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Risiko bancario, Meloni detta la linea su Mps: “Mi auguro non finisca smembrata”. E su Unicredit-Commerzbank invoca il Made in Italy

Due dossier scottanti, ma la priorità resta una: preservare l’identità degli istituti e il loro legame con il Paese.

Risiko bancario, Meloni detta la linea su Mps: “Mi auguro non finisca smembrata”. E su Unicredit-Commerzbank invoca il Made in Italy

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a parlare di risiko bancario in un’intervista al direttore di Milano Finanza, Roberto Sommella, toccando i due dossier più caldi della finanza italiana: il futuro di Mps dopo la scalata a Mediobanca e l’espansione di Unicredit in Germania. Ma in entrambi i casi, ciò che considera importante preservare è solo una cosa: l’identità degli istituti e il loro legame con il Paese.

“Oggi Mps, la banca più antica d’Italia e del mondo, fortemente radicata sul territorio, è tornata in salute ed è diventata il pezzo pregiato su cui si concentrano le attenzioni”, ha dichiarato Meloni. “Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità”. Un messaggio che arriva a quasi un anno dal successo dell’Opas lanciata da Mps su Mediobanca, chiusasi nel settembre 2025 con adesioni all’86,33% del capitale di Piazzetta Cuccia, un’operazione che ha ribaltato i tradizionali equilibri della finanza italiana e riacceso l’interesse del mercato attorno all’istituto senese, tornato competitivo dopo anni di difficoltà.

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La sfida Unicredit-Commerzbank

Sul fronte tedesco, la premier ha invece auspicato che “Unicredit possa continuare ad avere solide radici italiane e che tra l’istituto di credito e le autorità tedesche possa instaurarsi un dialogo collaborativo”. La dichiarazione arriva mentre l’operazione di Andrea Orcel su Commerzbank entra nella fase decisiva: dopo l’offerta pubblica di scambio chiusa a luglio con una partecipazione salita al 47,59% del capitale (49,65% dei diritti di voto), la Bafin ha da poco accertato la completezza della richiesta di Unicredit per superare la soglia del 30% prevista dalla legge tedesca, con la Bce ora chiamata a pronunciarsi entro 60 giorni. Resta cruciale il nodo del restante 12,7% ancora in mano al governo tedesco, mentre Berlino chiede garanzie su occupazione e sostegno alle Pmi.

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