sani, 5,2 miliardi di fondi pubblici e 12 miliardi di garanzie statali. Condizioni così onerose per i contribuenti che, secondo fonti citate da Reuters, il Tesoro decise di non replicarle mai più: un veto che nel 2021 contribuì a far saltare la trattativa di Andrea Orcel per Mps.

Mentre Orcel irritava il Tesoro con il blitz su Banco BPM e si impantanava in Germania su Commerzbank, Messina è rimasto fuori da quella che ha chiamato “la frenesia” del risiko, aspettando il momento giusto: UniCredit distratta oltreconfine e Siena alle prese con le tensioni post-Mediobanca.

A sostenerlo c’è una squadra ristretta e collaudata di manager, oltre al consenso di fondazioni e grandi fondi come BlackRock, consolidato da una generosa politica di remunerazione. Rieletto ad aprile 2025 per un triennio, Messina si dice pronto a restare finché avrà la fiducia dei soci, e ha promesso che gli investimenti tecnologici non costeranno posti di lavoro.

Resta una lezione imparata a caro prezzo: la fuga di notizie che nel 2017 affossò lo studio su una fusione con Generali. Oggi Intesa, che erediterà da Mps il 13% del Leone e ha comprato di recente un ulteriore 3% a protezione della posizione, non intende farsi cogliere di sorpresa una seconda volta. Come ha detto lo stesso Messina agli analisti: un errore si può commettere, ma non due volte lo stesso.