Risiko bancario, ennesimo colpo di scena.
Al Leone di Trieste, la metà non basta più. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani, Generali sarebbe pronta a lanciare un’Opa totalitaria su Banca Generali, di cui controlla già il 50,17%. La mossa servirebbe così a irrobustire il perimetro del gruppo dopo il via libera alla fusione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia, deciso dal consiglio nei giorni scorsi.
Alleanza possiede da sola il 7,22% di Banca Generali. Ai prezzi di oggi, comprare tutto il capitale che non è già di Trieste costerebbe circa 3,49 miliardi di euro (prima del premio che ogni offerta deve riconoscere). E l’operazione cadrebbe in pieno nella partita Mps, che ad agosto ha lanciato un’offerta di scambio proprio su Banca Generali.
Ma facciamo un passo indietro. Banca Generali nasce nel 1998 come banca online del gruppo, per riunire, in un solo polo, risparmio gestito e le reti di promotori. Nel 2000 assorbe Prime e la sua rete Prime Consult. Nel 2003 arriva da Banca Intesa la rete di Banca Primavera: circa 1.600 promotori con 5,4 miliardi di masse. In cambio Intesa entra nel capitale con il 25%, mentre Generali resta al 75%. Nel 2006 la banca rileva Banca BSI Italia e il 15 novembre debutta a Piazza Affari. Oggi, guidata da Gian Maria Mossa, amministra oltre 121 miliardi di euro.
Ma come ci è finito il 49% sul mercato? Ebbene, il flottante non è uscito in un colpo solo. Con l’Ipo del novembre 2006, coordinata da Mediobanca e Goldman Sachs, Intesa scese dal 25% al 6,99% e Generali dal 75% al 59,78%. Le due erano legate da un patto parasociale, scaduto il 1° ottobre 2008 e mai rinnovato.
Negli anni successivi Trieste risalì al 63,5%. Ad aprile 2013, Generali cedette il 12% con un collocamento accelerato: 13,67 milioni di azioni a 13,55 euro, con uno sconto del 7,1%. Con questa operazione incassò 185,2 milioni, con una plusvalenza di 143 milioni che rafforzò l’indice di solvibilità. La quota scese al 51,5%.
Da allora il pacchetto è rimasto in sostanza fermo. A limarlo fino al 50,17% sono stati gli aumenti di capitale al servizio delle stock option dei consulenti, che hanno portato le azioni a 116.851.637. Il Leone ne possiede 58.626.146, tramite Generali Italia (33,01%), Generali Vie, ovvero la compagnia di assicurazioni sulla vita del Gruppo Generali operante principalmente in Francia (9,51%), Alleanza (7,22%) e Genertel (0,44%).
Ma non è tutto. Banca Generali è da un anno e mezzo una pedina del risiko. Ad aprile 2025 Mediobanca, per difendersi da Mps, lanciò un’Ops da 6,3 miliardi pagata con azioni Generali: 1,70 titoli del Leone per azione, 54,17 euro impliciti. Il 21 agosto 2025 i soci di Piazzetta Cuccia negarono l’autorizzazione e l’offerta decadde. A settembre 2025 Mps è salita all’86,3% di Mediobanca, ereditando il controllo del suo 13% (circa) di Generali. Poi, la svolta: l’8 giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha lanciato un’Opas su Mps.
Così, il 21 agosto Siena ha ribattuto con due offerte di scambio da 34 miliardi, su Banco Bpm e su Banca Generali. E per la controllata del Leone offre 6,958 azioni Mps per ogni azione di Banca Generali: 74,284 euro, con un premio del 10%, circa 8,7 miliardi in tutto. La soglia del 50% più un’azione è irrinunciabile, quindi senza il pacchetto di Generali l’offerta non passa.
Trieste si è detta disponibile a valutare la proposta, che prospetta una collaborazione industriale più ampia. Il 3 ottobre Intesa ha alzato a 1,25 euro la parte in contanti e avvertito: se l’assemblea Mps approva le Ops, la sua offerta decade. Delfin, primo socio del Monte con il 17,5%, ha già promesso le sue azioni a Intesa. L’assemblea senese è convocata per il 29 ottobre, ma, secondo le indiscrezioni, Mps valuterebbe un rinvio. Con il 50,17%, Generali decide già l’esito dell’Ops su Banca Generali. Salire al 100% significherebbe sottrarre del tutto la banca al risiko.
Banca Generali, a oggi, con un prezzo per azione pari a 59,95 euro, vale in Borsa 7,01 miliardi. Nel dettaglio, le azioni che non sono proprietà di Generali sono 58.225.491, ovvero il 49,83% del capitale. Il valore attuale è dunque di 3,49 miliardi: questa la cifra grezza di un’Opa totalitaria (senza premio). E arrotondando al 49%, il conto scenderebbe a 3,43 miliardi.
Le ultime due offerte su Banca Generali, di Mediobanca e di Mps, hanno riconosciuto premi tra il 10 e l’11,4%. Con un premio del 10% sui prezzi di oggi, l’esborso salirebbe a circa 3,8 miliardi. Ovvero più o meno il 6% di quanto vale Generali in Borsa (circa 64 miliardi di euro).


